La Corte d’Appello di Catanzaro ha accolto l’istanza di accesso alla giustizia riparativa presentata in favore dei fratelli Massimo, Mattia e Alessandro De Rose, imputati per un duplice tentato omicidio e per porto di arma da fuoco in luogo pubblico in relazione a un episodio avvenuto nel febbraio del 2022 a Diamante.

La richiesta è stata formulata dagli avvocati Giuseppe De Marco, Cristian Cristiano e Francesco Santelli, tutti del Foro di Cosenza. L’istanza è stata accolta nonostante l’opposizione delle parti civili e con il parere favorevole della Procura generale.

La precedente condanna annullata dalla Cassazione

I tre imputati erano stati condannati a 12 anni di reclusione dal Tribunale di Paola, sentenza successivamente confermata in appello.

La Corte di Cassazione aveva però annullato con rinvio la decisione relativamente alla valutazione complessiva del trattamento sanzionatorio, alla concessione delle attenuanti generiche e alla specifica attenuante collegata alla giustizia riparativa, richiesta dalla difesa nei diversi gradi del procedimento.

Sul tema era intervenuta anche la Cassazione a Sezioni Unite, chiamata a pronunciarsi sull’impugnabilità dei provvedimenti di rigetto delle richieste di accesso ai programmi di giustizia riparativa.

Escluso un concreto pericolo per le persone offese

Uno degli aspetti presi in considerazione dalla Corte d’Appello riguardava l’eventuale esistenza di un concreto pericolo per le persone offese.

Secondo quanto riferiscono i difensori, tale rischio è stato escluso anche alla luce della condotta mantenuta dagli imputati durante il periodo trascorso agli arresti domiciliari, nel corso del quale non si sarebbero verificati contatti illeciti con le vittime.

La difesa evidenzia inoltre che era stata avanzata una prima proposta risarcitoria nei confronti delle persone offese.

«Un provvedimento di particolare importanza»

L’episodio contestato riguarda un’aggressione nel corso della quale sarebbero stati esplosi cinque colpi di arma da fuoco, uno dei quali avrebbe raggiunto una delle due persone offese.

Per l’avvocato Cristian Cristiano, la decisione assume particolare rilevanza proprio in considerazione della gravità dei reati contestati e dell’avvio a Catanzaro di un centro per i programmi di giustizia riparativa.

«L’ordinanza intervenuta è di particolare importanza perché apre le porte alla concreta applicazione della riforma Cartabia e a condotte riparative post factum anche in casi limite», sostiene il legale.

Secondo la ricostruzione della difesa, il principio affermato nel procedimento valorizza la funzione rieducativa della pena e la possibilità di intraprendere un percorso orientato alla riparazione delle conseguenze del reato e agli interessi delle persone offese, anche in presenza di reati procedibili d’ufficio e di misure cautelari ancora in corso.