Entra nel vivo il procedimento che punta a chiarire la morte di Salvatore Iaccino, conosciuto come “Uccello”, ultras del Cosenza Calcio, deceduto il 17 febbraio 2025 nella casa di cura “Villa degli Oleandri” di Mendicino. Nel corso dell’udienza preliminare, i quattro imputati hanno scelto di essere giudicati con rito abbreviato. La difesa, inoltre, ha annunciato il deposito di una consulenza medica psichiatrica finalizzata a inquadrare, sotto il profilo scientifico, i comportamenti che possono manifestarsi nei pazienti psichiatrici. L’udienza è stata quindi rinviata a giugno.

Gli imputati - tutti difesi dall’avvocato Innocenzo Palazzo - sono Bruna Scornaienchi, medico con funzioni direttive del reparto, e i tre infermieri Nicolò Cozzetto, Pasquale Caputo e Antonio Cozzetto.

Le accuse e il perimetro dell’inchiesta

Il fascicolo nasce dalla richiesta di rinvio a giudizio depositata il 3 dicembre 2025 e approdata in udienza preliminare su decreto del gup Claudia Pingitore. Secondo l’impostazione accusatoria, ciascuno degli indagati, nell’esercizio della professione sanitaria e in ragione delle proprie funzioni, non avrebbe impedito un evento che aveva l’obbligo giuridico di impedire, contribuendo con condotte omissive a cagionare la morte del paziente.

Negli atti, Iaccino viene descritto come affetto da psicosi cronica e con un pregresso tentativo autolesionistico. L’ipotesi è che si sia tolto la vita tramite impiccagione.

Le contestazioni agli infermieri: terapia “omessa o discontinua”

Per quanto riguarda i tre infermieri, la contestazione riguarda una presunta omessa, incompleta o discontinua somministrazione della terapia farmacologica prescritta e ritenuta necessaria per mantenere il paziente in equilibrio. L’arco temporale indicato va dal 5 febbraio 2025 al 17 febbraio 2025, con esclusione del 14 febbraio 2025, giorno in cui la somministrazione - secondo gli atti - sarebbe avvenuta regolarmente.

Il ruolo del medico con funzioni direttive

A carico della dottoressa Bruna Scornaienchi, in qualità di medico con funzioni direttive, viene contestato l’inadempimento dell’obbligo di vigilanza finalizzato ad assicurare l’assistenza corretta e il percorso terapeutico. Secondo l’accusa, l’imputata avrebbe omesso di vigilare sulla corretta somministrazione quotidiana dei farmaci, non avrebbe censurato le irregolarità né adottato condotte alternative, e non avrebbe registrato nel diario clinico eventuali opposizioni del paziente all’assunzione della terapia.

Parti civili

Le parti civili risultano assistite dagli avvocati Maurizio Nucci, Mattia Caruso, Cristian Cristiano e Angelo Nicotera.