Nessuna risposta alla Pec del 2025. La donatrice denuncia l’assenza di trasparenza e il rischio di perdere un patrimonio storico unico per Cosenza
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Dopo la lettera a firma di Roberto Bilotti (nipote del mecenate Carlo Bilotti) e dell’erede del filosofo Bernardino Telesio, Irene Telesio, il Comune aveva risposto rimandando al mittente le accuse di aver abbandonato il centro storico, ma Telesio non demorde e chiede all’amminstrazione guidata da Franz Caruso chiarimenti più specifici.
«Dove sono finiti i cimeli della collezione Telesio?» si domanda la parente del filosofo naturalista tdenunciando l’assenza di risposte e la mancata valorizzazione di un patrimonio storico e culturale che, a suo dire, rischia di essere definitivamente sottratto alla città.
Secondo quanto evidenziato dalla stessa Telesio, la replica di Palazzo dei Bruzi non chiarisce il punto centrale: la collocazione attuale delle opere e il loro futuro espositivo. «Dove sono i cimeli? Esistono ancora? Dove saranno esposti?» chiede, sottolineando come la struttura che ospitava la collezione sia ampia e in grado di accogliere anche spazi culturali, nonostante parte degli ambienti risulti oggi concessa ad altri soggetti.
La vicenda affonda le radici in atti formali rimasti senza riscontro. Il 6 novembre 2025 è stata inviata una Pec al Comune per richiedere l’individuazione di un luogo espositivo alternativo, come previsto dalla deliberazione della Giunta comunale del 2012 e dall’atto pubblico di donazione. Una richiesta che, denuncia Telesio, non ha mai ricevuto risposta.
Una parte significativa della collezione, composta da 43 opere, è stata dichiarata nel 2018 di «interesse particolarmente importante» e sottoposta a tutela ai sensi del Codice dei beni culturali. Già nel 2017 la Soprintendenza aveva avviato un lavoro di catalogazione, ipotizzando anche una mostra a Villa Rendano e interventi di restauro su alcuni manufatti, mai concretizzati.
Il valore della collezione va oltre l’aspetto artistico: rappresenta una narrazione articolata della storia sociale e culturale cosentina tra Ottocento e Novecento. Abiti della Belle Époque, tessuti tradizionali, gioielli, fotografie, bozzetti e documenti raccontano l’evoluzione del gusto e delle identità locali, intrecciando moda, artigianato e memoria storica.
Tra i materiali, anche cimeli legati al Risorgimento e figure centrali della storia cittadina, come Luigi Miceli e altri protagonisti cosentini, oltre a una sezione dedicata agli umanisti, tra cui Bernardino Telesio. Un patrimonio multidisciplinare che, nelle intenzioni dei donatori, avrebbe dovuto diventare uno strumento di conoscenza e valorizzazione per la comunità.
Secondo quanto riferito, nel 2022 sarebbe stato indicato come luogo di deposito Palazzo Spadafora, ma senza possibilità di verifica diretta. Anche l’ipotesi di una esposizione parziale al Teatro Rendano non ha mai trovato attuazione.
Al centro della contestazione c’è anche il rispetto dell’atto di donazione, che prevede esplicitamente l’obbligo di esposizione delle opere. In caso contrario, si configurerebbe la possibilità di risoluzione e restituzione della collezione.
«Si rischia di perdere mezzo millennio di storia», afferma Irene Telesio, evidenziando come la mancata valorizzazione non rappresenti solo una questione amministrativa, ma una perdita culturale per l’intera città. Una vicenda che riporta al centro il tema della gestione del patrimonio culturale e della responsabilità pubblica nella tutela e nella restituzione alla comunità di beni che rappresentano identità, memoria e storia condivisa.

