Luigi Pantisano parla tedesco, pensa europeo, cita Marx e Gramsci, ma dentro la sua storia politica c’è anche un pezzo di Calabria. E non un pezzo folkloristico: la Calabria, per lui, è biografia e memoria familiare. Oggi, a 46 anni, il figlio di emigrati originari di Cariati Marina punta a diventare il nuovo leader della Linke, la sinistra tedesca che prova a rialzarsi dopo anni di crisi. Se ce la farà, sarà il primo politico di origine italiana a guidare un partito in Germania.

Pantisano è nato a Waiblingen, vicino Stoccarda, da una famiglia arrivata nel Baden-Württemberg negli anni Sessanta, nel pieno della stagione dei Gastarbeiter italiani. Operai, manodopera, “spaghetti-fresser”, come venivano insultati allora gli immigrati italiani in Germania. Lui quella ferita sociale se la porta ancora addosso e la trasforma continuamente in racconto politico: «Ho sperimentato sulla mia pelle cosa significa essere guardato dall’alto in basso», dice.

Ma il legame con la Calabria non è solo genealogico. Da bambino Luigi ha vissuto per anni proprio dai nonni, a Cariati Marina, perché i genitori — come migliaia di emigrati meridionali — non erano convinti di restare definitivamente in Germania. Prima si parte “solo per qualche anno”, poi gli anni diventano una vita intera. E in quella sospensione tra ritorno e integrazione cresce la coscienza politica di Pantisano.

Architetto e urbanista, laureato dopo un periodo di studi anche a Tokyo, entra in politica prestissimo: a 15 anni prende la tessera del Pds, il partito erede del comunismo tedesco orientale. Da lì una lunga gavetta: consigliere comunale a Stoccarda, poi la candidatura quasi vincente a sindaco di Costanza nel 2020, infine il Bundestag, dove oggi è vicecapogruppo della Linke.

Ma il punto interessante è che Pantisano non assomiglia affatto al vecchio stereotipo della sinistra radicale tedesca. Anzi. È uno dei volti della trasformazione della Linke: più giovane, social, popolare, meno ideologica nei toni ma durissima sui temi sociali. La sua ossessione politica? Gli affitti. «La questione centrale che la gente ci segnala sono le case troppo care», ripete spesso. Non a caso, qualche anno fa venne persino condannato a una multa per aver occupato simbolicamente un immobile a Stoccarda in protesta contro la mancanza di alloggi sociali.

Nel suo discorso politico convivono tre anime: la lotta sociale classica, la questione climatica e il tema migratorio. Secondo Pantisano, lo scontro permanente alimentato dalla destra tedesca tra “tedeschi e stranieri” è in realtà soltanto una nuova forma della vecchia lotta di classe. E per questo insiste che la sinistra debba tornare davanti ai cancelli delle fabbriche, a parlare con gli operai che negli ultimi anni si sono spostati verso l’AfD.

La sua candidatura arriva in un momento delicato ma favorevole per la Linke. Dopo essere sprofondata sotto il 3% alle europee del 2024, la sinistra tedesca è risalita fino a sfiorare il 10-12% nei sondaggi, rosicchiando consensi soprattutto alla Spd. Pantisano vuole trasformare questo recupero in un progetto stabile: una sinistra che non venga votata “contro gli altri”, ma per convinzione.

E poi c’è il tema più esplosivo in Germania: la Palestina. Pantisano rivendica apertamente che la Linke sia «l’unico partito tedesco in cui si può discutere davvero» della guerra a Gaza senza scomuniche immediate. Chiede più libertà di confronto interno e rifiuta l’equazione automatica tra antisionismo e antisemitismo. Una posizione che in Germania scatena polemiche ferocissime ma che lo ha reso molto popolare tra i giovani e tra gli iscritti con background migratorio.

Anche qui, però, ritorna la sua biografia personale. Pantisano insiste continuamente sul fatto che i migranti non vadano “raccontati” ma rappresentati direttamente: «Serve dare loro voce». E dentro la nuova Linke, soprattutto nel Baden-Württemberg, gli iscritti con origini straniere stanno diventando una componente decisiva.

La storia della famiglia Pantisano racconta bene questa traiettoria. Il fratello maggiore Alfonso, esponente della Spd e figura nota della comunità LGBT berlinese, da giovane – racconta Italia Oggi – fu addirittura cacciato di casa dal padre quando dichiarò la propria omosessualità. Oggi i rapporti familiari sono stati ricuciti anche grazie a Luigi, che allora aveva appena 15 anni.

Una vicenda privata che restituisce l’immagine di una famiglia emigrata meridionale passata, nel giro di una generazione, da un mondo rigidissimo e conservatore a una piena integrazione nella Germania progressista e urbana.

E forse è proprio questo il segreto politico di Luigi Pantisano: riesce a parlare contemporaneamente ai figli degli immigrati, ai giovani radicali delle metropoli, agli operai arrabbiati e a quella parte della sinistra europea che cerca ancora una sintesi tra diritti sociali e diritti civili.

Da Cariati Marina al Bundestag, passando per Stoccarda e Berlino: la sua scalata racconta molto più della carriera di un politico. Racconta la storia di un’intera generazione di italiani emigrati che, da forza lavoro invisibile, è diventata finalmente classe dirigente europea.