Si risolve il caso del bimbo idrocefalo anche grazie alla denuncia del network LaC: «Intervento riuscito, nonostante l’agitazione di mio figlio. Grazie ai medici e a chi ha acceso i riflettori. Anche qui, se vogliamo, possiamo far valere i nostri diritti»
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C’è voluta una battaglia fatta di parole, appelli e prese di posizione per trasformare un “no” in un intervento riuscito. La storia di Francesco, il bambino affetto da idrocefalia, si chiude con un esito positivo che restituisce fiducia ma lascia anche interrogativi profondi sul sistema sanitario calabrese. Perché se da un lato la macchina si è mossa e ha funzionato, dall’altro resta il peso di un’iniziale resistenza che non avrebbe dovuto esistere.
Alla fine, però, il piccolo Francesco è stato operato all’ospedale Annunziata di Cosenza. Un intervento delicato, che ha riguardato tonsille e adenoidi, oltre all’estrazione di un dente, e che si è concluso senza troppe complicazioni. «Tutto sembra essere andato bene – racconta la madre, Laura Giordano – anche se lui ha avuto molta agitazione ed è stato portato in Terapia Intensiva per essere monitorato e ricevere le cure necessarie».
Un passaggio che testimonia la complessità del quadro clinico, ma anche la prontezza di un’équipe che ha saputo gestire ogni fase con attenzione e professionalità: «Il dottore Francesco Maiarota, anestesista e rianimatore, ha organizzato tutto nei minimi particolari. Con la sua squadra è stato perfetto».
Parole che si allargano a tutto il personale coinvolto, a partire dal dottore Sante De Santis, otorino, che ha avuto un ruolo importante anche nel sottolineare il valore della vicenda sul piano pubblico. Perché il caso di Francesco non è rimasto confinato tra le mura di un reparto, ma è diventato un simbolo, grazie anche alla denuncia del network LaC che ha acceso i riflettori su una situazione che rischiava di passare ingiustamente inosservata.
E proprio su questo punto Laura Giordano insiste: «Ringrazio la redazione di Cosenza Channel e del network LaC che ha dato modo di raccontare questa storia, aiutando concretamente Francesco». Un riconoscimento che evidenzia quanto il ruolo dell’informazione possa incidere, soprattutto quando si tratta di diritti fondamentali come quello alla salute.
Non meno rilevante il contributo delle istituzioni e delle figure che si sono attivate fin da subito. Dal presidente regionale CSAIn, Amedeo Di Tillo, al direttore sanitario Pino Pasqua, che «ha trovato inammissibile l’iniziale respingimento e si è messo in moto affinché Francesco potesse essere operato».
Fino al consigliere regionale d’opposizione Francesco De Cicco e alla sua collaboratrice Anna Gualtieri, presenti sin dalle prime fasi.
Il finale, dunque, è quello che si sperava: un intervento riuscito e un bambino che può guardare avanti con maggiore serenità. Ma è anche un finale che porta con sé una riflessione più ampia. «L’ospedale di Cosenza – conclude la madre – ha dimostrato, per le competenze e l’umanità dei suoi professionisti, di non essere inferiore al Bambino Gesù di Roma».
Una riflessione che pesa, perché ribalta una narrazione spesso negativa della sanità calabrese, ma che, allo stesso tempo, suona come un monito: le eccellenze ci sono, ma devono essere messe nelle condizioni di operare sempre, senza che siano necessarie denunce o mobilitazioni per garantire ciò che dovrebbe essere normale.


