Hamas promette un «bagno di sangue». Kallas: «Ue divisa e senza voce sulla scena globale»
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Palestinesi in attesa di cibo
Israele ha dichiarato Gaza City “zona di guerra”, segnando l’inizio di una nuova fase del conflitto. L’offensiva delle Forze di difesa israeliane (Idf) ha colpito quartieri densamente popolati, con un bilancio di vittime civili e decine di feriti, tra cui donne e bambini. A quasi un milione di palestinesi è stato ordinato di spostarsi verso sud, mentre la città si svuota sotto le bombe e tra le macerie.
L’annuncio dell’Idf
In mattinata l’esercito israeliano ha comunicato che la “pausa tattica” per consentire la distribuzione degli aiuti non si applica più a Gaza City. «Abbiamo iniziato le prime fasi dell’attacco», ha dichiarato il portavoce Avichay Adraee, mentre testimoni locali parlano di «migliaia di sfollati in fuga sotto un cielo oscurato dal fumo».
La reazione di Hamas
Hamas ha risposto con toni durissimi. «Il piano di occupazione avrà un effetto devastante, l’esercito nemico pagherà con il bagno di sangue dei suoi soldati», ha minacciato Abu Obeida, portavoce delle brigate Qassam. Secondo fonti arabe, le operazioni israeliane hanno già causato decine di vittime nelle aree periferiche della città.
La mossa diplomatica Usa
Alla vigilia dell’Assemblea generale Onu, gli Stati Uniti hanno deciso di revocare i visti ai rappresentanti dell’Autorità nazionale palestinese, incluso il presidente Abu Mazen. Una scelta definita da osservatori “una bomba diplomatica” che priva la leadership palestinese di rappresentanza sul palcoscenico internazionale.
Kallas: «Ue divisa, senza voce»
Da Copenaghen, l’Alta rappresentante Ue per la politica estera Kaja Kallas ha espresso pessimismo: «Non sono molto ottimista, persino la nostra proposta su Horizon non ha raccolto la maggioranza necessaria. Siamo divisi e senza una voce unica non abbiamo peso globale».