Il nuovo tariffario nazionale aggiorna 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale e 222 della protesica, con rincari medi del 5,8%. Ma il ticket resta legato alle regole regionali e al tetto di 36,15 euro
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Dal 21 settembre entrerà in vigore il nuovo tariffario nazionale per le visite specialistiche e gli esami ambulatoriali.
La revisione riguarda 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale e 222 codici dell’assistenza protesica su un totale di 1063, che comprendono visite mediche, esami diagnostici, procedure ambulatoriali e dispositivi destinati alle persone con disabilità.
Gli aumenti medi sono pari al 5,8%.
Il decreto, approvato in Conferenza Stato-Regioni, sostituisce quello del 25 novembre 2024 che era stato annullato dalle sentenze del Tar del Lazio dopo i tanti ricorsi delle strutture sanitarie private accreditate. Allora i giudici amministrativi avevano bocciato i calcoli sulle tariffe di rimborso del ministero della Salute, perché superati e giudicati insufficienti.
L’aggiornamento modifica gli importi utilizzati dal Servizio sanitario nazionale per remunerare le strutture pubbliche e quelle private accreditate che lavorano per conto del servizio pubblico. Non significa, però, che il cittadino dovrà necessariamente pagare la stessa cifra: tariffa e ticket non coincidono. Il costo a carico dell’assistito dipende infatti dalle regole sulla compartecipazione alla spesa, dalle eventuali esenzioni e dalle disposizioni regionali.
Sul piano delle risorse pubbliche, la riforma comporta un impegno finanziario complessivo di 210,7 milioni di euro all'anno, ripartiti in 183,1 milioni per la specialistica ambulatoriale e 27,6 milioni per la protesica. Per la quota parte relativa al 2026, l'impegno stimato a carico dello Stato si attesta su circa 70 milioni di euro.
Gli aumenti: quanto costeranno visite e diagnosi
L'aggiornamento economico prevede dunque un incremento medio stimato intorno al 5,8% sulle tariffe oggetto di revisione, con variazioni sensibili in base al tipo di prestazione.
Da decreto un agoaspirato della mammella passa da 31,25 a 36,50 euro, mentre una prima visita cardiologica con elettrocardiogramma sale da 33,60 a 38,00 euro. Le prime visite specialistiche diffuse (neurologiche, ginecologiche, ortopediche, pneumologiche, endocrinologiche e gastroenterologiche) aumentano di 1 euro, passando da 25,00 a 26,00 euro. Una prima visita dermatologica o allergologica sale da 25,40 a 26,40 euro ed una visita otorinolaringoiatrica passa da 26,20 a 27,20 euro. Una prima visita oculistica aumenta da 25,80 a 26,80 euro.
Aumenti poco più contenuti sono previsti invece per gli esami strumentali e di laboratorio di uso comune: la spirometria semplice passa da 24,00 a 24,90 euro, l'elettrocardiogramma da 11,60 a 12,05 euro e il prelievo del sangue da 3,80 a 4,30 euro.
Il meccanismo del ticket: il ruolo del tetto massimo regionale
La tariffa remunerativa e il ticket non coincidono. L'importo a carico dell'assistito varia a seconda delle disposizioni regionali sulla compartecipazione alla spesa. Nella maggior parte delle Regioni vige infatti un tetto massimo di 36,15 euro per ricetta. Questo limite contiene l'impatto reale dei rincari.
Per una prima visita cardiologica (la cui tariffa nazionale diventa 38 euro), il cittadino non esente residente in una Regione con il limite di 36,15 euro pagherà al massimo quest'ultima cifra, con un aumento effettivo di 2,55 euro rispetto ai precedenti 33,60 euro.
Per l’agoaspirato della mammella, applicando lo stesso principio, il ticket passerà da 31,25 euro al tetto massimo di 36,15 euro.
Lo stesso vale quando la ricetta comprende più prestazioni, le cui tariffe vengono sommate fino al raggiungimento della soglia regionale.
Prestazioni invariate: cosa non subisce modifiche
La revisione lascia invariata la maggior parte dei costi: oltre 8 prestazioni su 10 (più dell'80%) non subiscono variazioni. Per una visita specialistica di controllo, ad esempio, si pagheranno 17,90 euro, per una radiografia del torace 15,45 euro e per un’ecografia ginecologica 30,95 euro.
Per gli esami di laboratorio, tutti i principali parametri - tra cui emocromo, glicemia, emoglobina glicata, colesterolo, trigliceridi, creatinina, TSH e VES - mantengono le tariffe precedenti. L’unico aumento, di 50 centesimi, riguarda il prelievo del sangue, la cui variazione può comunque essere assorbita se la ricetta raggiunge il tetto del ticket.
La distinzione tra «prima visita» e «controllo»
L'analisi del provvedimento pone l'accento sulla distinzione tra prima visita e visita di controllo, fondamentale per la corretta determinazione dell'importo.
La prima visita (che sale generalmente da 25 a 26 euro) si riferisce a un nuovo disturbo, a un diverso quesito diagnostico o al peggioramento di una patologia già conosciuta.
La visita di controllo (pari a 17,90 euro) serve invece a monitorare un percorso clinico già avviato, valutare esami richiesti o verificare l'efficacia delle terapie.
La corretta indicazione del quesito diagnostico sulla prescrizione medico-specialistica è quindi determinante per il calcolo del ticket.
Esenzioni confermate e indicazioni operative per i pazienti
L'aggiornamento delle tariffe non modifica il regime delle esenzioni. Mantengono il diritto all'esonero dai ticket le categorie previste per reddito ed età (codice esenzione E01), disoccupazione (E02), pensione sociale (E03) o al minimo (E04), invalidità, patologie croniche e rare, gravidanza e screening oncologici.
Per i soggetti esenti per patologia cronica o rara, la copertura rimane circoscritta alle prestazioni correlate alla specifica condizione dichiarata in ricetta.
Per gli appuntamenti fissati dal 21 settembre 2026, verrà applicata la tariffa in vigore al momento della prestazione, anche se la prenotazione è antecedente.
I cittadini possono verificare gli importi aggiornati e i codici di esenzione tramite il Fascicolo sanitario elettronico, il portale regionale o il Cup, senza dover disdire o effettuare una nuova prenotazione.
Il dibattito: sostenibilità del Ssn, liste d'attesa e le reazioni dei privati
Nelle intenzioni del Governo, la revisione punta ad adeguare tariffe giudicate superate per garantire la sostenibilità dell'offerta pubblica e favorire l'erogazione di prestazioni da parte delle strutture convenzionate. Il provvedimento chiarisce tuttavia che l'aumento delle tariffe da solo non garantisce la riduzione delle liste d'attesa, legate anche a fattori organizzativi, personale e macchinari disponibili. Le modifiche riguardano esclusivamente le prestazioni erogate per conto del Servizio sanitario nazionale e non le prestazioni private o in libera professione.
La manovra incontra la contrarietà di parte degli operatori privati. L’Unione nazionale ambulatori poliambulatori, enti e ospedalità privata ha definito insostenibili i nuovi importi. Con queste cifre, sostiene l’associazione degli operatori del settore, "si riducono le prestazioni, si allungano le attese e si indebolisce l'intero Servizio sanitario nazionale".

