Il testo presentato qualche settimana fa dal Ministro della Salute convince il governatore che lo considera «liberale». Rosalbino Cerra (Fimmg) lo boccia senza appello: «Vogliono distruggere l’ultimo presidio di prossimità che ha il cittadino». Come cambierà l’assistenza primaria
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Lo scorso 23 aprile, sul tavolo della Conferenza delle Regioni, il Ministro della Salute Orazio Schillaci, titolare del dicastero in quota Fratelli d’Italia ed ex rettore di Tor Vergata a Roma, ha calato un asso che rischia di far saltare il banco della medicina territoriale italiana. Non un semplice restyling, ma una metamorfosi profonda che punta a scardinare il modello del medico “solista” per trasformarlo in un ingranaggio di una macchina pubblica più complessa. Se per una parte del governo è la chiave per salvare il SSN e attuare il PNRR, per i medici di assistenza primaria è l’inizio della fine. Anche all’interno dei singoli partiti le posizioni sono eterogenee, segno che non c’è (per adesso?) un indirizzo politico ben delineato.
La rivoluzione del "doppio binario"
Il cuore della proposta Schillaci è il cosiddetto “modello a doppio canale”. Da un lato, una convenzione riformata che obbliga i medici a un “debito organizzativo”: ore di lavoro strutturate e non più facoltative nelle Case della Comunità. Dall'altro, la possibilità per i camici bianchi di abbandonare la libera professione per diventare dipendenti pubblici a tutti gli effetti. Una scelta che, nelle intenzioni, dovrebbe popolare le nuove strutture territoriali, ma che per molti suona come un aut-aut.
Tra le novità più dirompenti spicca anche la trasformazione della pediatria: i bambini resteranno con il loro pediatra fino a 18 anni (non più 14), con massimali di pazienti equiparati a quelli dei medici degli adulti: si toccherà quota 1500. Un terremoto organizzativo che mira all'uniformità nazionale ma che spaventa le categorie.
La rabbia dei sindacati: «Pazienti in pericolo»
Le reazioni non si sono fatte attendere e sono state durissime già a ridosso della presentazione dello schema. La Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) parla apertamente di un provvedimento «inattuabile e pericoloso». Dal Trentino alla Campania passando per l’Emilia Romagna c’è stata una levata di scudi. Riunioni su riunioni e documenti dati in pasto alla stampa.
In Sicilia, il sindacato è sul piede di guerra: per la Fimmg dell’isola, il decreto Schillaci «distrugge la figura del medico di famiglia» ed è un «pericolo per i pazienti». Hanno perfino chiesto l'intervento di Giorgia Meloni per fermare la riforma. Secondo i sindacati, trasformare il medico di fiducia in un “medico dell'azienda” significa spostare la priorità dalla salute del cittadino agli interessi burocratici della struttura.
I punti cardine della Riforma: cosa cambia
Il cuore della proposta Schillaci è un apparato normativo che ridisegna l'assistenza primaria attraverso pilastri rivoluzionari:
- Il Modello a doppio canale: La riforma introduce una scelta radicale. Da una parte la «convenzione riformata», che resta il canale ordinario ma con nuovi vincoli; dall'altra la «dipendenza selettiva» per lavorare stabilmente nelle strutture pubbliche. Una volta approvata la nuova convenzione, il medico avrà solo sei mesi per scegliere tra i due modelli.
- Le Case della Comunità e il debito organizzativo: Queste strutture diventano il fulcro del sistema. L'attività al loro interno non sarà più opzionale, ma un «debito organizzativo» strutturale: il medico dovrà garantire una presenza programmata e verificabile, stimata in almeno 6 ore settimanali.
- La rivoluzione della pediatria: I pediatri seguiranno i ragazzi fino ai 18 anni (non più 14). Inoltre, il loro carico di pazienti sarà equiparato a quello dei medici degli adulti, portando il massimale a 1500 assistiti per tutti.
- Nuova remunerazione a obiettivi: Si punta a superare il pagamento basato solo sul numero di pazienti. Lo stipendio sarà frammentato in quote: una base, una per la presa in carico dei cronici, una per la prevenzione e una legata al raggiungimento di risultati di salute misurabili.
- Formazione e digitale: Viene istituita la Scuola di specializzazione universitaria in Medicina Generale della durata di 4 anni. Diventa inoltre obbligatorio l'uso di sistemi informatici interoperabili, del Fascicolo Sanitario Elettronico e della telemedicina
Il caso Calabria: Occhiuto promuove, Cerra boccia
In questo clima incandescente, la Calabria diventa un laboratorio a cielo aperto. Il Governatore Roberto Occhiuto ha accolto la sfida con entusiasmo, definendo la riforma «coraggiosa» e «di chiara impronta liberale», termine che di recente ripete come un mantra. Per Occhiuto, la dipendenza volontaria è un'opportunità soprattutto per i giovani medici che non possono permettersi i costi di uno studio privato.
Di parere diametralmente opposto è Rosalbino Cerra, segretario regionale della Fimmg. Ai nostri microfoni, ha espresso un dissenso radicale: «Apprezzo l’operato del presidente su molte cose, ma perché cambiare ciò che funziona? Il medico di base è gradito dal 75% dei pazienti. Non invento numeri a casaccio, fotografo la realtà dei fatti». Secondo Cerra, i medici che sceglieranno di restare convenzionati saranno «soffocati dalla burocrazia e dalla corsa agli obiettivi», costretti di fatto a cedere alla dipendenza per sfinimento.
Cosa rischia di perdere il cittadino
Ma cosa cambierà davvero per chi bussa alla porta dello studio medico? Il rischio di una penalizzazione per i cittadini è il punto focale della protesta. Cerra è chiarissimo: «Oggi il cittadino sceglie il suo medico di fiducia con cui costruisce un rapporto decennale, a volte lungo tutta la vita - spiega -. Con la riforma, nelle Case della Comunità, il paziente rischia di dover accontentarsi di chi è di turno in struttura. Non capiamo quale sia il problema: mancano medici per le Case di Comunità? Faremo i turni. Smontare l’unica cosa che funziona veramente nella Sanità è pericoloso».
Il rapporto fiduciario, pilastro della sanità italiana, verrebbe a suo avviso sostituito da una turnazione impersonale. Inoltre, il sindacato avverte: la riforma potrebbe incentivare la fuga dei giovani medici verso il privato o l'estero, aggravando la carenza di assistenza, aumentando le file al Pronto Soccorso e lasciando i pazienti cronici senza una guida stabile. La scommessa di Schillaci è alta: modernizzare il territorio o, come temono i medici, smantellare l'ultimo presidio di prossimità rimasto ai cittadini.

