Il rumore sordo dell’acqua che rompe gli argini è stato sostituito, oggi, da un suono altrettanto faticoso. Sono i rumori delle pale che raschiano il cemento, delle idrovore che svuotano i piani bassi e degli stivali che affondano nel fango. A contrada Lattughelle, nel comune di Cassano all’Ionio, la giornata di oggi non è segnata dal meteo, ma dalla forza di chi non vuole arrendersi. Dopo l’esondazione del Crati, che ha trasformato la piana di Sibari in uno specchio d'acqua torbida, è arrivato il momento più doloroso, quello, cioè, della consapevolezza.

L’emergenza non è ancora finita, ma oggi mentre l’acqua si ritirava lentamente, lasciando dietro di sé una patina marrone e densa, le famiglie di Lattughelle hanno trovato, nella realtà, il resoconto di una tragedia domestica con mobili gonfi d’acqua, elettrodomestici inservibili, ricordi di una vita ridotti a poltiglia. Sui bordi delle strade si accumulano cataste fatte di divani, materassi e armadi. È una conta dei danni che non si fa con le calcolatrici, ma con i sospiri. Per molti residenti, la furia del fiume ha spazzato via in poche ore i sacrifici di decenni. Ogni oggetto portato fuori di casa è un pezzo di quotidianità che finisce tra i rifiuti, rendendo tangibile la fragilità di un territorio che paga un prezzo troppo alto al maltempo.

In questo scenario desolante, però, è emersa una luce fortissima. Non sono soli i cittadini di Lattughelle. La contrada è stata invasa da un esercito di giovani, vicini di casa e cittadini dei comuni limitrofi arrivati per dare una mano. Il sindaco Gianpaolo Iacobini li ha definiti con commozione gli "Angeli del Fango". Sono loro i protagonisti di questa giornata. Giovani volontari che, armati di secchi e spazzoloni, aiutano a pulire per cercare di ridare la meritata dignità alle abitazioni. Oltre ai volontari, imponenti le unità disposte sul “campo”, squadre di soccorso organizzate dalla Protezione Civile regionale, al fianco degli uomini di Calabria Verde, Consorzio di Bonifica, forze dell’ordine, diverse associazioni e Misericordie di provenienti da altri comuni, che lavorano fianco a fianco con i residenti per liberare le abitazioni dal “nemico fango”.

«Vedere questi ragazzi sporchi dalla testa ai piedi pur di aiutarci ci dà la forza di non mollare. Senza di loro, saremmo sommersi non solo dal fango, ma dalla disperazione», dicono gli abitanti della contrada.

Se la solidarietà oggi vince la battaglia dell'emergenza, resta aperta la ferita della sicurezza. La pulizia è solo l'inizio di un percorso lungo e tortuoso. Oltre al ripristino delle abitazioni, c'è un'economia agricola da rimettere in piedi e un sistema di argini da ripensare integralmente per evitare che Lattughelle debba rivivere, tra qualche anno, la stessa domenica di fango. Stasera, le braccia saranno stanche e le schiene rotte, ma nelle case di Lattughelle rimarrà la consapevolezza che, se il Crati può distruggere i muri, non può nulla contro il legame di una comunità che ha deciso di rialzarsi.