«Io non mi definisco poetessa, né scrittrice. Sono semplicemente un’amante della poesia. È una passione che mi ha salvata». Antonia Flavio, calabrese, madre e donna sensibile, non usa giri di parole per raccontare il senso profondo che ha per lei la scrittura. Un amore nato da bambina, quando in quinta elementare si era innamorata del “Pianto antico” di Carducci, e che ha preso forma compiuta solo più tardi, a vent’anni, durante una fase dolorosa della sua vita.

«Da adolescente ho vissuto un periodo molto complicato», confida. «Ho sofferto di disturbi alimentari, ho fatto diversi ricoveri, mi sentivo inadeguata, non compresa. Ero in silenzio davanti al mondo, ma dentro avevo bisogno di urlare». È in quel momento che la sua psicologa le consiglia di scrivere. Di raccontare a un diario ciò che non riusciva a dire ad alta voce. Così, in punta di penna, Antonia comincia a mettere nero su bianco i suoi dolori più intimi.

Dai disturbi alimentari alla rinascita attraverso la scrittura: la poetessa calabrese si racconta con intensità e coraggio, tra dolore, amore e voglia di lasciare traccia.

 

«Scrivevo tutto: il perché di una giornata no, la sofferenza per un amore sbagliato, la paura di non essere abbastanza. Ma un giorno, a 22 anni, ho preso quell’agenda piena e l’ho bruciata». Un gesto radicale, ma anche simbolico. «Volevo cancellare il male, ma mentre le pagine prendevano fuoco capii che il ricordo sarebbe rimasto. Il dolore mi aveva forgiata».

È da quelle ceneri che, decenni dopo, nasce il suo libro più emblematico: Diario bruciato. Una raccolta che rielabora quei ricordi giovanili con la maturità di una donna che ha imparato ad ascoltarsi. «Ho voluto che fosse un aiuto per chi affronta situazioni simili. La poesia, per me, è terapia, rifugio, salvezza».

Cenere di un sogno: la rinascita

Dopo il primo libro, Antonia pubblica Cenere di un sogno, una raccolta ancora più intima e profonda. «È l’epilogo del Diario bruciato. Dalla cenere nasce la rinascita. Ho raccolto oltre settanta poesie che raccontano la mia evoluzione come donna, madre, persona».

Il titolo lo sceglie insieme a due figure fondamentali per questo percorso: Pino Scaglione, architetto e scrittore, e Barbara Gagliardi, docente dell’Unical che firma la prefazione. «Pino, quando lesse le mie poesie, mi disse che dovevano assolutamente uscire. Mi mandò persino due opere d’arte da scegliere per la copertina. Una di queste, di Giulio Talarico, è diventata la faccia del libro».

La scrittura come resistenza

Antonia scrive sempre, ovunque. Con carta e penna nella borsa, pronta ad appuntare pensieri improvvisi. La pioggia, la notte, la stanchezza sono spesso le sue muse. «Ci sono giornate in cui mi sento spenta. Ma il mio sorriso è la mia ancora di salvezza. Scrivere è un modo per restare viva».

Lo ha spiegato anche con la poesia “Scrivo per non sparire”, tra le più premiate e amate: “Scrivo per non lasciare morire la voce che avevo sepolto sotto doveri e apparenze... Scrivo perché in ogni parola è un ritorno a me stessa, e se il mondo tace, almeno io mi sento viva”.

Un testo che tocca corde profonde e che racconta un’intera filosofia di vita. «Conosco l’ombra e ci cammino dentro con grazia», dice. La sua poesia è tutto questo: grazia nella fragilità, verità sussurrata, resistenza scritta.

Nuovi progetti e gratitudine

Il libro Cenere di un sogno è edito da Il Filorosso, con la cura attenta dell’editrice Mariangela. «A lei va il mio grazie più sincero. Ha creduto nel progetto e l’ha trattato con amore». Antonia, intanto, guarda già avanti, ma senza fretta. «Scrivo solo quando sento il bisogno profondo di farlo. Mai per moda o per dovere».

E a chi le chiede quale sia la poesia più recente, lei risponde senza esitazione: «L’ho scritta oggi, ed è dedicata al mio essere donna e madre. Perché la scrittura mi accompagna, sempre».