La vicenda giudiziaria si chiude con una pronuncia che, nel racconto della difesa, mette la parola fine a quattro anni di udienze e contrapposizioni. Nel pomeriggio di ieri 19 febbraio, davanti al Tribunale di Cosenza e al giudice Marco Bilotta, si è concluso con una sentenza totalmente assolutoria il processo che vedeva imputati gli amministratori della SCEA S.r.l., società edile storica attiva a Cosenza e provincia.

Il processo e gli imputati

A essere giudicati erano gli ingegneri R.L.V. e P.B.R., assistiti dall’avvocato Andrea Onofrio. Secondo quanto ricostruito nel testo, l’origine della vicenda è nella denuncia presentata dagli amministratori dell’impresa incaricata della costruzione di un fabbricato realizzato nel centro cittadino da SCEA, per il quale le lavorazioni erano state affidate a ditte riconducibili all’imprenditore U.C.

Da qui, sempre secondo il testo, si sarebbe sviluppato un contenzioso legato a problematiche tecniche ed economiche, sfociato non solo in sede civile ma anche in sede penale per presunti illeciti che sarebbero stati attribuiti agli amministratori della SCEA.

La decisione del giudice: «Piena non colpevolezza»

Dopo un dibattimento durato oltre quattro anni, con «decine di testimonianze» e «poderose acquisizioni di documenti», il giudice ha dichiarato la piena non colpevolezza dei due professionisti, assolvendoli «per insussistenza di tutti i reati loro contestati». La sentenza, nella narrazione della difesa, accoglie la ricostruzione proposta dall’avvocato Onofrio, che avrebbe sostenuto la «totale e incontestabile legittimità e correttezza» delle iniziative poste in essere dagli imputati, nonostante la «decisa contrapposizione della parte civile». Nel passaggio finale viene evidenziato anche un elemento processuale: secondo il testo, la ricostruzione difensiva avrebbe inciso fino a «indurre anche il Pubblico Ministero a chiedere una sentenza di assoluzione» per gli imputati.