Un manifesto pubblicitario comparso nelle principali stazioni ferroviarie italiane avrebbe provocato forti tensioni ai vertici del governo e delle Ferrovie dello Stato Italiane. A raccontarlo è La Stampa, secondo cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sarebbe andata su tutte le furie dopo la comparsa della campagna di Italia Viva dedicata al 2 per mille.

Lo slogan che avrebbe fatto esplodere il caso recita: “Quando c’era lei i treni arrivavano in ritardo”, accompagnato da un’immagine e da un linguaggio che richiamano volutamente l’iconografia fascista e uno dei più noti slogan attribuiti al regime mussoliniano.

Il manifesto è stato installato anche nella stazione Termini di Roma, accanto ai tabelloni con orari di arrivi e partenze dei treni, in un momento in cui il tema dei ritardi ferroviari è tornato al centro del dibattito pubblico. Secondo dati citati da Altroconsumo, infatti, un treno ad Alta Velocità su cinque arriverebbe fuori orario.

La campagna di Italia Viva comprende anche altri slogan politici: “Quando c’era lei si pagavano più tasse”, “Quando c’era lei l’Italia era meno sicura” e “Quando c’era lei i giovani scappavano dall’Italia”.

Secondo la ricostruzione de La Stampa, Palazzo Chigi avrebbe chiesto chiarimenti al Ministero dei Trasporti guidato da Matteo Salvini, mentre esponenti di Fratelli d'Italia si sarebbero rivolti direttamente ai vertici del gruppo Fs.

Al centro delle polemiche ci sarebbe anche il ruolo di Rfi, la società del gruppo che gestisce le infrastrutture ferroviarie e che, attraverso società collegate, concede gli spazi pubblicitari presenti nelle stazioni.

Nell’articolo viene inoltre citato il futuro avvicendamento ai vertici del gruppo ferroviario: l’attuale amministratore delegato Stefano Donnarumma sarebbe destinato a FiberCop, mentre al suo posto potrebbe arrivare l’attuale ad di Trenitalia Giampiero Stisciuglio.

Per il momento non sono arrivate conferme ufficiali da Palazzo Chigi sulle presunte tensioni interne raccontate dal quotidiano torinese.