Operazione della Guardia di finanza tra Calabria e Sicilia: ricostruita un sistema con base nella Locride e collegamenti in Germania, Austria e Repubblica Ceca. Le auto con doppi fondi e i rilevatori elettronici per individuare le microspie
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Quattro persone sono state arrestate nell’ambito di un’inchiesta sul presunto traffico internazionale di stupefacenti con base nella Locride e collegamenti in diversi Paesi europei. Il Comando provinciale della Guardia di finanza di Reggio Calabria ha eseguito, tra Calabria e Sicilia, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.
I quattro indagati sono gravemente indiziati, a vario titolo, di far parte di una strutturata associazione finalizzata al traffico internazionale di droga. Il provvedimento cautelare nasce dalle indagini condotte dal Gruppo Locri sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Reggio Calabria.
La presunta rete della droga tra Calabria, Sicilia ed Europa
Secondo il quadro indiziario ricostruito dagli investigatori e accolto dal Gip, il sodalizio sarebbe stato impegnato nell’acquisto, nel trasporto e nella commercializzazione di cocaina e marijuana. La presunta organizzazione avrebbe avuto la propria base nella Locride, con un canale di distribuzione in Sicilia e collegamenti con Germania, Austria e Repubblica Ceca.
Le indagini sono partite anche dall’analisi delle comunicazioni scambiate attraverso piattaforme criptate, acquisite grazie agli strumenti di cooperazione giudiziaria internazionale. Gli investigatori hanno così ricostruito, secondo l’impostazione accusatoria, trattative, rapporti tra fornitori e acquirenti, organizzazione dei trasporti e movimentazione del denaro.
Ne sarebbe emersa una struttura articolata, con compiti specifici distribuiti tra i diversi partecipanti. Per le comunicazioni legate ai traffici, gli indagati avrebbero inoltre utilizzato telefoni dedicati.
Le auto con doppi fondi e i controlli per evitare le microspie
Particolare attenzione è stata riservata alle modalità con cui, secondo gli investigatori, sarebbe stato organizzato il trasporto della droga e del denaro. Lo stupefacente e il contante sarebbero stati trasferiti attraverso una rete di corrieri «mercenari» e autovetture dotate di doppi fondi.
Prima di alcune trasferte, inoltre, sarebbero stati utilizzati rilevatori elettronici per verificare l’eventuale presenza di microspie a bordo dei veicoli. In alcuni casi sarebbe stato fatto ricorso anche ad auto di staffetta, mentre per gli spostamenti internazionali sarebbero stati scelti percorsi ritenuti meno esposti ai controlli.
Movimentati 77 chili di droga
Nel corso dell’attività investigativa, sulla base delle risultanze raccolte, sarebbe stata ricostruita la movimentazione di circa 77 chilogrammi di sostanze stupefacenti. Nel dettaglio, si tratterebbe di 54 chili di cocaina e 23 chili di marijuana.
Accanto ai flussi di droga, gli investigatori avrebbero individuato anche ingenti movimentazioni di denaro contante. Tra luglio 2020 e marzo 2021 sarebbero stati trasferiti complessivamente oltre 1,6 milioni di euro, somme che sarebbero riconducibili almeno in parte ai traffici di stupefacenti.
Oltre 1,6 milioni di euro e il presunto sistema di riciclaggio
Secondo l’ipotesi investigativa, il denaro sarebbe stato gestito attraverso un sistema di pagamento e riciclaggio basato anche su canali finanziari paralleli. Le somme sarebbero servite a pagare i fornitori delle partite di droga, finanziare l’acquisto di nuovi quantitativi di stupefacenti e sostenere ulteriori investimenti.
Contestualmente all’esecuzione delle quattro misure cautelari, sono state avviate diverse perquisizioni nelle abitazioni e negli immobili nella disponibilità degli indagati.
Le indagini sono ancora in corso
Il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. Le contestazioni dovranno quindi essere sottoposte alle successive fasi del procedimento e gli elementi raccolti dovranno trovare eventuale conferma nel corso del giudizio.
Come precisato dagli inquirenti, la responsabilità degli indagati potrà essere definitivamente accertata soltanto con una sentenza irrevocabile di condanna.

