«Con Damiano tutti! Mo hanno fatto tutti quanti… la fusione!». Giovanni Covello descrive così gli equilibri criminali della Sibaritide in una conversazione riportata nell’ordinanza cautelare. Al centro del racconto c’è Damiano Pepe, mentre l’arresto di Rocco Azzaro, avvenuto il 16 ottobre 2023, apre una questione immediata: chi deve ricevere il denaro che alcuni imprenditori, secondo la ricostruzione del gip, consegnavano periodicamente al gruppo?

È attraverso gli incontri, le richieste di chiarimento e i messaggi trasmessi in quelle settimane che il giudice ricostruisce la posizione di Covello. La pubblica accusa gli attribuisce una partecipazione al sodalizio dal 2023, prima come uomo di fiducia di Azzaro e poi direttamente di Pepe. Il suo compito sarebbe stato quello di organizzare contatti, veicolare disposizioni e fare da riferimento anche per le persone sottoposte alle richieste estorsive.

Dopo l’arresto di Azzaro, il problema degli incassi

Il primo episodio viene collocato al 9 novembre 2023. Vincenzo Sibarella raggiunge Cantinella e invita Covello a incontrarlo per un caffè. Durante il colloquio si parla di accordi presi in precedenza con Azzaro e della necessità di capire se, dopo il suo arresto, siano ancora validi.

Covello riferisce la preoccupazione di un interlocutore che vuole sapere a chi consegnare il denaro. Il timore riportato è quello di pagare alla persona sbagliata e di ricevere poi una nuova richiesta da chi rivendica il diritto all’incasso.

Secondo la trascrizione, Covello aveva già rassicurato l’uomo sul fatto che, per dicembre, sarebbe stato chiaro a chi rivolgersi.

Terminato l’appuntamento, Sibarella va a casa di Pepe. Qui viene registrato un breve scambio: Pepe domanda «Di chi sono questi?» e riceve come risposta, sussurrata, «Giovanni». Il giudice per le indagini preliminari interpreta il passaggio come riferito alla consegna di denaro proveniente da Covello, inserendolo nella ricostruzione degli incassi successivi all’arresto di Azzaro.

«La fusione» e il ruolo attribuito a Pepe

In un’altra conversazione Covello risponde alle domande di un uomo sulla situazione criminale. Sostiene che gli equilibri siano stati definiti e, parlando di Pepe, richiama i rapporti con gli Abbruzzese e i Forastefano.

È in questo contesto che pronuncia la frase sulla «fusione», affermando che tutti sarebbero dalla parte di Damiano. Il gip valorizza il dialogo come uno degli elementi sulla conoscenza, attribuita a Covello, dei rapporti interni e delle alleanze tra i gruppi.

Le parole dell’intercettato vengono affiancate alle altre acquisizioni per sostenere la centralità di Pepe. La ricostruzione giudiziaria riguarda quindi sia il ruolo del presunto vertice sia la funzione svolta da chi gli consentirebbe di mantenere i contatti sul territorio.

L’imprenditore e il “regalo” di Natale

La vicenda più articolata si sviluppa tra il 14 e il 15 dicembre 2023. Un imprenditore edile telefona a Covello perché deve comunicargli qualcosa di persona. Lo raggiunge a casa e gli chiede come comportarsi.

Durante il colloquio si parla di denaro, con un riferimento a mille euro, e della possibilità di incontrare Pepe. Covello assicura che gli porterà il messaggio e organizzerà il contatto.

La sera successiva viene chiamato da Sibarella, che si trova con Pepe. Poco dopo i tre si incontrano e Covello espone la richiesta dell’imprenditore. Secondo la trascrizione della pg, racconta che l’uomo, in prossimità del Natale, «mandava sempre il regalo agli amici, ma se la vedeva sempre con Rocco».

Poiché Azzaro è detenuto, l’imprenditore vorrebbe parlare direttamente con Pepe. Il giudice riconduce il “regalo” alla quota estorsiva annuale e considera il passaggio indicativo della precedente funzione di Azzaro nella riscossione.

Covello domanda quando fissare l’appuntamento. Pepe gli lascia la scelta e, alla proposta di chiamare immediatamente, risponde di procedere.

Il richiamo al “padrone del giardino”

L’imprenditore, raggiunto al telefono, spiega di essere impegnato nella zona industriale e di non sapere quanto tempo gli occorra per liberarsi. Sibarella insiste perché arrivi subito.

