Il sindaco di Corigliano-Rossano denuncia il caos nella riorganizzazione dello Spoke e accusa il centrodestra di usare la sanità come terreno di scontro politico
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Flavio Stasi, sindaco di Corigliano Rossano
La sanità in Calabria torna al centro dello scontro politico con un nuovo durissimo affondo del sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, che accusa il centrodestra regionale di trasformare i reparti ospedalieri in terreno di scontro interno mentre i cittadini, denuncia, sono costretti a curarsi fuori regione. L’intervento arriva nelle ore in cui continua il dibattito sulla riorganizzazione dello Spoke di Corigliano-Rossano, tra trasferimenti di reparti, polemiche politiche e tensioni crescenti sul modello sanitario calabrese.
Stasi apre il suo ragionamento con un’accusa netta alla gestione della sanità regionale, sostenendo che quanto sta accadendo nello Ionio sia soltanto il riflesso più evidente di una visione più ampia. «Blitz, comunicati, conferenze stampa, dimissioni, silenzi: quanto sta facendo il centrodestra calabrese sulla Sanità, ed in particolare sui mirabolanti spostamenti dei reparti di uno Spoke, va ben oltre l’oscenità politica». Il sindaco insiste sul fatto che il problema non riguardi soltanto l’area jonica, ma tutti i calabresi, perché a suo giudizio rappresenta in modo esemplare l’idea di sanità coltivata dal governo regionale.
Nel suo intervento, il primo cittadino di Corigliano-Rossano sostiene che la sanità non venga trattata come un servizio pubblico da programmare con lungimiranza, ma come uno spazio di gestione del potere e del consenso. «Ciò che sta accadendo non vale solo per lo Ionio, ma per tutti i calabresi e rappresenta in toto quella che è la visione del centrodestra regionale della Sanità: non un servizio, non uno strumento per migliorare la condizione dei cittadini, non un settore nevralgico e delicato da gestire con programmazione lungimirante, umanità, coraggio, ma un unico grande campo di battaglia politica». È su questa linea che Stasi parla di una contesa tutta interna alla stessa maggioranza che governa la sanità calabrese da anni.
Il riferimento diretto è alla partita aperta sulla riorganizzazione dei reparti tra i due presidi dello Spoke cittadino. Negli ultimi giorni sono emerse notizie e prese di posizione sul trasferimento di reparti come Oncologia, Pneumologia, Ematologia e Cardiologia verso Corigliano, mentre Ginecologia, Ostetricia e Pediatria dovrebbero confluire a Rossano. In precedenza, il 23 marzo, l’Asp aveva disposto il blocco dei ricoveri in alcuni reparti di Pediatria, Ginecologia e Ostetricia, salvo poi revocarlo poche ore dopo, alimentando nuove polemiche sul metodo e sulla tenuta dell’intero percorso.
È proprio su questo scenario che Stasi costruisce una delle immagini più forti del suo affondo politico, parlando di reparti trattati come figurine da spostare. «Una gara inenarrabile - tutta interna peraltro allo schieramento che governa la Sanità da 5 anni con poteri speciali -, una trattativa ignobile in stile “mercato rionale” su chi sposta Ostetricia di là, Oncologia di qua, Cardiologia di là, come se i reparti fossero figurine Panini». Per il sindaco, si tratta di un esercizio di potere autoreferenziale, del tutto sganciato dai bisogni reali delle persone.
Il cuore del messaggio sta però nella denuncia delle conseguenze concrete di questa gestione. «Un esercizio del potere fine a se stesso e totalmente distaccato dalla realtà, mentre noi comuni mortali, non andiamo più nei nostri ospedali nemmeno per un raffreddore, mentre siamo costretti a metterci in macchina e portare i nostri cari a Bologna, Milano, Torino, nel migliore dei casi a Roma». È qui che Stasi lega il caos organizzativo della sanità calabrese al fenomeno, ormai strutturale, della mobilità sanitaria passiva e alla sfiducia crescente dei cittadini verso gli ospedali del territorio.
Nel suo intervento, il sindaco pone anche una serie di domande sul nuovo ospedale della Sibaritide, toccando costi, servizi, tempi di effettiva operatività e organizzazione dei reparti. Stasi chiede perché la struttura sia costata, a suo dire, molto più della media italiana per posto letto, perché non sia stato ancora potenziato o rifatto il depuratore e perché si debbano riconoscere ulteriori costi al concessionario. La sua contestazione investe anche il ridimensionamento delle attrezzature previste e il rischio che si punti solo a spostare qualche letto per evitare penali, senza arrivare a un funzionamento vero del nuovo ospedale. Su questi aspetti, nel testo diffuso dal sindaco, si tratta di interrogativi politici posti alla gestione regionale e aziendale.
Stasi contrappone a questo modello una visione diversa della sanità calabrese, che dovrebbe ripartire dai territori, dalla prossimità dei servizi e da una programmazione pubblica capace di tenere insieme investimenti, gestione e controllo sociale. Nel mirino finisce anche l’assetto centralizzato che, secondo il sindaco, negli ultimi anni sarebbe stato rafforzato dalle aziende sanitarie fino ad Azienda Zero, con effetti giudicati negativi sui servizi ai cittadini e utili invece alla gestione di fondi e potere. Anche questo passaggio si inserisce in una contestazione politica più ampia all’impianto con cui, a giudizio di Stasi, viene governata la sanità regionale.

