Il sindacato analizza i numeri della Legge di bilancio: «Togliere risorse vuol dire accettare che il Sud continui a svuotarsi». Il nuovo taglio porterebbe via alle circa 206 posti di insegnante e 86 di personale amministrativo
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Con la Manovra la Calabria rischia di perdere circa 206 posti di docente e 86 di personale Ata dal settembre 2027. È quanto sostiene Uil scuola Calabria analizzando i numeri della Legge di bilancio. «La Manovra - osserva il sindacato - prevede la riduzione di 4.925 posti di docente e 2.049 posti di personale Ata a partire dall'anno scolastico 2027/2028: 6.974 posti in meno, che si aggiungono ai 5.660 docenti già tagliati dal 2025/2026 e ai 2.174 Ata in meno dal 2026/2027. In tre anni il sistema scolastico perderebbe complessivamente 14.808 posti, per un risparmio che a regime supera i 250 milioni di euro l'anno. La Calabria pesa oggi circa il 4,2% dei posti comuni docenti a livello nazionale: 25.764 su oltre 614mila. Applicando questa proporzione il nuovo taglio porterebbe via alle scuole calabresi circa 206 posti di docente e 86 di personale Ata: quasi 300 posti già dal settembre 2027. Se sommiamo i tagli degli ultimi tre anni la Calabria rischia di perdere oltre 600 posti», spiega Luca Scrivano, segretario generale della Uil scuola Calabria.
Una stima «prudente», la definisce Scrivano, «perché la riduzione segue il calo degli iscritti e nelle regioni del Sud, come la nostra, il calo demografico è più marcato che altrove. Nessuna provincia - prosegue - sarebbe risparmiata. Secondo la stessa proporzione i posti di docente in meno sarebbero circa 73 nella provincia di Cosenza, 56 in quella di Reggio Calabria, 38 a Catanzaro, 20 a Crotone e 19 a Vibo Valentia».
«Dietro questi numeri - spiega Scrivano - ci sono classi accorpate, plessi a rischio nelle aree interne, pluriclassi che si allargano e comunità che perdono un presidio dello Stato».
Per la Uil «il nodo riguarda in modo particolare il personale Ata. Le nostre segreterie e i nostri collaboratori scolastici lavorano già sotto organico. Quest'anno, a fronte di 403 posti Ata vacanti in Calabria, sono state autorizzate solo 137 immissioni in ruolo: appena un terzo. Tagliare ancora significa scaricare sul personale rimasto carichi di lavoro insostenibili, in edifici spesso distribuiti su più plessi e su territori difficili da raggiungere».
Per il sindacato la denatalità va letta come un'occasione, non come un risparmio: «Meno alunni dovrebbero significare classi meno numerose, più tempo pieno in una regione che ne ha ancora troppo poco, più sostegno di qualità e più attenzione alla dispersione scolastica», afferma Scrivano. «È la strada che chiedono le famiglie ed è la sola che può trattenere i giovani nel Mezzogiorno. Togliere risorse alla scuola calabrese vuol dire accettare che il Sud continui a svuotarsi».
La Uil scuola Calabria chiede quindi «ai parlamentari calabresi di ogni schieramento di sostenere in Parlamento la soppressione dell'articolo 66 e di impegnarsi perché le risorse vengano destinate alla stabilizzazione del personale precario, alla copertura di tutti i posti vacanti, docenti e Ata, e al rafforzamento degli organici nelle aree interne. La scuola è l'unica istituzione presente in ogni Comune della Calabria. Difenderla non è una battaglia di categoria, è una battaglia per il futuro di questa terra», conclude Scrivano.

