In occasione delle celebrazioni per i cinquant’anni dell’associazione, presso Villa Rendano a Cosenza, è stato chiesto il superamento della legge regionale numero 13 del 1979 che prevede soltanto un sussidio annuale per le cooperative: «Serve piuttosto un piano capace di trasformare le proposte in interventi concreti»
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Mutualità, solidarietà, democrazia, partecipazione, innovazione, sostenibilità e – soprattutto – centralità della persona: sono i princìpi costitutivi di Legacoop Calabria che ha celebrato cinquant’anni di attività. «Legacoop Calabria arriva a questo importante traguardo con una storia importante dietro alle spalle, grazie a tante donne e tanti uomini che hanno scelto la forma cooperativa per contribuire a far crescere il tessuto economico e sociale della nostra regione».
Con queste parole il presidente di Legacoop Coop Calabria Lorenzo Sibio ha aperto la manifestazione svoltasi a Cosenza, presso Villa Rendano. «Ad oggi – ha continuato il presidente Lorenzo Sibio – contiamo in Calabria 304 cooperative associate, con oltre 13.800 soci e 586 milioni di fatturato aggregato, quindi rappresentiamo un modello di impresa che è capace di fare economia. Le nostre imprese associate sono di piccole dimensioni, ma negli ambiti territoriali in cui operano, creano lavoro e coesione sociale. A volte, si sostituiscono al pubblico nel garantire servizi essenziali ai cittadini».
Alla domanda su quali siano i settori maggiormente colpiti dalla congiuntura economica attuale, il presidente Sibio risponde: «Senz’altro quello delle costruzioni, che chiama in causa il diritto all’abitare. A questo proposito Legacoop Calabria chiede al governo regionale un Piano per l’economia sociale. È importante che la Regione dia il giusto peso alla cooperazione. Una sfida importante per il futuro sarà quella della transizione energetica».
«È stato un lavoro difficile riuscire ad arrivare fin qui, perché in Calabria l’associazionismo non è mai stato tenuto molto in considerazione. Nonostante tutte le difficoltà incontrate, Legacoop oggi è fortemente radicata in Calabria». Queste le parole di Claudio Liotti, vicepresidente di Legacoop Calabria, che ha aggiunto: «La cooperazione risponde all’esigenza della collettività, dello stare insieme, del creare economia in modo socialmente corretto. Per noi vale il principio “una testa, un voto”. I nostri sforzi sono rivolti verso i giovani, per indurli a rimanere in Calabria. La missione di Legacoop è quella di creare un’economia capace di redistribuire il reddito».
Molto atteso a Villa Rendano è stato l’intervento del presidente nazionale di Legacoop Simone Gamberini: «Celebriamo una scadenza importante, ma con lo sguardo rivolto al futuro. Nei territori dove operiamo generiamo società, economia e sviluppo della legalità, componenti che pensiamo siano necessarie per garantire un futuro ad una regione che, se guardiamo ai dati demografici, rischia di spopolarsi ulteriormente. Celebrare i cinquant’anni di Legacoop Calabria pensando al futuro vuol dire anche assumersi la responsabilità di provare a costruire le condizioni per quella che viene definita “la restanza”, che si traduce nella capacità di riattivare i territori e costruire comunità. In questa regione - ha evidenziato il presidente di Legacoop nazionale Simone Gamberini - c’è bisogno di Welfare, di un sistema integrato socio-sanitario, che il mondo cooperativo può garantire in partnership con le amministrazioni, valorizzando le persone e riducendo le diseguaglianze che oggi caratterizzano il nostro Paese. Un dato che vale soprattutto per il settore agroalimentare, in cui tanti piccoli produttori si difendono meglio dal mercato, riescono a valorizzare il prodotto locale e portarlo sui mercati internazionali. Senza contare la possibilità di fare investimenti, che da soli non riuscirebbero a fare».
La parola è poi passata al direttore nazionale di Legacoop Gianluigi Granero: «La cooperazione calabrese ha offerto un contributo molto importante allo sviluppo economico e sociale dell’intero Paese. Nell’immediato futuro, saremo impegnati nel supporto alla crescita delle piccolissime imprese, che rappresentano la gran parte del tessuto cooperativo di questo territorio, e delle filiere. Al Governo nazionale chiediamo il riconoscimento della specificità cooperativa, con la detassazione integrale delle riserve indivisibili».
Interessante il contributo offerto al dibattito da Andrea Laguardia, vicepresidente di Legacoop Produzione e Servizi: «Legacoop ha accolto la sfida rappresentata dalle nuove tecnologie con coraggio ed entusiasmo. Le cooperative hanno da tempo introdotto le novità tecnologiche al proprio interno, nel pieno rispetto dell’etica e dei lavoratori, facendo in modo che non causassero conseguenze negative sull’occupazione e preservando i posti di lavoro».
La celebrazione dei cinquant’anni di Legacoop Calabria ha registrato la presenza dell’imprenditore Camillo Nola, presidente di Confcooperative Calabria, che ha commentato: «Abbiamo storie diverse, ma condividiamo un approccio simile nella gestione della cooperazione. La mutualità rappresenta il centro di tutti i nostri ragionamenti, così come il principio della solidarietà. Insieme abbiamo proposto alla Regione Calabria di modificare la legge numero 13 del 1979 sulla cooperazione, che non è più adeguata ai tempio, visto che si limita esclusivamente ad erogare un sussidio annuale».
Nel pubblico, spicca la presenza di don Ennio Stamile, a lungo referente di Libera Calabria, e oggi responsabile dell’associazione San Benedetto Abate: «Ho apprezzato moltissimo l’intervento del presidente di Legacoop Calabria Lorenzo Sibio, soprattutto quando ha fatto riferimento alla gestione dei beni confiscati alla mafia. L’espressione più alta della cooperazione si esprime proprio nella gestione dei beni confiscati, perché si restituisce alla comunità un bene che gli era stato sottratto, e poi perché viene trasformato in una porzione di lavoro legale».
Massimo Ascari, presidente nazionale di Legacoop sociali, ha illustrato l’impegno delle cooperative nel terzo settore: «Purtroppo le categorie fragili nel nostro Paese sono in preoccupante aumento. Il ruolo di sussidarietà che svolgiamo al fianco dello Stato spesso percorre una strada isolata. In termini occupazionali, la cooperazione sociale in Italia registra 500mila addetti. Si tratta di un settore di strategica importanza, che però non gode della giusta visibilità».
Lavoro e legalità, invece, il focus dell’intervento di Valentina Fiore, direttrice dell’Area Agroalimentare Coopfond: «Ci occupiamo della gestione dei beni confiscati alla ‘ndrangheta, attraverso cui cerchiamo di creare posti di lavoro, introducendo nel mercato occupazionale le persone più svantaggiate e restituendo, allo stesso tempo, il bene confiscato al territorio».
Giorgio Nanni, responsabile Respira-Legacoop, ha parlato di sostenibilità ambientale: «Le cooperative cercano di essere più attente possibile alla sostenibilità. Il nostro compito è quello di trovare le soluzioni e le risorse per garantire alle cooperative la stabilità dei prezzi: Coopfond è il fondo mutualistico di Legacoop nazionale, che utilizziamo per far nascere nuove cooperative. Istituire una cooperativa è un modo importante e diverso di generare economia, andando oltre il modello capitalistico, che ormai mostra tutti i propri limiti».










































