Nel primo trimestre del 2026 le vittime scendono dell’8,6% rispetto all’anno scorso, ma crescono le denunce di infortunio e resta alto il rischio per gli stranieri
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Le morti sul lavoro in Italia rallentano nel primo trimestre del 2026, ma il quadro resta tutt’altro che rassicurante. Alla fine di marzo si contano 192 vittime complessive, contro le 210 registrate nello stesso periodo del 2025: un calo dell’8,6% che conferma la flessione già emersa nei primi due mesi dell’anno, ma con un’intensità più contenuta. Un segnale positivo, dunque, ma ancora troppo fragile per parlare di inversione strutturale.
A pesare sono soprattutto due elementi: da un lato la distribuzione territoriale del fenomeno, che continua a presentare forti squilibri; dall’altro l’aumento delle denunce di infortunio, che indica come il problema resti ampio e diffuso nei luoghi di lavoro.
Le vittime a marzo 2026: 137 in occasione di lavoro, 55 in itinere
Nel dettaglio, le 192 vittime registrate alla fine del terzo mese del 2026 si dividono in 137 decessi in occasione di lavoro e 55 in itinere, cioè avvenuti nel tragitto tra casa e lavoro. Rispetto a marzo 2025, i morti in occasione di lavoro sono 13 in meno, mentre quelli in itinere scendono di 5 unità.
Le regioni che registrano il maggior numero di vittime totali sono Lombardia, Veneto, Sicilia, Lazio, Campania, Piemonte e Puglia, territori che continuano a concentrare una parte rilevante del fenomeno infortunistico nazionale.
Rossato: «Il calo è positivo, ma ancora troppo debole»
A commentare i dati aggiornati a marzo 2026 è Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, che invita a non leggere la flessione come una vera svolta.
«Il calo delle morti sul lavoro registrato nel primo trimestre del 2026 è un segnale positivo, ma ancora troppo debole e disomogeneo per indicare un reale cambio di rotta», osserva Rossato. «Preoccupano, inoltre, il forte divario che penalizza i lavoratori stranieri e l’aumento delle denunce di infortunio, che conferma come il fenomeno resti ampio e diffuso. La riduzione dei decessi va quindi consolidata con più prevenzione, controlli e formazione, soprattutto nei settori più esposti».
Il cuore del messaggio è chiaro: il dato migliora, ma non basta. E senza un rafforzamento concreto delle politiche di prevenzione, il rischio è che il calo resti episodico.
Le regioni più a rischio: sei in zona rossa
L’Osservatorio Vega elabora anche la mappa dell’incidenza di mortalità, cioè il numero di morti sul lavoro ogni milione di occupati. A marzo 2026 l’indice medio nazionale è pari a 5,7 decessi per milione di lavoratori.
In zona rossa, con un’incidenza superiore del 25% rispetto alla media nazionale, si collocano Sicilia, Molise, Liguria, Puglia, Veneto e Toscana. In zona arancione figurano Campania e Marche. In zona gialla si trovano Piemonte, Lombardia, Sardegna, Lazio ed Emilia-Romagna. In zona bianca, dunque con livelli inferiori alla media, rientrano Abruzzo, Umbria, Friuli-Venezia Giulia, Calabria, Basilicata, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta.
Per numero assoluto di morti in occasione di lavoro, la maglia nera resta alla Lombardia con 23 vittime. Seguono Veneto con 16, Sicilia con 14, Toscana e Campania con 12, Lazio e Puglia con 11, Piemonte con 10, Emilia-Romagna con 9, Liguria con 6, Marche con 4, Sardegna con 3, Abruzzo con 2, mentre Molise, Umbria, Friuli-Venezia Giulia e Calabria registrano 1 vittima ciascuna.
Gli over 65 sono i più esposti
Tra i dati più significativi c’è quello relativo all’età delle vittime. Se si guarda all’incidenza, la fascia più colpita è ancora quella degli over 65, con 20,8 decessi per milione di occupati. Seguono i lavoratori tra i 55 e i 64 anni, con un’incidenza di 9,5, e i più giovani tra i 15 e i 24 anni, con 5,7.
In termini assoluti, invece, la fascia con più vittime in occasione di lavoro è proprio quella compresa tra i 55 e i 64 anni, con 53 morti su 137. Un dato che conferma come l’età continui a rappresentare un fattore rilevante di vulnerabilità nei contesti lavorativi.
Donne vittime in calo, ma il fenomeno resta presente
Nel primo trimestre del 2026 sono 19 le donne decedute sul lavoro, sei in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. Di queste, 11 hanno perso la vita in occasione di lavoro, un dato stabile rispetto all’anno precedente, mentre 8 sono morte in itinere, con una riduzione più marcata rispetto al 2025.
È un numero inferiore rispetto a quello maschile, ma che continua comunque a ricordare come il fenomeno degli infortuni mortali attraversi in modo trasversale l’intero mondo del lavoro.
Lavoratori stranieri: rischio di morte più che triplo
Uno dei dati più duri resta quello che riguarda i lavoratori stranieri. Alla fine di marzo 2026, su 192 vittime complessive, ben 53 sono straniere. Di queste, 40 sono morte in occasione di lavoro e 13 in itinere.
Il dato più allarmante, però, è quello dell’incidenza: per gli stranieri il rischio di morte sul lavoro è di 15,5 decessi per milione di occupati, contro il 4,5 registrato tra i lavoratori italiani. In altre parole, il rischio mortale per chi lavora in Italia ma proviene da un altro Paese resta oltre tre volte superiore.
Un divario che fotografa una disuguaglianza pesantissima e che chiama in causa condizioni di impiego, settori di inserimento, livelli di tutela e accesso effettivo alla prevenzione.
Costruzioni, trasporti e manifattura i settori più colpiti
A fine marzo 2026, i comparti che registrano il numero più alto di vittime sono Costruzioni, Trasporti e Magazzinaggio e Attività manifatturiere. Settori storicamente più esposti, nei quali il mix tra rischio operativo, ritmi produttivi e fragilità organizzative continua a produrre effetti pesanti.
Anche la distribuzione settimanale del fenomeno offre un’indicazione interessante. Il giovedì risulta il giorno più luttuoso, concentrando il 21,9% degli infortuni mortali. Seguono il lunedì con il 21,2% e il venerdì con il 19%.
Crescono le denunce di infortunio: +5,3%
Se le morti sul lavoro mostrano una flessione, il numero complessivo delle denunce di infortunio va invece nella direzione opposta. A fine marzo 2026 le denunce totali sono 150.440, in aumento del 5,3% rispetto alle 142.843 dello stesso periodo del 2025.
Il numero più elevato si registra nelle Attività manifatturiere, con 15.521 denunce. Seguono Sanità con 8.406, Costruzioni con 8.011, Trasporto e Magazzinaggio con 7.561 e Commercio con 7.384.
Quanto alla distribuzione per genere, le denunce presentate dalle lavoratrici sono 56.710, di cui 45.194 in occasione di lavoro, mentre quelle degli uomini ammontano a 93.730, di cui 82.483 in occasione di lavoro.
I lavoratori stranieri presentano 30.369 denunce su 150.440, circa una su cinque. Anche in questo caso il dato conferma la forte esposizione di questa componente del mercato del lavoro.

