Efficienza energetica, qualità degli spazi pubblici e valorizzazione delle opere del MAB sono al centro del progetto di riqualificazione luminosa di Corso Mazzini. La Giunta comunale di Cosenza, guidata dal sindaco Franz Caruso, ha approvato il Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica, che prevede un investimento complessivo di circa 1,4 milioni di euro.

L’intervento punta a rinnovare uno dei principali luoghi di aggregazione cittadina, migliorando l’illuminazione e mettendo in risalto il patrimonio artistico del corso pedonale. A illustrare le scelte progettuali è Andrea Malara, architetto e lighting designer, il cui approccio progettuale è incentrato sulla qualità della luce come strumento per generare una nuova qualità urbana e sulla calibrazione della luce, intesa come vera e propria "chirurgia luminosa".

Si parla di maggiore qualità della luce. Cosa significa?


«Significa superare quella che definisco la "sindrome dell'abbondanza", un retaggio culturale molto radicato nel Mezzogiorno che ci ha portato a confondere la quantità di luce con la qualità e la sicurezza. Finora si è assistito a una corsa alla sovra-illuminazione: soprattutto al Sud si è pensato che un progetto di illuminazione fosse riuscito solo se “potente”. Ci si è limitati a un mero efficientamento energetico sostituendo semplicemente lampada per lampada, senza ripensare lo spazio urbano. La vera qualità dipende invece da "come" la luce viene distribuita: serve un vero progetto di riqualificazione illuminotecnica in grado di valorizzare le città, le architetture, le piazze e le eventuali opere d'arte».

Non ha funzionato?


«I dati dimostrano di no: in Calabria spendiamo oltre 150 kWh pro capite per l'illuminazione pubblica, un consumo enorme che ci colloca in fondo alle classifiche nazionali. Nonostante questo spreco, limitarsi a installare fari da stadio non ha reso le città più belle o sicure, ma le ha immerse in un crepuscolo artificiale perenne. La semplice sostituzione non funziona perché spesso andrebbero spostati i punti luce e ripensata proprio l’immagine della città e come vogliamo che essa appaia di notte».

Il Comune di Cosenza lo ha fatto spendendo quasi 1,4 milioni.


«L'importo effettivo dei lavori ammonta a circa 970 mila euro e finanzia un intervento di rigenerazione strutturale profonda, ben oltre la semplice sostituzione dei corpi illuminanti. Questa cifra copre non solo la sostituzione dei corpi illuminanti esistenti, ma anche l’integrazione di nuovi corpi illuminanti su molti tratti per garantire l’uniformità estetica, di arredo urbano e luminosa dell’isola pedonale, l’illuminazione museale del MAB oltre il rifacimento, l'integrazione e la messa in sicurezza delle linee elettriche di alimentazione. È importante sottolineare anche la complessità del cantiere, che richiederà delicate lavorazioni in quota con l'impiego di mezzi di sollevamento, poiché gran parte dell'infrastruttura elettrica e dei proiettori corre in quota in aderenza ai cornicioni e ai prospetti storici degli edifici. Saranno inoltre valorizzate le quinte monumentali di Piazza XI Settembre, di Piazza dei Bruzi e del Municipio, le cui facciate si vestiranno di scenari dinamici nel cuore della notte».

A che tipo illuminazione ha pensato?


«La nuova luce seguirà i ritmi reali della comunità, consapevole che il centro affollato nelle ore serali non ha le stesse esigenze visive della città nel cuore della notte. Grazie a un sistema di telegestione punto-punto, l'impianto sarà completamente dinamico e intelligente, assicurando un elevato risparmio energetico. Il progetto supera la logica della semplice erogazione luminosa a favore di una gestione adattiva dello spazio urbano: l'impianto esalta la scenografia monumentale del corso durante le ore di massima fruizione sociale e commerciale, per poi rimodularsi, nelle fasce notturne più tarde, in un sistema improntato al massimo rigore energetico e alla sostenibilità ambientale».

C’è il rischio che influisca sulla quotidianità dei residenti?


«La progettazione illuminotecnica è stata attenta a ridurre gli abbagliamenti e a garantire un elevato comfort visivo, utilizzando apparecchi con ottiche di grande precisione».

Come si concilia il buio con la richiesta di sicurezza dei residenti?


«Durante le ore serali di maggiore affluenza, l'impianto attiverà la configurazione da salotto urbano, garantendo livelli di illuminamento pensati per assicurare socialità, un'ottima sorveglianza naturale e scoraggiare la microcriminalità nell'area commerciale durante le ore di maggiore afflusso. Dopo un certo orario, l'illuminazione si ridurrà automaticamente per mantenere l'area presidiata e sicura, incrementando ulteriormente l’abbattimento dei consumi energetici. L'investimento coniuga quindi la totale valorizzazione artistica e scenografica del Museo all'Aperto Bilotti (MAB) con standard di vivibilità, sicurezza e sostenibilità ambientale all'avanguardia. Ci adegueremo perfino agli eventi: dinanzi ad un festival o a manifestazioni di grande richiamo, il sistema di telegestione potrà alzare ulteriormente il flusso luminoso dei corpi illuminanti».

Ha parlato anche di Palazzo dei Bruzi.


«Saranno rifatte le illuminazioni architetturali delle tre facciate, dotandole di una nuova illuminazione dinamica e, allo stesso tempo, rispettosa del bene monumentale che consentirà la realizzazione di scenari dedicati nel corso della notte. Il tutto sfruttando tecnologie di gestione avanzata».

Come la mettiamo con l’inquinamento luminoso?


«Oggi il corso pedonale di Cosenza è uno degli spazi più inquinanti a causa, soprattutto, della presenza dei globi luminosi in quanto disperdono più del 70% della luce verso l’alto. Il nostro progetto abbatterà l’inquinamento luminoso grazie all’utilizzo corpi illuminanti cut-off, schermature e ottiche specifiche».

Come nasce l’idea?


«Voglio dare un grande merito al sindaco Franz Caruso per aver creduto fortemente in questa visione. Con lui e con il dirigente ai Lavori Pubblici Salvatore Modesto non volevamo semplicemente illuminare un corso pedonale o una strada, ma mettere in scena l'anima di Cosenza. Abbiamo cercato di cucire la luce addosso alla città come un abito su misura: un'atmosfera calda e accogliente per accompagnare la vita e gli incontri nel suo salotto urbano, e accenti d'autore per far emergere dal buio la meraviglia delle sculture del MAB e dei palazzi storici, cercando di coniugare emozione, sicurezza e un taglio drastico degli sprechi energetici».

Malara, in conclusione come cambia il paradigma?


«Cosenza compie un passo decisivo per ridisegnare il volto notturno del suo centro cittadino. Non si tratta di un semplice ammodernamento tecnologico, ma di una profonda mutazione concettuale: la luce smette di essere pura funzione stradale per farsi racconto, emozione e vera e propria "museografia urbana", fondata sulla qualità visiva, sulla calibrazione e su una puntuale "chirurgia luminosa"».