Covello gli trasmette la richiesta usando un riferimento al «padrone del giardino» e alla possibilità di raccogliere delle arance. L’uomo chiede inizialmente di essere accompagnato, poi dice che cercherà una soluzione per raggiungerli.

Dopo la chiamata Covello riferisce a Pepe che l’imprenditore gli spiegherà personalmente la questione. Il successivo incontro non viene registrato: l’ordinanza precisa che né il dispositivo di Sibarella né quello di Covello consentono di ricostruire cosa sia accaduto dopo.

Tre cancelli e l’auto riconosciuta dalle telecamere

Il 21 dicembre 2023 Covello parla nuovamente del rapporto con Pepe. Sostiene di godere della sua fiducia e racconta che altre persone, per raggiungerne l’abitazione, devono prima rivolgersi a lui.

Descrive una proprietà alla quale non si accede liberamente: «Sono tre cancelli… che si chiudono alle sei e non apre a nessuno». Aggiunge che Pepe controlla dalle telecamere le automobili in arrivo e non apre quando non le riconosce.

Secondo quanto racconta Covello, la propria auto costituisce invece un riferimento conosciuto: può accompagnare le persone che Pepe accetta di ricevere. Per il gip, anche queste dichiarazioni concorrono a delineare un rapporto privilegiato e una funzione di raccordo.

Nello stesso colloquio Covello sostiene che Pepe gli abbia proposto più volte di non andare al lavoro e di raggiungerlo al mattino, per rimanere a sua disposizione. 

Le resistenze su chi dovesse riscuotere

Le conversazioni del dicembre 2023 riguardano anche le persone incaricate di raccogliere il denaro nelle zone di Cantinella e Apollinara.

Covello racconta che, dopo l’arresto di Azzaro, diversi imprenditori non avevano accettato di consegnare le somme a un determinato incaricato e si erano rivolti a lui perché portasse la questione a Pepe. Secondo il suo racconto, la segnalazione avrebbe determinato un cambiamento nella scelta di chi doveva occuparsi degli incassi.

Il gip legge questi passaggi insieme alle richieste di incontro: Covello sarebbe stato riconosciuto come interlocutore dalle persone taglieggiate, alle quali avrebbe consentito di conoscere le nuove disposizioni dopo l’uscita di scena di Azzaro.

I rapporti con Corigliano

Nella stessa giornata si parla anche di Vincenzo Guidi, indagato ma a piede libero in quanto il gip di Catanzsaro ha rigettato la richiesta di misura cautelare, e dei suoi contatti con Pepe. Covello ne conferma le interlocuzioni e riferisce giudizi sulle lunghe detenzioni e sulle intenzioni manifestate da alcuni esponenti dopo il ritorno in libertà.

Un ulteriore passaggio riguarda Giuseppe Sammarro, detto “Cardill”. Secondo Covello, dopo una precedente fase di ridimensionamento sarebbe diventato un uomo di stretta fiducia di Guidi, mantenendo frequenti contatti tra Corigliano e Lattughelle.

Anche in questo caso si tratta degli assetti descritti dall’intercettato, che l’ordinanza utilizza nella valutazione complessiva delle relazioni tra gli indagati.

Le conclusioni del gip su Covello, Azzaro e Pepe

Il giudice ritiene che le conversazioni, pur concentrate in un periodo limitato, sostengano il stabile inserimento di Covello nella cosca. Richiama i rapporti con Sibarella e Pepe, l’attività relativa agli incassi, le richieste degli imprenditori e l’accesso privilegiato all’abitazione del presunto capo.

Quanto ad Azzaro, il provvedimento affianca le acquisizioni successive al suo arresto alle precedenti condanne definitive e alle dichiarazioni di Ciro Nigro. Il collaboratore racconta di aver ricevuto attraverso Azzaro denaro destinato al sostentamento durante la detenzione e assistenza per le proprie vicende legali.

Per Pepe, il gip richiama le condanne pregresse, i contributi dei collaboratori, le frequentazioni durante i periodi di libertà e le conversazioni che gli attribuiscono un ruolo di comando. Tra gli elementi considerati figurano anche le cautele negli incontri e il sostegno economico agli associati.

La conclusione cautelare individua in Pepe e Azzaro figure direttive e in Covello un partecipe con funzioni di collegamento e trasmissione delle disposizioni.