Si è chiusa la prima edizione della manifestazione dedicata all’arte panaria calabrese, tra laboratori, masterclass, incontri, mostra artistica e degustazioni. Chiaravalle: «Il pane non è solo cibo, è storia, territorio e memoria»
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Due giornate dedicate al pane, alla sua storia e al legame profondo con il territorio. Si è conclusa con una partecipazione molto ampia di espositori, panificatori e visitatori la prima edizione di “Storie di Pane sulle Orme di Sant’Umile”, la manifestazione enogastronomica e culturale andata in scena il 24 e 25 ottobre nel Piazzale del Convento della Riforma di Bisignano.
L’evento è stato organizzato dall’assessore all’Agricoltura del Comune di Bisignano Francesco Chiaravalle, in collaborazione con Regione Calabria, Calabria Straordinaria, ARSAC, INAP e i Frati Minori del Santuario di Sant’Umile.
Al centro della manifestazione, la valorizzazione dell’arte panaria calabrese e, in particolare, del pane con lievito madre, considerato uno dei prodotti più rappresentativi dell’identità bisignanese.
Il pane come racconto del territorio
La rassegna ha proposto laboratori di panificazione, masterclass sensoriali, incontri e momenti di approfondimento dedicati alla filiera e alle tradizioni dell’arte bianca.
Tra gli appuntamenti più partecipati anche la grande sfornata di pane caldo condivisa con la comunità.
Alla manifestazione ha preso parte anche l’Istituto Nazionale Assaggiatori di Pani di Calabria, mentre tavole rotonde e talk hanno affrontato il tema del futuro della panificazione nei borghi e delle opportunità legate alla valorizzazione turistica delle produzioni locali.
Museo del pane e mostra dedicata a Sant’Umile
Particolare interesse ha suscitato anche l’apertura del museo dedicato al pane e la mostra artistica sul Beato Sant’Umile da Bisignano, curata dal maestro Rosario Turco.
Un percorso pensato per raccontare il patrimonio culturale della città e il legame tra la tradizione del pane, la comunità e la figura del Santo.
«L’evento è stato pensato per sensibilizzare sul valore culturale del pane», ha sottolineato Francesco Chiaravalle.
«Non basta fare un buon pane, bisogna saperlo raccontare»
Per l’assessore, la presenza di numerosi panificatori ha dimostrato come oggi la qualità del prodotto debba andare di pari passo con la capacità di raccontarne origine, lavorazione e identità.
«Non basta fare un buon pane, bisogna anche saperlo raccontare. Il pane non è solo cibo: è storia, territorio e memoria. Raccontare un grano antico, una fermentazione naturale o una ricetta tradizionale significa trasformare il pane in un’esperienza».
Chiaravalle guarda già alle prossime edizioni, sottolineando come la manifestazione abbia posto le basi per valorizzare l’artigianato gastronomico locale in chiave turistica e culturale.
«Attraverso nuove visioni è possibile creare cultura, rafforzare identità e comunità e attrarre giovani. Il futuro del pane passa anche da qui: dall’incontro tra mani, storie e persone».
La chiusura con gli “Zingari Felici”
A chiudere la due giorni, nel Piazzale del Convento della Riforma, è stato il concerto degli “Zingari Felici”, che ha trasformato la serata finale in un momento di festa e partecipazione.
Gli organizzatori hanno già dato appuntamento alla prossima edizione.

