Dagli inverni record degli anni Ottanta alle nevicate tardive di primavera: la storia climatica del Cosentino spiega perché la neve a fine marzo non è un evento così raro
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Foto di Antonio Perri
La neve di questi giorni sulla Sila, arrivata quando ormai la primavera dovrebbe essere iniziata, ha sorpreso molti, ma in realtà non è un evento così raro per la Calabria settentrionale. La storia meteorologica del Cosentino racconta infatti di numerosi episodi di nevicate tardive, spesso improvvise, che hanno riportato l’inverno quando ormai sembrava finito.
Chi vive tra la Valle del Crati e l’altopiano silano sa bene che il clima qui segue regole particolari. La conformazione geografica, stretta tra Pollino e Sila, crea condizioni uniche: a volte le perturbazioni passano senza lasciare precipitazioni, altre volte invece la neve arriva all’improvviso e riesce a scendere anche a quote molto basse grazie all’aria fredda che ristagna nella valle, il cosiddetto “cuscinetto freddo”, un fenomeno tipico della zona.
Le grandi nevicate del passato
Guardando agli ultimi decenni, emergono diversi episodi che sono entrati nella memoria collettiva. Uno degli inverni più duri fu quello del 1985, quando tra gennaio e febbraio nevicò più volte con accumuli importanti anche a Cosenza e metri di neve sulla Sila. In quei giorni si parlò addirittura di branchi di lupi scesi nei paesi montani in cerca di cibo, segno di un inverno particolarmente rigido e lungo.
Un altro episodio significativo fu quello del marzo 1987, quando una forte ondata di gelo proveniente dai Balcani portò nevicate abbondanti anche a quote basse, dimostrando come l’inverno in queste zone possa spingersi molto oltre il calendario.
Gli anni Novanta furono caratterizzati da diversi inverni nevosi, in particolare il 1993, quando tra Capodanno e i primi giorni di gennaio una serie di perturbazioni portò accumuli importanti e temperature molto basse, con disagi alla circolazione e paesi isolati.
Il nuovo millennio e le nevicate record
Nel nuovo millennio uno degli episodi più ricordati resta quello del dicembre 2001, quando una forte ondata di gelo portò neve e temperature sotto zero per diversi giorni. Ma l’evento più intenso degli ultimi trent’anni fu probabilmente la grande nevicata del 2005, quando Cosenza si svegliò sotto decine di centimetri di neve e in Sila gli accumuli superarono diversi metri.
Sono eventi che dimostrano come la Calabria settentrionale, e in particolare la Sila, sia una delle aree più nevose del Sud Italia, con caratteristiche climatiche quasi alpine nonostante la vicinanza al mare.
Le nevicate tardive: un fenomeno più comune di quanto si pensi
Tra gli aspetti più curiosi della climatologia locale ci sono proprio le nevicate tardive. Non sono rari gli episodi tra marzo e perfino aprile, quando improvvise irruzioni di aria fredda dai Balcani incontrano l’umidità del Tirreno e riportano condizioni pienamente invernali.
Negli archivi meteorologici si registrano nevicate anche ad aprile e numerosi episodi a marzo, segno che la stagione fredda, in queste zone, può avere colpi di coda improvvisi e intensi.
La Sila, la montagna del Sud dove l’inverno dura di più
L’altopiano silano rappresenta un caso climatico particolare: altitudine, posizione geografica e correnti fredde provenienti dall’Europa orientale fanno sì che qui l’inverno possa essere lungo e nevoso. Non a caso la Sila viene spesso chiamata “la Siberia d’Italia”, proprio per le temperature rigide e le abbondanti nevicate.
Secondo i dati storici, negli ultimi decenni la neve è caduta con una media annuale significativa e gli anni Ottanta sono stati tra i più nevosi, mentre i Duemila hanno registrato una fase più mite, seguita però da un nuovo aumento degli episodi nevosi negli anni più recenti.
Il significato della neve di questi giorni
Le nevicate di fine marzo di questi giorni, quindi, non sono un’anomalia assoluta ma si inseriscono in una storia climatica ben precisa. La Sila resta un territorio di montagna dove l’inverno può tornare all’improvviso, anche quando altrove si parla già di primavera.
Ed è proprio questa la particolarità di questo territorio: in poche decine di chilometri si passa dal mare alle montagne innevate, dal clima mediterraneo a scenari che sembrano alpini. Qui la primavera arriva sempre, ma spesso deve fare i conti con l’ultimo ritorno dell’inverno.




