Da sei assunzioni a tempo indeterminato per 18 ore settimanali a nove contratti da 12 ore, utilizzando lo stesso monte ore. È la modifica contestata da NIdiL CGIL Calabria nella vertenza riguardante la stabilizzazione dei tirocinanti di inclusione sociale del Comune di Rovito.

Il sindacato chiede al sindaco di assumersi la responsabilità politica della scelta e respinge l’accusa di avere ostacolato le assunzioni. La posizione è contenuta in una nota firmata dal coordinatore regionale Ivan Ferraro.

«Non basta scrivere “tempo indeterminato” su un contratto per dichiarare sconfitto il precariato», afferma NIdiL. «Con una retribuzione del genere non si mantiene una famiglia e non si costruisce una vita dignitosa: si passa semplicemente dal precariato al lavoro povero a tempo indeterminato».

La procedura originaria prevedeva sei contratti a 18 ore

Secondo la ricostruzione del sindacato, il Comune aveva avviato attraverso il Centro per l’Impiego una procedura finalizzata a sei assunzioni a tempo indeterminato e parziale, con un impegno di 18 ore settimanali.

Dopo la conclusione delle attività di competenza del Centro per l’Impiego e la formazione della graduatoria definitiva, l’Amministrazione avrebbe deciso di utilizzare lo stesso monte ore per assumere nove persone, riducendo per ciascuna il contratto a 12 ore settimanali.

«Perché modificare le condizioni delle assunzioni quando la selezione svolta dal Centro per l’Impiego era ormai conclusa e la graduatoria definitiva già formata, riducendo di un terzo l’orario e la retribuzione previsti per i candidati utilmente collocati?», domanda il sindacato.

NIdiL sostiene di non essere contraria all’ampliamento delle stabilizzazioni, ma contesta il metodo scelto. «Distribuire fra nove persone le ore destinate a sei assunzioni non significa creare più lavoro: significa dividere lavoro povero».

Sette lavoratori revocano la disponibilità

Ai candidati sarebbe stato chiesto di accettare la riduzione a 12 ore per permettere la stabilizzazione di altri colleghi, prospettando un futuro incremento dell’orario.

Dopo essersi rivolti a NIdiL CGIL, sette lavoratori hanno formalmente revocato la propria disponibilità prima della firma dei contratti. Tra loro, precisa il sindacato, non figurerebbero soltanto persone collocate nei primi sei posti della graduatoria, ma anche un candidato inizialmente escluso dalle assunzioni previste.

Per la sigla sindacale, questo elemento dimostrerebbe che la contestazione non nasce esclusivamente dalla volontà dei primi classificati di conservare le condizioni originarie.

«Nessuna garanzia sull’aumento futuro»

Un ulteriore punto della vertenza riguarda la possibilità di aumentare in futuro l’orario dei nove lavoratori da 12 a 18 ore settimanali.

Secondo NIdiL, negli atti comunali conosciuti non sarebbero indicati stanziamenti specifici, scadenze certe o garanzie vincolanti che assicurino l’incremento a tutti i dipendenti nello stesso momento e nella stessa misura.

«L’unica certezza sarebbe quindi rappresentata dalle 12 ore iniziali», sostiene il sindacato.

NIdiL richiama anche il Piano integrato di attività e organizzazione del Comune. Nello stesso PIAO in cui sarebbero previste le assunzioni dei Tis a 12 ore, risulterebbero programmati incrementi orari per altre unità di personale già in servizio.

«Per alcuni lavoratori gli aumenti vengono messi nero su bianco; ai Tis, invece, si chiede di affidarsi a una promessa», afferma la sigla.

I dubbi sulla modifica della procedura

Il sindacato sostiene inoltre che, allo stato degli atti conosciuti, non risulterebbe una formale autorizzazione alla modifica della procedura originariamente avviata per contratti da 18 ore.

Da qui la richiesta di chiarire perché non siano state reperite le risorse necessarie per assumere tutti i Tis direttamente con un orario maggiore, evitando di ridurre ore e salario ai candidati già inseriti nella graduatoria definitiva.

«Se davvero l’obiettivo era non lasciare indietro nessuno, bisognava costruire una soluzione dignitosa per tutti, non sottrarre prima ore e salario per promettere di restituirli in futuro», sostiene NIdiL.

Il sindacato respinge le accuse sui ritardi

Nella nota viene contestata anche la ricostruzione secondo la quale l’intervento della CGIL avrebbe determinato un rallentamento della procedura.

Le prove di idoneità, inizialmente fissate per il 29 giugno, sarebbero state rinviate al 3 luglio su richiesta dell’Amministrazione comunale, in attesa di un riscontro regionale sulla possibilità di procedere con i contratti da 12 ore.

NIdiL riferisce di essere intervenuta soltanto il 21 luglio, quando le prove erano già terminate, raccogliendo la volontà espressa dai sette lavoratori.

«La CGIL non ha mai chiesto di fermare le assunzioni a 18 ore», precisa il sindacato. «Ha chiesto esattamente il contrario: concludere immediatamente la procedura alle condizioni pubblicate».

Diffidato il Comune di Rovito

NIdiL CGIL ha formalmente diffidato il Comune e coinvolto nella vertenza la Regione Calabria, il Centro per l’Impiego e la Prefettura di Cosenza.

Il sindacato chiede al sindaco Giuseppe De Santis di concludere le sei assunzioni alle condizioni originarie, con contratti da 18 ore e nel rispetto della graduatoria definitiva. Per gli altri tirocinanti sollecita invece un intervento della Regione Calabria, richiamando gli impegni assunti e la legge regionale approvata a giugno.

«Vogliamo più stabilizzazioni, ma vogliamo anche lavoro dignitoso», conclude Ivan Ferraro. «Nessuno deve rimanere indietro, ma la solidarietà tra lavoratori non può diventare divisione della povertà».