Il procuratore di Napoli rilancia e conferma l’allarme di Giovanni Melillo (Pna): «Lo dico da tre anni». La docufiction e l’impatto del lavoro dei magistrati contro la ‘ndrangheta: «La Calabria ne ha beneficiato»
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«Purtroppo questa è una cosa che io dico da tre anni, cioè sin da quando si stava discutendo la riforma, perché la riforma sulle intercettazioni parte da lontano, è un'ossessione di chi vuole indebolire il lavoro delle forze dell'ordine, di chi vuole indebolire il lavoro della magistratura, in particolare delle Procure. Quindi, non posso dire altro che confermare l'allarme del procuratore nazionale antimafia». A dirlo è il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, a margine del festival internazionale “Pedagogia generativa e comunità pensanti” al teatro dell'Università di Salerno. Nei giorni scorsi il procuratore Giovanni Melillo, in una lettera, ha sottolineato come la limitazione nelle intercettazioni sia un ostacolo nelle inchieste contro la criminalità organizzata, specie rispetto ai reati che coinvolgono i colletti bianchi.
Gratteri, la docuserie sulla lotta alla ‘ndrangheta
Ai giornalisti che gli chiedono della docuserie, che a breve uscirà in Italia e che racconta la sua storia e quella della lotta alla criminalità organizzata, il capo dei pm napoletani risponde che «questo docufilm è stato registrato quattro anni fa, quando ero a Catanzaro».
«Abbiamo raccontato - spiega - la 'ndrangheta, abbiamo raccontato l'evoluzione e l'impatto che il nostro lavoro, quello delle forze dell'ordine e quello della magistratura, dei miei colleghi, hanno avuto sulla Calabria e quali sono stati gli effetti benefici che si sono avuti sul territorio. E questo ce l'ha confermato anche il risultato referendario».
«I miei sette anni a Catanzaro hanno consentito anche di far vincere il no nel distretto di Catanzaro», conclude Gratteri.

