La complessa vicenda relativa alla crisi di Amaco, l’azienda che ha gestito storicamente il trasporto pubblico locale (TPL) nella città di Cosenza, ha raggiunto un punto di rottura che potrebbe essere definitivo. Nonostante l’aggiudicazione formale del ramo d'azienda avvenuta nel marzo 2026 per una cifra di 2,1 milioni di euro in favore del Consorzio Autolinee TPL S.r.l., il passaggio di consegne sta per naufragare tra accuse reciproche e una distanza incolmabile tra le parti sociali e l’aggiudicatario.

Il clima di tensione è esploso formalmente il 23 giugno 2026, quando le segreterie territoriali e aziendali di FILT CGIL, UIL Trasporti, FAISA Cisal, CONFAIL Faisa, UGL Trasporti e ORSA hanno inviato una nota congiunta alla curatela fallimentare e al Consorzio Autolinee. Nel documento, i rappresentanti dei lavoratori hanno espresso un giudizio severissimo sulla condotta della società aggiudicataria, accusandola di aver cercato di frammentare il bacino occupazionale dell'Amaco.

Secondo i sindacati, la condizione posta sin dal 10 aprile 2026 è sempre stata la «salvaguardia integrale dell’intero bacino occupazionale (pari a 110 unità lavorative), unitamente al mantenimento dei diritti normativi e contrattuali acquisiti». Tuttavia, nel corso degli incontri successivi, la delegazione del Consorzio Autolinee avrebbe, a detta delle sigle, cercato di restringere questo perimetro. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la proposta avanzata il 16 giugno, definita dai sindacati come una «soluzione complessiva» a cui non èstato concesso il semaforo verde.

Il punto più critico riguarda la creazione di una cosiddetta NewCo societaria per gestire i servizi accessori. I sindacati hanno scritto testualmente: «L'ipotesi di scindere i lavoratori di AMACO S.p.A., assorbendone solo 95 nel ramo d'azienda principale TPL ed esternalizzando la restante parte del personale in una costituenda e fumosa NewCo societaria deputata alla sola gestione delle aree di sosta, configura un inaccettabile tentativo di destrutturazione del bacino contrattuale e di dumping normativo». Questa manovra, secondo i lavoratori, avrebbe privato parte del personale delle tutele del CCNL Autoferrotranvieri, applicando condizioni peggiorative.

Oltre alla questione occupazionale, le sigle sindacali e le Rsa hanno denunciato la mancanza di trasparenza industriale: «Il Piano Industriale non è mai stato presentato, privando le delegazioni sindacali del diritto fondamentale di conoscere le reali prospettive industriali del servizio di TPL dell’area urbana». Infine, è stata aspramente contestata l'ipotesi di ricorrere alla cassa integrazione per ristrutturazioni degli uffici, mossa vista come un pretesto per «scaricare i costi dell'operazione sugli ammortizzatori sociali e sui salari dei lavoratori».

La replica del Consorzio Autolinee: accuse rispedite al mittente

A stretto giro, il 24 giugno 2026, è arrivata la replica al vetriolo del presidente del Consorzio Autolinee, Mario Rocco Carlomagno. La lettera esprime rammarico e stupore per quella che viene definita una «rappresentazione dei fatti che appare totalmente artefatta e mistificata», sottolineando come le responsabilità del fallimento della società vadano ricercate altrove e non in chi ha cercato di salvare l'azienda con senso di responsabilità.

Carlomagno ha ribadito che la trasparenza è stata totale sin dall'inizio, ricordando che l'operazione sarebbe potuta avvenire solo alla condizione che si fosse effettuato un trasferimento dei soli lavoratori effettivamente operanti nel TPL e nel numero massimo di 95 unità». Il presidente ha sottolineato come tale condizione fosse essenziale e richiamata persino nel provvedimento di aggiudicazione emesso dal Tribunale. Nonostante ciò, il Consorzio si era detto disponibile a cercare soluzioni per salvaguardare tutti i 110 dipendenti, includendo la proposta della NewCo che i sindacati hanno poi rigettato.

Secondo il Consorzio Autolinee, lo sforzo prodotto è stato massimo: «Il Consorzio Tpl Srl, facendosi carico di oneri extra procedura [...] si è dichiarato disponibile ad individuare una soluzione che potesse salvaguardare l'occupazione integrale». Carlomagno ha contestato l'accusa di dumping, definendola uno «scenario irrealistico» e rivendicando uno sforzo reale per non disperdere la forza lavoro20.

La fine dei giochi? L’acquisizione può saltare

La conclusione della nota di Carlomagno è perentoria e segnerebbe, di fatto, la fine dell'avventura del Consorzio Autolinee nella gestione dei trasporti cosentini ex Amaco. Preso atto del rifiuto sindacale e dell'esito negativo del confronto, il Presidente ha annunciato formalmente che il trasferimento non avverrà.

Il testo del riscontro non lascia spazio a interpretazioni: la mancata accettazione della proposta sindacale porta al «venire meno di ogni e qualsiasi obbligo in capo a Consorzio Tpl Srl con la conseguenza che nessun trasferimento sarà realizzato». Carlomagno ha espresso profondo disappunto per il mancato riconoscimento dello sforzo professionale profuso per chiudere una «situazione di assoluta incertezza che si protrae da diversi anni».

L'ultimo atto formale di questa vertenza è fissato per il 1° luglio 2026 presso la sede di Confindustria Cosenza, dove le parti sono state convocate per la «mera sottoscrizione del verbale di mancato accordo». Per i 110 lavoratori di Amaco, si riapre ora un baratro di incertezza, mentre il servizio di trasporto pubblico della città resta legato al destino di una liquidazione giudiziale che sembra aver perso il suo unico acquirente.