L’ateneo di Arcavacata lancia la sfida all’egemonia digitale dei colossi informatici attraverso la multinazionale Dectar guidata da Stefan Umit Uygur, originario di Castrolibero ed allievo del rettore Gianluigi Greco
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Parte dall’Università della Calabria la sfida alla sovranità digitale esercitata dai colossi extraeuropei. Una egemonia pericolosa, che tiene sotto scacco il vecchio continente, soggetto al rischio di ricatti e di azioni ritorsive. Una colonizzazione in piena regola, più subdola e pericolosa però di quella militare; a chi detiene i nostri dati e le chiavi per entrare nei nostri sistemi informatici, basterebbe staccare la spina per generare il caos.
Duplice paradosso
C’è un duplice paradosso. Il primo riguarda i cospicui capitali investiti dall’Europa, e anche dall’Italia, in favore di aziende per lo più statunitensi, per accedere a servizi informatici e di cyber security. Il secondo è relativo alle risorse umane, perché a costruire l’intelligenza artificiale dall’altra parte dell’oceano, sono stati soprattutto i tanti straordinari e talentuosi cervelli europei emigrati verso la Silicon Valley.
Pronti a costruire l’alternativa
Adesso però, i tempi sembrano maturi per costruire l’alternativa, una sorta di Chat GPT made in Italy. Anzi, made in Calabria, perché il cuore del progetto prenderà il via dall’ateneo di Arcavacata. Ad annunciarlo Stefan Umit Uygur, fondatore e Ceo della multinazionale Dectar, nel corso di un convegno dal titolo Intelligenza artificiale: istruzioni per l’uso, ospitato nell’Aula Caldora, organizzato anche per intercettare sostenitori istituzionali ed imprenditoriali. Stefan Umit Uygur è originario di Castrolibero e si è formato tra i cubi del campus rendese. Adesso sente che da queste parti vi sia terreno fertile per mettere a dimora questa ambiziosa iniziativa: «Siamo in grado di farlo – ha detto Uygur al microfono del nostro network – Siamo in grado di creare la prima piattaforma europea di Intelligenza artificiale, la nostra GPT italiana. Oggi non ne abbiamo nessuna: stiamo usando completamente quelle straniere con tutti i rischi legati ad una improvvisa disattivazione dei sistemi o all’utilizzo improprio e distorto delle informazioni sensibili».
Primi passi entro il mese di agosto
Immediato l’orizzonte temporale del progetto: «Inizieremo già ad agosto. L’unico ostacolo è rappresentato dalla burocrazia, ma saremo operativi fin da subito. Siamo all’Università della Calabria – ha concluso – perché qui ci sono le condizioni ideali. Qui ho studiato, qui c’è un altro avventuriero come me, il Magnifico rettore Gianluigi Greco. Con lui, che è stato mio insegnante, già 23 anni fa parlavamo di intelligenza artificiale».
L’appuntamento, introdotto dal sindaco di Rende Sandro Principe, ha registrato tra gli altri, l’intervento del Vescovo di Cassano Francesco Savino, vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana.
L’uomo non è algoritmo
«Dobbiamo custodire l'umano nel tempo delle tecnologie, nel tempo dell'intelligenza artificiale» ha sottolineato il presule, riprendendo un passaggio della recente enciclica di Papa Leone XIV Magnifica Humanitas. «Perché il rischio è la riduzione antropologica – ha aggiunto -Ridurre l'uomo a un insieme di dati. L'uomo è desiderio, non è algoritmo. Cioè l'uomo deve essere preservato nella sua identità di persona. E poi stiamo attenti all'imperialismo tecnologico e stiamo attenti a non fare dell'intelligenza artificiale una nuova religione, una sorta di idolatria. Quando qualcosa o qualcuno diventa idolatria c’è il rischio che tutti possano diventarne schiavi. Per tutto questo per fortuna, ci sono gli anticorpi: cultura, spiritualità, educazione».

