Lo scontro politico tra il sindaco Antonio Barile e il presidente del Consiglio comunale Marco Ambrogio entra in una nuova fase. Dopo l’intervista esclusiva rilasciata dal primo cittadino al nostro network, nella quale ha annunciato una “giunta di piazza” per denunciare presunti gravi illeciti attribuiti alla precedente amministrazione, arriva la replica del massimo rappresentante dell’assemblea consiliare, tra gli esponenti di punta della passata maggioranza. Sullo sfondo resta un clima di forte contrapposizione, sfociato anche in un doppio contenzioso giudiziario, con querele reciproche tra i due.

Ambrogio oggi risponde alle accuse del sindaco, respinge ogni addebito sulla gestione amministrativa degli ultimi anni e rivendica la correttezza dell’operato della precedente amministrazione, sostenendo di aver lasciato un Comune con i conti in ordine. Il presidente del Consiglio affronta inoltre i temi che stanno animando il dibattito politico cittadino: dalle tensioni registrate nell’Aula consiliare alle polemiche sulla propria elezione, fino all’annunciata manifestazione pubblica di Barile. Un botta e risposta che fotografa un clima politico particolarmente acceso e che sembra destinato a caratterizzare anche i prossimi mesi della vita amministrativa di San Giovanni in Fiore

Ambrogio, partiamo dal comunicato stampa diramato dai consiglieri di opposizione: ha annunciato querela per Barile. Lo scontro resta su ogni fronte.

«Sono stato minacciato di essere buttato dalla finestra. Era presente il comandante dei carabinieri. Evidentemente è molto più che uno scontro politico, per l’attuale sindaco di San Giovanni in Fiore. Nella sua lunga esperienza in Comune, purtroppo Antonio Barile ha sempre alzato a dismisura i toni dello scontro e mescolato il piano politico e quello personale. Crede addirittura che siano ammesse parole triviali e pensa di non essere tenuto a rispettare regole di base della grammatica istituzionale.

È l’unico, per esempio, che non si alza in piedi durante l’esecuzione dell’inno nazionale. Se non bastasse, si mostra intollerante a chiamare gli eletti con il loro nome, che sostituisce con “chissu”, “chissa”, e poi li apostrofa con parole da bar dello sport o mercato del pesce. Non sono mie accuse, ma lo mostra la storia: lo si legge nei giornali del passato e lo raccontano i testimoni dell’epoca. Basta parlare con ex sindaci, con ex presidenti del Consiglio comunale, con ex consiglieri, oppure leggere i resoconti dei Consigli comunali o guardare i video della televisione locale. 

Tutte queste fonti possono confermare una tensione insostenibile nei Consigli comunali degli anni scorsi, l’esasperazione dei toni e lo spostamento della contrapposizione politica sul piano personale. Lo ricorderà benissimo, per esempio, l’allora presidente del Consiglio comunale, l’avvocato Franca Migliarese Caputi, che potrebbe dire quali fossero il linguaggio, i modi e le forme verbali utilizzati da Barile. Quando nelle Aule della democrazia manca il rispetto per la persona, che viene considerata un nemico e non un avversario politico, perdiamo tutti. Chiederò al prefetto di esercitare una moral suasion, oggi più che mai necessari».

Il sindaco ha annunciato una giunta di piazza. Dice che svelerà illeciti gravissimi commessi dalla passata amministrazione in cui lei fu protagonista di governo.
«In primo luogo gli illeciti si denunciano in Procura e alla Corte dei conti, non in piazza. Per inciso, nelle sedi istituzionali, se Barile continua ad accusarci, dimostreremo la correttezza assoluta del nostro operato. Gli abbiamo lasciato un bilancio sano e il Comune avanza 11 milioni tra le varie voci, cosa che gli hanno certificato i dirigenti e che lui si rifiuta di dire. Abbiamo lasciato risorse, opere e servizi, per cui trovo scorretto e pretestuoso il suo comportamento. Tra l'altro i consiglieri di opposizione hanno assicurato più volte, non solo in Consiglio, la loro collaborazione per il bene della comunità.

