«Maria Luce è ufficialmente fuori pericolo». La bambina di 6 anni coinvolta nel grave episodio avvenuto a Catanzaro lo scorso aprile, dopo essere arrivata in condizioni critiche all’Istituto Giannina Gaslini di Genova, ha superato la fase più drammatica del suo percorso clinico. Lo comunicano in una nota il presidente di Regione Liguria Marco Bucci e l’assessore alla Sanità Massimo Nicolò. 

«Oggi Maria Luce – si evidenza nella comunicazione – non presenta danni neurologici né deficit motori. È il risultato più importante di un percorso di cura complesso e delicato, per cui vogliamo ringraziare tutti i professionisti dell’Istituto Gaslini di Genova e dell’AOU Renato Dulbecco di Catanzaro che, con grande competenza, dedizione e straordinario spirito di squadra, hanno reso possibile questo esito».

La piccola era stata trasferita in Liguria dopo aver riportato un gravissimo politrauma a seguito della caduta dal balcone. Le sue condizioni erano apparse subito estremamente delicate: tra le lesioni riscontrate figuravano una gravissima lesione traumatica dell’aorta toracica, una lacerazione epatica a tutto spessore, importanti contusioni polmonari e un trauma cranico.

Il percorso di cura, lungo e complesso, si è concluso con un delicato intervento cardiochirurgico di ricostruzione dell’aorta. Oggi il flusso sanguigno nel vaso è stato completamente ripristinato e il polmone sinistro è tornato nuovamente a espandersi.

Dalla stabilizzazione a Catanzaro al trasferimento a Genova

La prima fase della gestione di questo caso delicatissimo è andata in scena a Catanzaro. La stabilizzazione iniziale da parte dei professionisti dell’AOU “Renato Dulbecco” ha consentito di affrontare la fase successiva, quella del trasferimento verso Genova, pianificato attraverso un costante confronto tra le équipe dei due ospedali.

Il trasferimento è avvenuto in condizioni di massima sicurezza, grazie alla continuità assistenziale garantita dalle Terapie Intensive e al supporto dell’Aeronautica Militare. La bambina è stata accompagnata da un medico e da un’infermiera della Terapia Intensiva del Gaslini a bordo di un volo sanitario effettuato con un velivolo allestito come una vera e propria terapia intensiva volante.

Una volta arrivata a Genova, la piccola è stata presa in carico da un’équipe multidisciplinare. Il quadro clinico è stato monitorato fino a quando l’evoluzione della lesione dell’aorta toracica ha reso necessario l’intervento cardiochirurgico d’urgenza.

A spiegare la gravità della situazione è Guido Michielon, direttore della Cardiochirurgia dell’Istituto Gaslini: «Ci siamo trovati di fronte a una delle lesioni traumatiche più gravi che possano interessare l’aorta, con una mortalità superiore all'80% già al momento del trauma e, anche tra i pazienti che sopravvivono alla fase iniziale, il rischio di complicanze potenzialmente fatali resta molto elevato».

Nel caso della bambina, la lesione aveva caratteristiche particolarmente severe. «L’aorta era completamente separata per un tratto di circa quattro centimetri e la continuità del vaso era garantita soltanto dallo strato più esterno della sua parete», racconta Michielon.

La stabilizzazione effettuata in Calabria si è rivelata quindi decisiva per consentire il trasferimento in sicurezza. Poi, a Genova, è stato necessario intervenire. «La successiva evoluzione del quadro clinico ha reso necessario un intervento cardiochirurgico d'urgenza. Abbiamo ricostruito l'aorta con il supporto dell'ECMO, che ha garantito la perfusione degli organi vitali durante tutta la procedura».

Oggi, però, il quadro è profondamente cambiato. «Il flusso nell'aorta è stato completamente ripristinato, il polmone sinistro è tornato a riespandersi e, soprattutto, la bambina non presenta danni neurologici né deficit motori: è il miglior risultato che potessimo ottenere», sottolinea il direttore della Cardiochirurgia del Gaslini.

Una rete tra Calabria e Liguria

La storia di Maria Luce diventa così anche un esempio concreto del modello di collaborazione hub & spoke, attraverso il quale competenze altamente specialistiche possono essere messe in rete tra strutture sanitarie diverse.

«La vicenda di questa bambina rappresenta un esempio concreto del valore della collaborazione già in essere tra il Gaslini e l’AOU Dulbecco di Catanzaro. Un rapporto costruito sulla condivisione di competenze e sulla capacità di lavorare insieme per garantire ai piccoli pazienti le migliori opportunità di cura, anche nei casi di maggiore complessità», ha commentato Renato Botti, direttore generale dell’Istituto Gaslini.

