«Trovo sorprendente che uno come lui, che sta ai vertici di Forza Italia, non abbia concordato queste dichiarazioni con i dirigenti del suo partito. Del resto, già alle prime riunioni al ministero prima Barelli e poi Craxi avevano espresso contrarierà a questa riforma. L’insistenza del presidente della Regione mi meraviglia e mi sorprende». La presa di posizione di Roberto Occhiuto sulla naufragta riforma dei medici di base non è passata inosservata soprattutto alle latitudini calabresi.

Qui le organizzazioni sindacali dei medici di base si dichiarano «sempre collaborative con la Regione Calabria». Tra le prime firmatarie di un air che già prevedeva – ma su base volontaria – la presenza dei medici nelle case di comunità. E invece la sortita del presidente della Regione, con i medici descritti come un ostacolo alla riforma: «Siamo sempre stati collaborativi. È una cosa che non secca solo me ma anche tutte le organizzazioni sindacali» - dichiara Francesco Esposito, segretario nazionale della Fmt. «Non ci aspettavamo una dichiarazione del genere» è il commento all’indomani delle parole di Occhiuto.

«Gli direi che non è un problema di lobby, le riforme vanno fatte d’intesa con i lavoratori che poi le subiscono; in questo caso i medici di famiglia. Invece di fare diktat da caporaletti sarebbe il caso di concordare le migliori modalità con le organizzazioni sindacali. Tant’è che alla fine si è convenuto di aderire alla nostra proposta. Se si fosse fatto sin dall’inizio avremmo evitato perdite di tempo visto le tempistiche stringenti d’avvio delle case di comunità».

A fine mese dovranno entrare in esercizio le case di comunità, strutture di nuova concezione capaci di offrire una serie di servizi sanitari nelle aree urbane e in quelle extraurbane. Lunedì è attesa la firma sull’accordo collettivo nazionale che prevede la presenza obbligatoria dei medici di base nelle case di comunità per un massimo di sei ore settimanali.

«Nelle aree urbane abbiamo un surplus di medici, quindi il debito orario sarà di due o tre ore a settimana con un turno ogni quindici giorni. Nelle aree extraurbane dove i medici sono di meno probabilmente dovremmo fare sei ore» spiega Esposito. «Abbiamo dimostrato senso di responsabilità – chiarisce ancora - accettando un impegno ulteriore proprio perché siamo consapevoli che si tratta di una partita importante. Non tutti erano d’accordo ma capiamo che in alcuni momenti è necessario trovare dei giusti compromessi».

Una partita che, tuttavia, non può dirsi ancora conclusa. Il presidente della Regione ha infatti anticipato iniziative da intraprendere «nelle prossime settimane» allo scopo di favorire il trasferimento delle aggregazioni funzionali territoriali nelle case di comunità. Esposito precisa però che l’Aft di cui fa parte sarà tra le prime ad essere inclusa in una casa di comunità, quella a Decollatura «quasi completa» di ogni servizio «grazie ad un accordo con il commissario Battistini».

Le case di comunità «servono per le diagnosi di primo livello. Ai cittadini abbiamo messo a disposizione il nostro personale amministrativo e il personale infermieristico che farà la presa in carico dei pazienti. Sostituiranno di fatto gli infermieri di comunità, al momento carenti perché non sono stati organizzati in tempo i concorsi. È un problema nazionale, in tutta Italia servirebbero ventimila infermieri. Aprire le case di comunità con i soli medici non ha senso ma servono anche infermieri e medici specialisti per soddisfare le esigenze del cittadino».