Record di denatalità, quasi 100mila under 35 fuggiti in vent'anni, comuni che si svuotano. Solo la crescita degli stranieri frena il collasso. Ma spopolamento e inverno demografico restano fuori dall'agenda pubblica
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Secondo gli ultimi dati Istat relativi al censimento permanente della popolazione in Calabria, i residenti nel 2024 sono poco più di un milione e 800mila. Il 64,5% vive nelle province di Cosenza e Reggio Calabria. Negli ultimi vent’anni, quasi 100mila calabresi tra i 25 e i 34 anni hanno lasciato la regione in cerca di opportunità altrove.
Quello che preoccupa enormemente è il nuovo record di denatalità: in Calabria nascono sempre meno bambini. Il declino della popolazione e l’invecchiamento demografico sono fenomeni strutturali che attraversano tutto il Paese, ma nel Sud – e ancora di più in Calabria – raggiungono livelli molto più allarmanti. Da noi, il calo è fortemente legato alla mancanza di lavoro stabile e qualificato, dovuta alla fragilità del sistema produttivo.
A evitare un crollo vero e proprio è un solo fattore: la crescita degli stranieri, +5,5%. E c’è una certezza: senza stranieri, non reggerebbe la nostra economia. Senza un piano serio di ingressi legali, il sistema produttivo rischia di fermarsi e molte aziende saranno costrette a chiudere.
Come rileva il professor Francesco Aiello, se nel Mezzogiorno la perdita di popolazione riguarda sistematicamente tutte le fasce d’età fino ai 50 anni, nel Nord molte regioni mostrano maggiore stabilità demografica o addirittura crescita in alcuni segmenti. Ad esempio, il Molise perde il 9% della popolazione tra i 15 e i 24 anni e l’11,8% tra i 35 e i 49 anni, mentre in Calabria il calo tra i 25 e i 34 anni supera il 15%. «Questa dinamica – afferma Aiello – che colpisce in modo trasversale le generazioni più giovani e attive, aggrava il declino demografico del Sud, riducendo progressivamente la base produttiva su cui costruire il futuro delle economie regionali».
Tutto questo sta accadendo nel silenzio più totale. I temi dell’inverno demografico, dello spopolamento e della crisi del lavoro non trovano ascolto a livello istituzionale. Non sono al centro dell’agenda pubblica. Il futuro della Calabria è a rischio, ma si preferisce parlare d’altro.
Silenzio sulle decine di borghi che stanno letteralmente scomparendo. Nessuno ascolta il grido di dolore dei sindaci, lasciati soli e senza mezzi per reagire. Siamo all’allarme vero: lo spopolamento che cambia il volto di tanti paesi, ridotti a villaggi fantasma. La conferma viene dal fronte scolastico. La dirigente dell’Usr Loredana Giannicola, pur escludendo emergenze immediate, si preoccupa del quadro demografico più ampio: «Dobbiamo allarmarci di un’altra cosa. Abbiamo un fenomeno che sta impattando la vita delle famiglie e sta cambiando proprio a livello antropologico il nostro territorio, perché lo spopolamento e il calo demografico stanno cambiando completamente anche i volti stessi dei nostri paesi».
La verità è semplice e scomoda: senza nuove nascite e senza immigrazione regolare, la Calabria non solo si spopola. Si spegne. Perché tutti i comuni, piccoli e grandi, registrano una consistente diminuzione degli abitanti. Una fuga che riguarda le nuove generazioni e pone la Calabria su una strada senza futuro. Ignorare tutto questo è criminale.




