«Nessuno di noi si sarebbe aspettato una situazione del genere. Eravamo partiti con entusiasmo, ora siamo chiusi nelle nostre camere, ma stiamo tutti bene». È la voce di Mirko Frascino, 18 anni, di Frascineto, tra gli oltre duecento studenti italiani rimasti bloccati a Dubai dopo la chiusura degli spazi aerei nel Golfo Persico in seguito all’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran.

Mirko è uno degli studenti della classe V A del Liceo scientifico “E. Mattei” di Castrovillari coinvolti nella vicenda. I ragazzi si trovano negli Emirati Arabi Uniti per una vacanza studio extrascolastica nell’ambito del programma Ambasciatori del futuro, organizzato dall’associazione World Student Connection.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Mirko, che poi tramite un video ci ha raccontato in prima persona le ore di tensione vissute nella città emiratina.

«Mi trovo al Le Méridien Dubai Hotel & Conference Centre, considerato uno degli hotel più sicuri della città. Partiamo col dire che noi tutti stiamo bene», esordisce il giovane, rassicurando famiglie e amici in Calabria. «In questo momento siamo chiusi nelle nostre camere. Abbiamo sentito i rumori delle esplosioni, i bombardamenti. Ma grazie all’intervento dei nostri tutor e di tutto il personale dell’hotel siamo stati guidati affinché tutto si svolgesse nella maniera più sicura possibile».

Il momento più difficile, racconta, non è stato solo il boato delle esplosioni: «La cosa più preoccupante è stato il suono dell’allarme arrivato sui nostri dispositivi. Ha spaventato tutti: qualcuno ha iniziato a urlare, altri a piangere, qualcuno si è isolato».

Gli studenti sono stati accompagnati anche in un bunker della struttura: «Siamo abituati a vedere certe cose solo nei film. È un bunker abbastanza spazioso, ci è stata offerta dell’acqua. I nostri tutor lavorano 24 ore su 24 per garantirci un rientro in patria senza rischi».

Comprensibile l’apprensione dei genitori: «Sono giustamente preoccupati, ma noi cerchiamo di tranquillizzarli. Non siamo soli, abbiamo creato legami forti tra di noi e siamo pronti ad aiutarci a vicenda. In questi casi bisogna restare ottimisti e pensare che tutto si risolva il prima possibile».

Un’esperienza che, ammette Mirko, lascerà il segno: «Il nostro stato d’animo è molto scosso. Sono cose che non vanno via facilmente. Guardando al futuro posso dire che sono pronto a raccontare questa esperienza in Italia, perché finché non vivi certe situazioni non puoi davvero capire cosa si prova».

Il pensiero finale è per il ritorno a casa: «Non vedo l’ora di tornare, di abbracciare la mia famiglia e i miei cari. Spero che tutto questo resti solo un brutto ricordo. A presto».