Cadono subito le accuse contro l’uomo di Cetraro, accusato dalla Dda di Catanzaro di aver partecipato all’assalto insieme a Giuseppe Scornaienchi. Il Riesame annulla l’ordinanza del gip
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Nella mattinata di oggi il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha accolto integralmente la richiesta di scarcerazione presentata nell’interesse di Alessio Ricco, indagato dalla Dda di Catanzaro per una rapina risalente nel tempo. I difensori, gli avvocati Cesare Badolato e Giuseppe Bruno, avevano contestato sia la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza sia le esigenze cautelari poste a base della misura. Il collegio ha condiviso in toto la linea difensiva, disponendo la revoca della custodia cautelare relativa a questo procedimento.
Ricco, però, non esce dal circuito penitenziario: torna “in libertà” rispetto a questa ordinanza, ma rimane detenuto per altra causa.
L’ordinanza Dda: carcere per una rapina del 2003 contestata “col metodo mafioso”
La decisione del Riesame interviene a pochi giorni dalla notifica di un’ordinanza che aveva disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti di Ricco. Il provvedimento era stato emesso dal Gip del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Procura antimafia, ritenendo la presenza di gravi indizi di colpevolezza per un episodio di rapina pluriaggravata contestata come commessa con metodo mafioso e con la finalità di agevolare il gruppo ritenuto diretto da Giuseppe Scornaienchi.
L’episodio oggetto dell’indagine è datato 17 gennaio 2003 e riguarda una rapina a mano armata ai danni del gestore di un distributore di carburante a Guardia Piemontese, nell’alto Tirreno cosentino.
Secondo l’impostazione accusatoria, Ricco avrebbe agito insieme a un altro soggetto rimasto ignoto. La vittima, viene riportato nella ricostruzione investigativa, sarebbe stata minacciata con una pistola alla fronte, poi scaraventata a terra e costretta a consegnare circa 900 euro, indicati come l’incasso della giornata.
Il “punto DNA” nell’impianto accusatorio
Nel racconto delle indagini viene evidenziato che, subito dopo i fatti, l’Arma dei carabinieri avrebbe rintracciato nel vicino comune di Acquappesa l’auto ritenuta utilizzata per la rapina, descritta come rubata e poi impiegata nell’azione. All’interno del veicolo sarebbe stato sequestrato un passamontagna. Su quel reperto il R.I.S. di Messina avrebbe eseguito accertamenti tecnici, con estrazione del profilo genetico: secondo quanto indicato, quel Dna - acquisito e conservato - sarebbe risultato sovrapponibile a quello dell’indagato.
Nel fascicolo sono state inoltre richiamate attività investigative svolte anche dalla Guardia di Finanza, attraverso il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catanzaro e lo S.C.I.C.O. di Roma, oltre al supporto del Nucleo Operativo dei carabinieri della Compagnia di Paola.


