Attraverso documenti, testimonianze e ricordi, emergono le figure di Fausto e Luigi Gullo protagonisti di stagioni diverse ma uniti da un forte senso dello Stato,
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“Accadeva nello studio Gullo” di Enzo Aprile, pubblicato da Luigi Pellegrino Editore è molto più di un semplice libro: è un viaggio nella memoria civile, giuridica e politica del Novecento italiano.
Il volume, di recente presentato presso il comune di Cosenza, racconta lo studio Gullo non solo come luogo professionale, ma come autentico laboratorio di idee, dove diritto, politica e impegno civile si intrecciavano dando forma a una visione alta delle istituzioni. Attraverso documenti, testimonianze e ricordi, emergono le figure di Fausto e Luigi Gullo protagonisti di stagioni diverse ma uniti da un forte senso dello Stato, del rigore giuridico e della responsabilità pubblica.
Con uno stile che unisce sensibilità narrativa e precisione storica, Aprile restituisce il ritratto di un ambiente che ha formato coscienze, orientamenti culturali e classi dirigenti, offrendo al lettore non solo una ricostruzione del passato, ma anche una riflessione attuale sul valore delle istituzioni.
Il libro si configura così come un invito a riscoprire una tradizione in cui diritto e politica erano vissuti come servizio alla comunità, ricordando quanto la credibilità delle istituzioni dipenda, ancora oggi, dalla qualità morale di chi le rappresenta. Abbiamo intervistato Enzo Aprile autore di “Accadeva nello studio Gullo”.
Dottor Aprile, lo studio Gullo viene spesso descritto come un “luogo dell’anima”. Che cosa rappresentava davvero?
«Lo studio Gullo “luogo dell’anima? Certamente, ma tante, tante altre cose. Si viveva e respirava un fermento culturale a 360 gradi; si diveniva professionisti, si , quanto uomini nella sua più vasta accezione , facevamo politica, una rivista, Chiarezza, dove scrivevano grandi personalità europee, insomma un furore intellettuale che coinvolgeva tutti noi giovani praticanti.»
Qual è oggi la condizione della professione forense, in particolare quella del penalista?
«La professione, quella dell’avvocato penalista dico, vive, da tempo ormai, una marginalità sociale non dignitosa. Invece io conosco molti giovani penalisti di grande valore . Mi illudo che questo libro può essere di loro aiuto.»
Che messaggio lascia la figura di Luigi Gullo alle nuove generazioni?
«Luigi Gullo parla ancora oggi ai giovani, e molto.»
E cosa può insegnare oggi la figura dì Fausto Gullo anche alla luce della crisi della politica?
«La stessa cosa vale per Fausto Gullo, da me conosciuto per troppo poco tempo, sebbene intensamente. La politica, i partiti, vivono momenti molto grami, difficili , forse odiati da metà degli italiani, eppure Fausto Gullo è lì ancora ad insegnarci che si può essere amati dalle “masse “ senza promettere posti di lavoro, né bidelli, né cantonieri ecc. ecc..»
È un discorso che riguarda anche il rapporto tra politica e giovani?
«Un discorso lungo che però non deve spaventare, bisogna affrontarlo avendo fiducia nei giovani.»
Quali valori accomunano le figure di Fausto e Luigi Gullo?
«I due Gullo hanno vissuto certamente epoche diverse, ma entrambi, nel Parlamento e nelle aule giudiziarie, mettevano passione, rigore morale, coerenza intellettuale, colloquio perenne con chi era in difficoltà, rispetto verso la persona, anche se aveva sbagliato.»
Come giudica le recenti riforme del sistema giustizia?
«Gli interventi legislativi di questi anni, pochi in verità, sul sistema giustizia , sembrano avere dí mira solo la velocità di decisione dei processi, niente di più sbagliato, a parer mio. Quindi la lunga, noiosa litania, inutile dí più magistrati, dí cancellieri, di autisti, anche dí più prigioni. Fausto Gullo queste cose le denunciava 80 anni fa’!»

