Nel verbale di Raffaele Moscato, collaboratore di giustizia ed ex ’ndranghetista vibonese, viene riportato un passaggio che incrocia Cosenza e chiama in causa – secondo il racconto reso agli inquirenti – rapporti e “favori” tra l’ex killer Bruno Emanuele e ambienti legati ai Forastefano di Cassano Ionio, ‘ndrina cosentina operante nella Sibaritide.

Il “capitolo Cosenza” nel racconto del collaboratore

Moscato colloca una parte dei presunti progetti di evasione di Bruno Emanuele in un periodo in cui l’uomo, secondo quanto dichiarato, avrebbe dovuto affrontare un processo a Cosenza. È in questo contesto che il collaboratore riferisce che l’azione – nelle intenzioni del gruppo, sempre stando a quanto riportato – sarebbe dovuta avvenire proprio in concomitanza con quel passaggio processuale.

Moscato aggiunge, inoltre, che la spinta a “liberare” Emanuele sarebbe stata legata al timore che, per la sua caratura criminale, potesse essere sottoposto al 41 bis: circostanza che, nella prospettiva riferita, avrebbe reso più difficile ogni ipotetico tentativo successivo.

I legami con i Forastefano: il racconto su “favore” e “controfavore”

Il punto più delicato riguarda i rapporti tra Bruno Emanuele e un esponente Forastefano. Nel verbale, Moscato sostiene che Emanuele “voleva bene” a Forastefano “più che a un fratello” e che, sempre secondo la sua versione, avrebbe “dato la vita per lui”.

Moscato racconta che Emanuele avrebbe ottenuto l’ergastolo “per l’omicidio dei Bruzzese (Abruzzese, ndr)”, definito nel verbale come un “favore” fatto a Forastefano, e che, “in cambio”, Forastefano avrebbe preso parte all’omicidio dei fratelli Loielo. Su questo punto, lo stesso collaboratore precisa – sempre nel testo riportato – che si tratterebbe di circostanze apprese “sia dal giornale” sia “dagli stessi componenti” della sua consorteria e di gruppi “vicini”.