La sentenza di secondo grado del processo abbreviato Reset potrebbe arrivare entro la fine dell’anno. L’udienza di ieri davanti alla Corte d’Appello di Catanzaro ha segnato un nuovo passaggio nella definizione delle posizioni processuali, con altri concordati raggiunti tra pubblica accusa e difese.

Sono complessivamente 43 gli imputati che hanno trovato un accordo con la Procura generale di Catanzaro, rappresentata anche in secondo grado dal magistrato Corrado Cubellotti, che insieme al collega Vito Valerio aveva diretto le indagini preliminari e, successivamente, sostenuto l’accusa nella fase di primo grado.

Rimangono invece, al momento, 34 imputati che affronteranno il secondo giudizio di merito. Per queste posizioni, la Corte d’Appello di Catanzaro, nell’udienza fissata per il 9 luglio, comunicherà il calendario della requisitoria e, a seguire, quello delle discussioni difensive.

Tra gli imputati che hanno scelto la strada del concordato figurano anche esponenti di vertice della cosca “Lanzino-Patitucci” di Cosenza e alcuni componenti del clan degli «zingari». Nell’elenco compaiono, tra gli altri, Michele Di Puppo, Marco D’Alessandro, Salvatore Ariello, Ettore Sottile, per quest’ultimo in continuazione con "Rango-Zingari”, Gennaro Presta, anche lui in continuazione con “Rango-Zingari”, Carlo Drago, in continuazione con “Testa di Serpente”, Erminio Pezzi e Giuseppe Caputo.

Alla lista potrebbero aggiungersi altri imputati, nel caso in cui le difese dovessero ottenere il via libera del collegio giudicante.

Resteranno invece nella fase procedurale regolata dalla disciplina ante Cartabia imputati come Franco Presta, Gianfranco Ruà, Gianfranco Bruni e altri, già condannati o assolti in primo grado dal gup del Tribunale di Catanzaro, Fabiana Giacchetti.

L’inchiesta antimafia Reset ricostruisce l’evoluzione della criminalità organizzata cosentina e, secondo l’impostazione accusatoria, il processo di confederazione tra i gruppi di ’ndrangheta attivi sul territorio. Un primo passaggio viene collocato dopo il summit di via degli Stadi; un secondo momento, invece, nel periodo in cui a prendere le redini degli equilibri criminali sarebbero stati Roberto Porcaro e Luigi Abbruzzese, tra il 2016 e il 2019, anno del loro arresto nell’operazione Testa di Serpente.

In quella fase tornò in libertà anche Francesco Patitucci, mentre sul versante rom, secondo quanto emerso dalle indagini della Dda di Catanzaro, la presunta reggenza sarebbe stata assunta da Ivan Barone e Gianluca Maestri, in un contesto segnato dal vuoto di potere prodotto dalle precedenti attività investigative.