E l’hanno data in concreto con il voto favorevole alla rottamazione delle cartelle e con l’impegno pubblico per la delicata situazione dei precari e per l’assistenza sociale. In compenso, Barile, che è sindaco da quasi 60 giorni, ripete alla stampa d’avere ereditato una situazione disastrosa, prospetta d’aver trovato illeciti e ammanchi inimmaginabili e organizza una manifestazione in piazza come se la campagna elettorale non fosse finita. Giudicate voi. Secondo me è palese che voglia portare San Giovanni in Fiore a nuove elezioni. Del resto, in passato ha agito proprio così.

Non credo che l’abbia dimenticato il suo attuale assessore Pino Belcastro, che per farlo cadere nel gennaio 2011 si dimise insieme ad altri, da consigliere di opposizione. E non credo che Mario Oliverio, al momento alleato di ferro di Barile, abbia dimenticato il clima di allora, uguale identico a quello di oggi. Stesso copione anche negli uffici, dove delle dipendenti comunali lamentano sfuriate del sindaco nei loro riguardi, proprio come nelle altre sindacature del 2010 e del 2011. Guardi, evoco questi episodi solo per un motivo: perché da qui in avanti ci siano Consigli comunali svolti in forma normale e perché nel palazzo municipale si possa respirare un’aria serena. Sono il presidente del Consiglio e ho questo preciso dovere».

Barile sostiene di aver risposto alle interrogazioni, voi dite il contrario. Non siete soddisfatti delle sue parole o cosa?
«Questa è una domanda che dovrebbe rivolgere ai consiglieri di opposizione. In ogni caso, è visibile il filmato del Consiglio dello scorso 30 luglio e ciascuno può farsi la propria idea».

Cosa dice riguardo all’accusa di telecomandare i suoi?
«È strumentale ad aggirare completamente il discorso sul comportamento da tenere in Consiglio comunale. Prima delle differenze politiche, viene la persona, che è intangibile. Questo è il principio che deve imporsi. Altrimenti vince il messaggio che si possa passare senza problemi sulla persona, se è utile alla propria affermazione politica».

Il caso Gentile, circa la presidenza del Consiglio e il ruolo di capogruppo di Forza Italia, è chiuso o ci saranno strascichi a margine del ricorso?
«Credo che la cosa più giusta sia attendere serenamente l’esito del ricorso, come si fa dappertutto».

I consiglieri di Barile hanno diffuso ieri una nota in cui sollevano dubbi di natura regolamentare e statutaria sulla sua elezione a presidente del consiglio. Cosa si sente di rispondergli?
«Che dovrebbero studiare di più per evitare brutte figure. Mi spiego meglio. Lo statuto venne modificato all’unanimità proprio da barile nel 2010 per permettere all’allora candidato sindaco uscito sconfitto dalle urne, oggi suo assessore, giuseppe Belcastro, di poter diventare presidente del consiglio e lo divenne».

Se la sente di abbassare per primo i toni e invitare Barile a fare ugualmente?
«Riportiamo i fatti per come accaduti, altrimenti alimentiamo la confusione e chi legge potrebbe non intendere l’oggetto della questione. Barile deve capire una volta pertutte che le istituzioni sono fatte di regole e principi insormontabili, che l’esercizio dell’attività politica non può sfociare in minacce, mancanza di rispetto per l’avversario, parole sconvenienti e iniziative provocatorie.

Intanto l’Aula consiliare è sacra e tale deve rimanere, almeno finché sarò il presidente del Consiglio. Per il resto, Barile si assumerà le proprie responsabilità politiche e amministrative, sia con i suoi che con i consiglieri di opposizione e con la comunità sangiovannese. È libero di scegliere: potrà governare, risolvere i problemi e costruire il futuro con l’appoggio dell’opposizione, oppure produrre rumore di piazza e distrazione di massa, perdere fondi, opportunità, tempo e consenso. È un problema suo, però. Il mio problema è altro: garantire che nell’Aula del Consiglio la diversità politica sia rispettata e che essa non dia più luogo ad attacchi o insulti alla persona, sia da parte degli eletti che da parte del pubblico».