La collaborazione è destinata a rafforzarsi ulteriormente. È infatti prevista la firma di un atto aggiuntivo alla convenzione, della durata di tre anni, che prevede la presenza periodica dei chirurghi del Gaslini a Catanzaro per attività operatoria e ambulatoriale, oltre a teleconsulti pre-operatori e multidisciplinari e programmi di formazione e affiancamento rivolti al personale sanitario.

«Con regolarità ci rechiamo a Catanzaro per operare, svolgere attività ambulatoriale e lavorare insieme ai colleghi calabresi, costruendo équipe integrate. In questo modo molti piccoli pazienti possono ricevere sul proprio territorio cure altamente specialistiche, con gli stessi standard che caratterizzano il Gaslini», ha aggiunto Mattioli.

L’obiettivo è ampliare progressivamente la rete anche all’area pediatrica clinica e alle attività della Terapia Intensiva Pediatrica, così da consolidare una rete pubblica hub & spoke sempre più qualificata.

«Un lavoro condiviso che ha fatto la differenza»

Per Andrea Moscatelli, direttore del Dipartimento di Emergenza e Accettazione e della Terapia Intensiva dell’Istituto Gaslini, il trasferimento della bambina rappresenta un passaggio fondamentale nella ricostruzione di una vicenda sanitaria che ha richiesto una collaborazione costante tra professionalità diverse.

«Il trasferimento di una paziente in condizioni così complesse richiede un lavoro coordinato tra équipe diverse, che in questo caso hanno operato in piena sinergia fin dalle prime fasi».

La bambina era stata stabilizzata dall’équipe guidata da Stefania Faragò, responsabile dell’Anestesia e Rianimazione e della Terapia Intensiva dell’AOU “Renato Dulbecco”. Il momento più sicuro per il trasferimento è stato individuato attraverso il confronto costante con la Terapia Intensiva del Gaslini e con Roberto Formigari, direttore della Cardiologia dell’istituto genovese.

«Un medico e un’infermiera della Terapia Intensiva del Gaslini hanno accompagnato la bambina durante il volo sanitario dell’Aeronautica Militare, effettuato con un velivolo attrezzato come una terapia intensiva, garantendo il monitoraggio continuo e la continuità delle cure fino all’arrivo a Genova», ha spiegato Moscatelli.

Al Gaslini sono quindi entrate in campo numerose competenze specialistiche: Terapia Intensiva, Cardiologia, Cardiochirurgia, Radiologia, Chirurgia, Ortopedia, Fisioterapia e Psicologia.

Una collaborazione destinata a crescere

Per Gandolfo Miserendino, direttore generale di Azienda Zero Calabria, il caso rappresenta un esempio della strategia regionale per rafforzare la sanità pubblica attraverso partnership strutturate con centri di eccellenza.

«Investire nella cooperazione tra professionisti, nello scambio di competenze e nella formazione significa creare le condizioni per rendere disponibili sul territorio prestazioni sempre più qualificate e innovative», ha spiegato Miserendino, sottolineando come esperienze di questo tipo possano contribuire a «costruire una sanità regionale più forte, moderna e attrattiva, capace di rispondere ai bisogni dei cittadini e di ridurre progressivamente il ricorso alla mobilità sanitaria».

Sulla stessa linea Simona Carbone, commissario straordinario dell’AOU “Renato Dulbecco”, che definisce la conclusione positiva della vicenda «il risultato concreto di un lavoro condiviso tra professionisti e istituzioni che hanno operato con grande competenza e tempestività per garantire alla bambina le migliori possibilità di cura».

La collaborazione con il Gaslini, aggiunge Carbone, rappresenta per l’azienda calabrese «un’opportunità strategica di crescita», perché permette di integrare «esperienze, competenze altamente specialistiche e modelli organizzativi di eccellenza».

Il nuovo atto specificativo della convenzione dovrebbe quindi rafforzare ulteriormente il percorso già avviato, con una presenza più strutturata dei professionisti del Gaslini a Catanzaro e nuove occasioni di formazione per gli operatori calabresi.

L’obiettivo finale resta quello di garantire ai piccoli pazienti calabresi percorsi assistenziali qualificati, appropriati e più vicini al territorio. E la storia di Maria Luce, oggi ufficialmente fuori pericolo e senza danni neurologici né deficit motori, rappresenta il risultato più concreto di questa rete di competenze.