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«In questo momento dobbiamo restare a casa, non ci sono scappatoie». Il dottore Alfonso Mazzuca, segretario provinciale, per Cosenza, della Fimp (Federazione italiana medici pediatri), non ha dubbi.
Dottore, ieri la circolare governativa ha dato il via libera alle passeggiate con i propri bambini all’esterno.
«È un’iniziativa che non giudico in modo positivo. I bambini possono ammalarsi come gli adulti di Covid-19, anche in modo grave, o essere asintomatici ma ugualmente fonte di contagio. Mi sembra un’apertura rischiosa».
Forse in qualche modo sta passando il messaggio, dato il calo dei casi registrato anche ieri, che l’emergenza sia passata.
«Non è così. In questo momento, poi, pare che ci sia una scarsa disponibilità di tamponi in provincia di Cosenza, quindi è difficile anche fare valutazioni sui contatti stretti avuti dai soggetti Covid positivi. Non dobbiamo abbassare la guardia».
Anche una passeggiata potrebbe essere pericolosa?
«Mollare la presa adesso non ha senso. I bambini non sono come gli animali domestici che vengono portati fuori al guinzaglio, vogliono giocare, incontrare gli altri, correre, potrebbero anche sudare e poi raffreddarsi. In questo momento una febbre o una tonsillite potrebbero poi far venire il dubbio che il bimbo possa avere contratto il virus».
Un effetto boomerang.
«Credo sia così. Io sto sconsigliando ai genitori dei miei piccoli pazienti di approfittare di questa indicazione ministeriale. Bisogna resistere e portare un po’ di pazienza. A queste latitudini, non avendo tamponi sufficienti, non avendo la possibilità di testare gli anticorpi, l’unico mezzo per evitare l’infezione è l’isolamento sociale, non ce ne sono altri».
Che consigli dà ai genitori dei bambini costretti a restare chiusi in casa? Hanno bisogno di integratori per compensare la mancanza di attività all’aperto?
«Dico di rimanere sereni e tornare a fare i bambini. Se si riesce a trovare un equilibrio tra genitori e figli non serve altro, neanche integratori, a parte la vitamina D che non dovrebbe mai essere messa da parte. Poi in questo momento di isolamento, la cosa positiva è che i bambini, specie quelli che frequentano le scuole di infanzia, non sono esposti a vari malanni. Nelle nostre case sono al sicuro».
Ma c’è anche un impatto psicologico sui piccoli costretti a vivere questa reclusione forzata?
«L’aspetto psicologico dipende molto come la famiglia ha deciso di affrontare questo momento. Può aiutare moltissimo giocare tutti insieme e dedicarsi ad attività condivise e manuali. La cosa migliore è spegnere telefoni e tablet e leggere con i bimbi un bel libro di favole o di avventura».
Secondo lei i piccoli devono essere informati di quello che sta succedendo?
«Assolutamente sì, bisogna parlare con loro del problema, senza terrorizzarli ovviamente, anche perché loro riescono a metabolizzare alcune situazioni anche meglio degli adulti».

