“Cartelle pazze”, richieste duplicate, contribuenti costretti a recuperare ricevute e dimostrare pagamenti già effettuati. È un atto d’accusa molto duro quello lanciato dal gruppo consiliare Le Lampare contro la gestione dei tributi comunali a Cariati.

In una lunga nota politica, il gruppo denuncia una situazione che definisce “disordine amministrativo scaricato sulla comunità”, accusando la maggioranza di minimizzare problemi che, secondo Le Lampare, da mesi starebbero creando disagi ai cittadini.

“Da anni raccogliamo segnalazioni di cittadini che ricevono solleciti, avvisi e ingiunzioni spesso difficili da comprendere, talvolta duplicati, talvolta riferiti a posizioni già pagate”, scrivono i consiglieri, sottolineando come il risultato sia sempre lo stesso: “Il cittadino viene costretto a perdere tempo, cercare ricevute, andare negli uffici e dimostrare di essere in regola”.

Nel documento il gruppo insiste soprattutto su un concetto politico: “Un Comune serio verifica prima e invia dopo. Non il contrario”. Secondo Le Lampare, invece, a Cariati “prima partono le lettere, poi si controlla, poi il cittadino deve sistemare”.

La critica si allarga poi alla gestione complessiva dei conti pubblici e del sistema di riscossione. “I conti pubblici non sono plastilina”, afferma il gruppo consiliare. “Non si modellano a seconda della convenienza politica del momento. Il disavanzo non è plastilina. Le entrate non sono plastilina. I debiti non sono plastilina. I tributi pagati dai cittadini non sono plastilina”.

Secondo Le Lampare, il problema dei tributi sarebbe strettamente collegato alla tenuta del bilancio comunale: “Se la riscossione non funziona, se le banche dati non sono pulite e gli incassi sono incerti, il conto rischia di arrivare sempre agli stessi: famiglie, commercianti e contribuenti corretti”.

Nel mirino finisce anche la narrazione politica della maggioranza, accusata di continuare a rassicurare i cittadini sostenendo che “è tutto sotto controllo”, mentre — secondo l’opposizione — la realtà sarebbe fatta di “file, disagi, confusione e richieste ripetute”.

Il gruppo precisa però di non voler difendere l’evasione fiscale: “Chi deve pagare, deve pagare. Ma deve pagare il giusto, sulla base di dati corretti, con atti chiari, verificati e tracciabili”.

Da qui una serie di richieste rivolte all’amministrazione comunale: bonifica delle banche dati tributarie, verifiche preventive prima dell’invio dei solleciti, controllo sull’operato della società di riscossione, canali rapidi per rettifiche e annullamenti in autotutela e report pubblici su incassi, residui ed eventuali errori.

Nel finale della nota arriva anche una stoccata politica diretta alla maggioranza cittadina: “La realtà entra nelle case dei cittadini. Arriva nella cassetta della posta, con una PEC, con una cartella, con un sollecito. E quando arriva, la propaganda finisce”.