Il giudie esclude responsabilità penale sull’episodio contestato ex art. 336 c.p. e ridimensiona il quadro accusatorio
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La contestazione parlava di violenza e minaccia a pubblico ufficiale, in particolare nei confronti di un carabiniere in servizio intervenuto durante un’attività operativa. Ma in aula, al termine del giudizio, il quadro accusatorio è stato riletto e ridimensionato: non è stata dimostrata alcuna responsabilità penale.
Il giudice Pugliese del Tribunale di Paola, ha infatti assolto due donne di Guardia Piemontese dall’accusa contestata ex art. 336 del codice penale, ritenendo che gli elementi raccolti non fossero sufficienti a sostenere l’impianto prospettato.
L’accusa: la condotta contestata e l’intervento dei carabinieri
Secondo quanto emerge dagli atti, alle imputate veniva contestata una condotta descritta come aggressione nei confronti di un militare dell’Arma impegnato in servizio. Il testo estratto del capo di imputazione colloca l’episodio durante un intervento che avrebbe coinvolto anche altri militari della Stazione Carabinieri di Guardia Piemontese Marina.
La ricostruzione contestata parlava di un momento iniziale di tensione, con una presunta azione fisica nei confronti del carabiniere indicato negli atti, seguita da ulteriori condotte ritenute idonee — secondo l’accusa — a interferire con l’azione d’ufficio, nel contesto dell’accesso a un alloggio Aterp.
La decisione: “responsabilità non dimostrata” e accusa ridimensionata
Nella sentenza, il giudice ha escluso che sia stata raggiunta la prova della responsabilità penale delle due imputate. Una conclusione che porta all’assoluzione e che, di fatto, ridimensiona il perimetro accusatorio costruito attorno alla dinamica dei fatti.
In questo passaggio, la pronuncia si inserisce nel solco di una valutazione rigorosa del materiale probatorio: la contestazione ex art. 336 c.p. richiede infatti una condotta idonea a costringere il pubblico ufficiale a compiere un atto contrario ai doveri d’ufficio o a omettere un atto dell’ufficio. Nel caso esaminato, secondo la decisione, questo livello di dimostrazione non è stato raggiunto.
“Fatto lieve” e richiamo alla Consulta 172/2025
Un ulteriore elemento valorizzato è la qualificazione dell’episodio come di lieve entità, valutazione indicata anche alla luce della recente sentenza della Corte costituzionale n. 172/2025, richiamata nel ragionamento difensivo e recepita nel provvedimento per l’inquadramento complessivo della vicenda. Le due imputate sono state difese dall’avvocato Pasquale Naccarato.

