Il gip del Tribunale di Catanzaro, Gilda Danila Romano, ha accolto l’istanza della difesa di Giuseppe Ciliberti e ha sostituito la misura della custodia cautelare in carcere con quella degli arresti domiciliari.

La richiesta era stata presentata dall’avvocato Fiorella Bozzarello. La difesa aveva chiesto una rivalutazione del quadro cautelare dopo la decisione del giudice del gravame, che aveva escluso le aggravanti inizialmente contestate dell’agevolazione mafiosa e quella prevista dall’articolo 628, comma 3, del codice penale. Ciliberti, com’è noto, è indagato nel procedimento penale antimafia relativo a presunte tentate estorsioni aggravate dal metodo mafioso ai danni di imprenditori impegnati a realizzare opere pubbliche tra San Lorenzo del Vallo e Spezzano Albanese.

Nell’istanza erano stati richiamati anche altri elementi: la cessazione dell’attività imprenditoriale indicata come vittima della condotta contestata, la presenza nel nucleo familiare di due figli minori e la disponibilità di un’abitazione fuori regione.

Dalla Dda parere non favorevole alla scarcerazione

Il pubblico ministero Alessandro Riello aveva espresso parere contrario, evidenziando l’assenza di nuovi elementi idonei a far venire meno le esigenze cautelari, la gravità della condotta e la permanenza della presunzione di adeguatezza della custodia in carcere.

Il gip ha però ritenuto necessario rivalutare la misura alla luce della nuova lettura del quadro indiziario emersa in sede di gravame. Secondo quanto riportato nell’ordinanza, il giudice superiore ha escluso la riconducibilità dell’azione a consorterie criminali e non ha ravvisato una finalizzazione del profitto economico e impositivo a gruppi criminali di più ampio respiro.

Resta, nella valutazione cautelare, la caratura mafiosa della condotta sotto il profilo del metodo, cioè per le modalità concrete dell’azione contestata. Tuttavia, la qualificazione dell’episodio come azione autonoma consente, secondo il gip, una nuova valutazione sulla misura da applicare.

Per il giudice, gli arresti domiciliari sono idonei a contenere il rischio di reiterazione del reato, ritenuto ancora configurabile in ragione delle modalità dell’azione. Allo stesso tempo, l’ordinanza sottolinea la necessità di garantire un netto distacco dal territorio, considerato che l’ambiente di riferimento e la vicinanza ad altro soggetto avrebbero agevolato la condotta.

Ciliberti sarà quindi trasferito ai domiciliari in un’abitazione fuori regione. Il trasferimento dovrà avvenire con scorta e solo dopo la disponibilità del braccialetto elettronico, la cui applicazione è stata disposta dal gip come ulteriore forma di controllo.

L’ordinanza prevede il divieto per l’indagato di allontanarsi dall’abitazione senza autorizzazione dell’autorità giudiziaria. È stato inoltre disposto il divieto di comunicare, con qualsiasi mezzo, con soggetti terzi estranei, diversi da quelli conviventi o autorizzati all’assistenza. I contatti sono consentiti soltanto con la moglie.