Gli investigatori verificano alcuni messaggi pubblicati mesi prima del duplice omicidio di Pietracatella. Tra le domande anche quelle sugli effetti della ricina e sul suo impiego, apparentemente giustificate con la stesura di un romanzo
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C'è una nuova pista che potrebbe aiutare gli investigatori a ricostruire il duplice omicidio di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, morte dopo essere state avvelenate con la ricina a Pietracatella, in Molise. Al centro degli accertamenti sono finite alcune discussioni pubblicate su forum online, nelle quali un utente poneva domande molto specifiche sugli effetti del veleno e sulle modalità con cui avrebbe potuto essere somministrato.
Secondo quanto emerso, i messaggi risalirebbero a diversi mesi prima della tragedia. In uno dei post l'autore sosteneva di essere al lavoro sulla trama di un romanzo e chiedeva se una vittima avvelenata con la ricina sarebbe riuscita a terminare un pasto o avrebbe percepito immediatamente il sapore della sostanza. In un'altra conversazione si domandava se esistesse un composto capace di provocare un collasso improvviso senza consentire alla vittima di gridare. Proprio il contenuto e la precisione di quelle richieste hanno attirato l'attenzione degli investigatori.
L'obiettivo degli inquirenti è stabilire chi si nascondesse dietro quei profili, da dove siano partite le connessioni e se esista un collegamento con il delitto. Le verifiche si inseriscono nel più ampio filone delle analisi informatiche sui dispositivi elettronici sequestrati e sulle cronologie delle ricerche effettuate in rete.
Nel frattempo, le indagini continuano anche sul fronte scientifico. Le consulenze medico-legali hanno confermato che madre e figlia sono morte a causa di un avvelenamento da ricina, mentre il fascicolo resta aperto contro ignoti. Negli ultimi giorni fonti investigative hanno parlato di «significativi passi avanti», pur precisando che non risultano ancora persone formalmente indagate.
Gli investigatori continuano quindi a incrociare elementi tossicologici, dati digitali e testimonianze nel tentativo di individuare chi abbia procurato e somministrato la sostanza letale, in quello che resta uno dei casi di cronaca più complessi degli ultimi mesi.

