«Quelli che muoiono sono stranieri, quelli che fanno i soldi sulla pelle di quelli che muoiono sono molte volte italiani, non sono stranieri». È uno dei passaggi più forti dell’intervento pronunciato dal segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, durante la manifestazione ad Amendolara dopo il brutale assassinio dei quattro braccianti migranti avvenuto lungo la Statale 106.

Davanti a migliaia di persone arrivate da tutta la Calabria e dal Mezzogiorno, Landini ha parlato di «un momento di rivolta anche delle coscienze», denunciando il sistema di sfruttamento che continua ad attraversare il lavoro agricolo italiano.

«Non si può avere l’ipocrisia di far finta di non vedere quello che sta succedendo da anni», ha affermato dal palco il leader sindacale. «E allo stesso tempo dire di non mettere sullo stesso piano chi fa il proprio dovere e chi sfrutta».

Nel suo intervento Landini ha voluto distinguere chiaramente tra le aziende che operano nel rispetto delle regole e chi invece alimenta il lavoro nero e il caporalato.

«Io conosco tantissime persone per bene, oneste, che fanno il loro lavoro», ha spiegato. «Ma se voglio sostenere gli onesti, che sono la maggioranza di questo Paese, sia imprenditori che lavoratori, ho bisogno di colpire i disonesti, di colpire la malavita organizzata».

Parole accolte dagli applausi dei manifestanti, molti dei quali sfilavano dietro lo striscione “Mai più”, slogan scelto per la mobilitazione nata dopo il delitto dei quattro lavoratori stranieri.

Il segretario della Cgil ha poi rivolto un appello diretto alle istituzioni, al governo e al sistema produttivo italiano.

«C’è bisogno che ognuno faccia la propria proposta: le istituzioni, le forze imprenditoriali, quelli che ci riguardano anche sindacate e forze politiche», ha dichiarato.

Landini ha denunciato anche il clima di impunità e copertura che, secondo lui, continua a circondare i fenomeni di sfruttamento.

«Se da chi ha la responsabilità arriva addirittura il messaggio della copertura, significa che ognuno fa quello che gli pare», ha detto. «Qui non siamo dei coglioni, perché sappiamo perfettamente quello che sta succedendo».

Il leader sindacale ha infine lanciato un messaggio netto contro ogni forma di sfruttamento del lavoro e marginalizzazione sociale.

«Noi non siamo disponibili a far diventare il nostro Paese un Paese di sfruttatori», ha concluso. «In realtà l’Italia non merita questo e il lavoro non merita questo».

La manifestazione di Amendolara è nata dopo il pluriomicidio consumatosi il primo giugno scorso in una stazione di servizio lungo la SS106, dove hanno perso la vita quattro braccianti migranti, uno afghano e tre pakistani. Un episodio che ha riacceso il dibattito nazionale sulle condizioni dei lavoratori agricoli stranieri, sul caporalato e sul sistema dello sfruttamento nelle campagne del Sud.