Il procuratore di Napoli interviene a Otto e mezzo e critica gli attacchi alla magistratura: «I giudici non devono contrattare il proprio compenso. Vogliamo abbassare? Va bene ma che scendano anche i pagamenti per i politici». Poi denuncia la bulimia di decreti sicurezza, ma invita i colleghi a non firmare appelli
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IPA85844483 - National Assembly of the FAI – Federation of Italian Anti-Racketeering and Anti-Usury Associations. The meeting took place at Palazzo Fuga in Naples june 18 2026. in photo the Public Prosecutor of Naples Nicola Gratteri
Il confronto tra governo e magistratura torna al centro del dibattito politico. E Nicola Gratteri non usa giri di parole. Ospite di Otto e mezzo su La7, il procuratore capo di Napoli interviene sulla vicenda degli adeguamenti degli stipendi dei magistrati, critica le dichiarazioni di Giorgia Meloni e accusa la maggioranza di non aver ancora superato la sconfitta al referendum sulla giustizia.
Gli stipendi dei magistrati e la polemica con Meloni
Il primo affondo riguarda la decisione del Consiglio di Stato e il meccanismo di aggiornamento delle retribuzioni. Per Gratteri, non si tratta di un aumento, ma della correzione di un calcolo sbagliato negli anni precedenti. Da qui la critica alla posizione assunta dalla presidente del Consiglio: «Meloni è stata imprudente a dire che non firma».
Secondo il procuratore, il mancato intervento del governo non impedirebbe comunque il pagamento delle somme dovute: «Mediaticamente è efficace, ma sa che verrà nominato un commissario e che il pagamento avverrà comunque». Il punto, nella sua ricostruzione, è soprattutto quello dell'autonomia della magistratura: «Sono soldi che spettano ai magistrati per legge. I magistrati non devono contrattare col potere politico il proprio stipendio, proprio ai fini dell'indipendenza».
Gratteri allarga poi il ragionamento agli aumenti riconosciuti ad altri comparti della pubblica amministrazione. «Qualcuno mi spieghi perché quest'anno ai funzionari di Palazzo Chigi è stato aumentato lo stipendio di 500 euro e sono state fatte nuove assunzioni, senza che nessuno si sia scandalizzato», osserva. E lancia una provocazione: «Vogliamo abbassare lo stipendio ai magistrati? Bene, facciamolo allo stesso modo con i politici e gli alti funzionari».
«Il governo non ha metabolizzato la sconfitta al referendum»
Il procuratore legge le tensioni tra esecutivo e toghe anche alla luce dell'esito della consultazione referendaria. «Non mi sorprende che il governo continui ad attaccare la magistratura. Non hanno ancora metabolizzato la sconfitta al referendum», afferma.
Secondo Gratteri, il problema riguarda la concezione stessa dell'equilibrio istituzionale. «Questo governo e questa maggioranza pensano che Parlamento, governo e magistratura debbano spingere tutti dalla stessa parte», sostiene, richiamando l'idea di una visione comune dello Stato, anche quando si affrontano temi come la sicurezza. Una prospettiva che, a suo giudizio, entra in contrasto con la separazione dei poteri: «Il potere giudiziario e quello politico sono separati. Il bilanciamento dei poteri era l'ossessione dei padri e delle madri costituenti».
Il caso Siher e gli attacchi ai magistrati
Interpellato sul caso Siher, Gratteri evita di entrare nel merito, ricordando che è in corso un'indagine. Ma coglie l'occasione per criticare i giudizi espressi dalla politica sulle vicende giudiziarie prima ancora che siano state esaminate le carte.
«Non si possono fare processi senza aver letto le carte», afferma, chiedendo rispetto per ruoli e funzioni. «La politica chiede rispetto? Benissimo, lo deve avere anche nei confronti dei magistrati e non dire, in ogni fase del processo, se hanno fatto bene o male». Un comportamento che, secondo il procuratore, rischia di confondere l'opinione pubblica e delegittimare chi indaga e giudica, rendendo più difficile il lavoro di tutela della collettività.
«Bulimia di decreti sicurezza», ma i magistrati evitino gli appelli
Nel passaggio dedicato alle politiche sulla sicurezza, Gratteri parla di una «bulimia di decreti». «Ogni volta che succede qualcosa in Italia si fa un decreto sicurezza. C'è stata ansia da prestazione», sostiene. A suo avviso, alla maggioranza sarebbe mancata la lucidità necessaria per avviare uno studio approfondito e intervenire con una riforma organica del codice e del procedimento penale.
Le critiche al governo non si traducono, però, in un sostegno senza riserve a ogni forma di esposizione pubblica dei magistrati. Gratteri ritiene infatti che i giudici dovrebbero evitare di sottoscrivere appelli e iniziative che possano farli apparire schierati. «Sarebbe meglio che un magistrato si astenesse dal firmare appelli. Dobbiamo apparire equidistanti», afferma.
Il rischio, secondo il procuratore, è che un magistrato percepito come attivista finisca per esporsi a critiche difficili da neutralizzare: «Nel momento in cui ti caratterizzi e sei un attivista, poi è ovvio che ti esponi a critiche e lì è difficile che tu riesca a spiegare e giustificare. Sarebbe meglio evitare».

