Mario Turco lavora alla nuova versione del sussidio: più beneficiari, formazione e politiche attive del lavoro da riformare. Il fabbisogno stimato sale a 9-10 miliardi l'anno. Pd favorevole, Italia Viva apre con riserve
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L'ex premier Giuseppe Conte a Cerisano
Il Movimento 5 Stelle prepara il ritorno di una misura di sostegno al reddito ispirata al vecchio reddito di cittadinanza, ma con un impianto rivisto e un'attenzione dichiarata ai percorsi di reinserimento lavorativo. Si chiama Reddito 2.0 e punta a diventare uno dei capitoli del programma del Campo Largo in vista delle prossime sfide politiche. A lavorare alla proposta è Mario Turco, professore di economia aziendale ed esponente del M5S.
L'idea è ampliare la platea delle persone raggiunte dal sostegno, intervenendo allo stesso tempo sulle politiche attive del lavoro e sulla formazione dei beneficiari considerati occupabili. Un sistema che, secondo i promotori, dovrebbe essere ripensato dalle fondamenta, a partire dal funzionamento dei percorsi formativi sia a livello nazionale sia regionale.
Reddito 2.0, quanto costerebbe la misura
Le prime stime elaborate dal Movimento 5 Stelle indicano un fabbisogno complessivo compreso tra 9 e 10 miliardi di euro all'anno. Una cifra dalla quale andrebbero sottratte le risorse già impiegate per gli strumenti attualmente in vigore. Il ragionamento dei pentastellati parte dal costo dell'Assegno di inclusione, la misura introdotta dal governo Meloni al posto del reddito di cittadinanza.
«Se il reddito d'inclusione di Meloni costa tra i 5 e i 6 miliardi, noi ne dovremo trovare altri 3-4», è la valutazione riportata dal Fatto Quotidiano. Il progetto richiederebbe dunque uno stanziamento aggiuntivo per allargare il numero dei beneficiari e rafforzare il sistema di accompagnamento al lavoro.
Il ritorno di una misura più estesa rappresenta una delle principali battaglie politiche del Movimento. Giuseppe Conte ha più volte contestato la scelta del governo di restringere il sostegno rispetto alla platea raggiunta dal vecchio reddito di cittadinanza. Sabato scorso, durante la trasmissione Accordi & Disaccordi, il leader M5S ha rilanciato la necessità di intervenire sulla povertà: «Adesso abbiamo 13 milioni di cittadini in povertà assoluta e relativa. Giorgia Meloni se ne strafrega, ma questa realtà esiste ed è sotto i nostri occhi».
Formazione, agenzie per il lavoro e Comuni
La proposta non si limiterebbe a ripristinare il precedente meccanismo. Il Reddito 2.0 dovrebbe infatti correggere le criticità emerse nel sistema delle politiche attive, soprattutto per quanto riguarda la formazione e l'effettiva possibilità di accompagnare i beneficiari verso un'occupazione.
Tra le priorità indicate dal gruppo di lavoro ci sono una revisione delle agenzie per il lavoro e un maggiore coinvolgimento delle imprese e dei Comuni. L'obiettivo è costruire percorsi più efficaci, capaci di collegare le competenze richieste dal mercato alle persone che ricevono il sostegno economico. Il nodo, secondo i promotori, è superare le inefficienze dei programmi formativi e rendere più concreto il collegamento tra assistenza e inserimento professionale.
Il progetto si muove quindi su due binari: da una parte la protezione di una platea più ampia di persone in difficoltà economica, dall'altra il rafforzamento degli strumenti destinati a chi può lavorare. Una distinzione che dovrà tradursi in regole, risorse e procedure ancora da definire.
Il confronto nel Campo Largo e le altre proposte
Il Reddito 2.0 guarda anche alla costruzione di una piattaforma condivisa tra le forze di opposizione. Il Partito democratico si è detto favorevole all'ipotesi, mentre da Italia Viva è arrivata un'apertura prudente. La renziana Raffaella Paita ha sintetizzato la posizione con una formula: «Tuteliamo i poveri, ma no alle truffe».
Nel pacchetto di proposte che il Movimento intende portare al tavolo del Campo Largo figurano anche interventi sul sistema fiscale e finanziario. Tra questi, una tassazione sulle grandi attività finanziarie, con una soglia indicata oltre i cinque milioni di euro, e sulle transazioni algoritmiche ad alta frequenza, cioè le operazioni di compravendita di titoli realizzate sui mercati attraverso sistemi automatizzati.
La piattaforma comprende inoltre l'ipotesi di un fondo sovrano da 100 miliardi di euro per gli investimenti e una «scala mobile fiscale», pensata per adeguare automaticamente il sistema tributario all'andamento dell'inflazione.
Il Reddito 2.0 è dunque una proposta ancora in fase di elaborazione, ma già destinata a pesare nel confronto tra gli alleati potenziali del centrosinistra. Restano da definire i criteri di accesso, la platea effettiva, il rapporto con gli strumenti esistenti e soprattutto la copertura finanziaria. Il primo banco di prova sarà trasformare l'annuncio politico in un progetto condiviso e sostenibile.

