Il presunto miracolo ricevuto da un bambino siciliano dopo il pellegrinaggio presso il Santuario di San Sosti alimenta una devozione collettiva che risale al 1400, quando un piccolo pastore di Scalea scoprì per caso la scultura della Vergine all’interno di una grotta
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Tra gli ex voto custoditi all’interno del Santuario di San Sosti c’è anche quello lasciato dai genitori di Emmanuel, venuti dalla Sicilia per implorare la Madonna del Pettoruto affinché concedesse al bambino la grazia di camminare. Il miracolo sarebbe avvenuto il 18 maggio, all’indomani del pellegrinaggio compiuto dalla famiglia.
La documentazione - che certifica la grave disabilità del bambino - è adesso nelle mani dei religiosi che reggono il Santuario, ma la devozione collettiva è già andata oltre, quasi non avesse bisogno del sigillo della scienza. La secolare fede nella Madonna del Pettoruto si rinnova sempre uguale di generazione in generazione. Fino a tornare indietro, nel momento in cui tutto iniziò. Intorno al 1400, uno scultore di nome Nicola Mairo lasciò in tutta fretta Altomonte, per sfuggire all’accusa di omicidio formulata nei suoi confronti. L’uomo si nascose in una zona di montagna, che la gente del posto chiamava “petruto” (roccioso) per indicarne la natura particolarmente impervia.
Durante la latitanza, invocò più volte la protezione della Madonna e, a dimostrazione della propria innocenza, decise di scolpire nella roccia di tufo l’effige della Vergine. Tornato ad Altomonte, venne scagionato da ogni accusa, ma il voto solenne fatto alla Madonna gli impedì di svelare ai compaesani l’esistenza di quella immagine sacra.
La statua della Madonna del Pettoruto venne scoperta per caso molto tempo dopo, da un pastorello di Scalea di nome Giuseppe Labbazia. Il bambino sordomuto - che si era addentrato tra i rovi alla ricerca di una pecora smarrita - trovò la scultura della Madonna all’interno di una gola rocciosa. Secondo la leggenda, la Vergine ridiede a Giuseppe la parola, affinché lui potesse rivelare a tutti l’esistenza di quel luogo, dove Lei voleva che venisse eretto un Santuario in suo nome.
La fama della Madonna del Pettoruto si diffuse velocemente. Per tre volte, si cercò di trasferire la scultura in un luogo più agevole per i fedeli: tutti i tentativi, però, furono infruttuosi e la comunità interpretò questo segno come la volontà della Vergine che il suo tempio sorgesse proprio lì, nel punto esatto in cui il pastorello l’aveva ritrovata.
Nel 1455, Papa Callisto II emanò una bolla pontificia che concedeva indulgenze ai pellegrini. Pare che il solenne documento fosse stato sollecitato da Antonio Sanseverino, signore di San Marco Argentano; questo dato testimonia l’esistenza di una chiesa dedicata a Santa Maria del Pettoruto già in quell’epoca. La caratteristica principale della Madonna del Pettoruto è quella di essere stata scolpita a mezzo busto e non a figura intera, come accade normalmente per le altre statue sacre. Sotto l’occhio destro, inoltre, è ben visibile una cicatrice. Secondo un’altra leggenda, alcuni briganti - che volevano dimostrare che la Madonna ritratta era fatta di carne - incisero con una lama parte del viso, da cui copioso fuoriuscì il sangue.
Nella mano destra, la scultura stringe un ramoscello di melograno, considerato simbolo di fertilità. Tradizione vuole che le donne in cerca di una gravidanza trascorrano una notte intera all’interno del Santuario, sdraiate l’una sull’altra. Ogni anno - durante il periodo estivo e la festività di inizio settembre - sono circa 150mila i pellegrini che si recano in visita alla Madonna del Pettoruto.
La prima domenica di maggio, una bambina è protagonista della cosiddetta “Festa della Cinta”. La giovane - che porta in testa un cestino decorato con fiori e seta, riempito di cordicelle di cera - s’incammina dal paese di San Sosti diretta verso il Santuario, dove infine la cinta viene fatta a pezzi e distribuita tra i fedeli, che la bruceranno nei momenti di difficoltà, per invocare la protezione della Madonna del Pettoruto. Secondo quanto si tramanda, la popolazione di San Sosti e quelle dei paesi circostanti - colpite da terremoti, epidemie e carestie - per scampare a queste catastrofi, fecero un voto alla Madonna: una corda imbevuta di cera, che simboleggiava il filo con cui la Madonna avrebbe cinto i paesi per proteggerli dalla morte.
Ad oggi, quello di San Sosti è l’unico Santuario al mondo ad essere gemellato con il Santuario di Nostra Signora di Fatima. I devoti sono sparsi in tutto il mondo. A San Isidro, in Argentina, per esempio, esiste una comunità che onora la Madonna del Pettoruto e continua a celebrare le stesse ricorrenze che si svolgono a San Sosti. Altre comunità si trovano in Canada e Stati Uniti, dove vivono migliaia di calabresi.
Queste alcune delle date più significative che scandiscono la storia del Santuario del Pettoruto: nel 1903, l’aggregazione della Venerata immagine alla Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Nel 1911, Papa Pio X concede l’indulgenza plenaria ai fedeli che si recano in pellegrinaggio a San Sosti. Nel 1979, Giovanni Paolo II eleva il Santuario a Basilica Minore e, infine, nel 2002, la Conferenza episcopale calabra conferisce la dignità di Santuario regionale.

