L'aula magna del Plesso Pezzullo dell'Istituto Superiore (Liceo Scientifico Fermi – Polo Tecnico Brutium) ha ospitato il convegno «Cittadinanza digitale: giovani, social network e responsabilità nell'era digitale». L'iniziativa è stata voluta dalla Provincia di Cosenza, con il vicepresidente Federico Belvedere, assessore alle Politiche giovanili, e organizzata grazie alla disponibilità della dirigente scolastica Rosita Paradiso.

Al tavolo dei relatori sedevano anche Fabrizio Marozzo (docente dell'Università della Calabria) e Rocco Sicoli (esperto di intelligenza artificiale e comunicazione politica, analista economico). Franco Laratta, giornalista e direttore dell'informazione di LaC, ha moderato l'incontro. L'evento ha visto la partecipazione delle classi quinte e di due classi terze. Gli studenti sono stati chiamati a riflettere sull'impatto che piattaforme social e sistemi di intelligenza artificiale esercitano sulla vita quotidiana, sull'apprendimento e sulla società.

L'apertura dell'incontro e l'intervento della dirigente Rosita Paradiso

Ad avviare l'incontro è stata la dirigente scolastica, la professoressa Rosita Paradiso. Nel suo discorso introduttivo ha invitato gli studenti a riporre gli smartphone nelle tasche per dedicare attenzione autentica alla discussione. Ha poi richiamato la propria formazione di docente di filosofia e la massima di Protagora secondo cui «l'uomo è la misura di tutte le cose».

La dirigente ha sottolineato come la cittadinanza digitale sia ormai una materia trasversale all'educazione civica e alla vita pubblica: dall'identità digitale SPID, necessaria per la gestione scolastica e burocratica, fino ai servizi fiscali e sanitari. In questo contesto, ogni cittadino è chiamato a essere attivo e consapevole, per non rischiare di essere «fagocitato», condizionato e guidato passivamente dagli strumenti digitali. Ha ribadito, inoltre, che la scuola ha il compito di vigilare e di accompagnare con attenzione gli alunni in un percorso in cui la tecnologia è ormai onnipresente e irrinunciabile. Infine, ha ringraziato il tavolo dei relatori per questa opportunità e per aver individuato l'istituto come scuola capace di raccogliere il messaggio dell'iniziativa.

Il saluto istituzionale del vicepresidente Federico Belvedere

Ha quindi preso la parola Federico Belvedere, vicepresidente della Provincia di Cosenza. Belvedere si è posto alla pari con i ragazzi: diplomato nel 2019, è vicino alla loro età. Ha condiviso la propria esperienza generazionale, ricordando gli anni di studio vissuti tra Facebook, Instagram e gli albori di TikTok. Ha ripercorso i periodi in cui il report settimanale dello smartphone gli segnalava sette, otto o nove ore giornaliere davanti allo schermo. Era tempo sottratto allo studio, allo sport e a relazioni umane autentiche, fatte di abbracci e vicinanza. Ha quindi esortato i ragazzi a non farsi ridurre a numeri. L'intelligenza artificiale e i social network possono essere potenti veicoli di sviluppo, a patto che l'utente non rinunci alla propria inventiva per affidarsi ciecamente a essi.

La moderazione di Franco Laratta: il costo del gratuito e la scatola nera

L'incontro è entrato nel vivo con la moderazione di Franco Laratta, affiancato dal professor Fabrizio Marozzo e da Rocco Sicoli. Laratta ha aperto il dibattito introducendo il tema centrale: il rischio di «diventare schiavi della tecnologia», pur riconoscendo che si tratta di un'opportunità storica mai avuta dalle generazioni precedenti. Ha quindi rivolto due domande dirette agli studenti: «La tecnologia sta utilizzando voi o voi utilizzate lei?» e «Perché piattaforme come Instagram e Facebook sono gratuite? Ma è veramente tutto gratuito ciò che facciamo?». Ha infine invitato a riflettere su come lo smartphone abbia migliorato alcuni aspetti della vita quotidiana, come le app postali o quelle per i treni, ormai indispensabili. A fronte di tanta semplificazione, però, si è aperto anche «un mare di dubbi, incertezze e timori».

Il dibattito e l'illusione del gratuito: l'analisi di Fabrizio Marozzo e Rocco Sicoli

Sollecitati dalla moderazione, gli studenti si sono confrontati apertamente su un interrogativo chiave: perché colossi come Meta offrono servizi come Instagram e Facebook in modo del tutto gratuito? Dalla platea è emersa subito la percezione diffusa tra i ragazzi: questi canali servirebbero alle aziende soprattutto per farsi pubblicità e raccogliere dati personali, attraverso algoritmi programmati per studiare le preferenze di ognuno.

Raccogliendo questi spunti, Marozzo e Sicoli hanno spiegato cosa c'è davvero dietro i servizi gratuiti di Internet. Far funzionare queste piattaforme costa tantissimo. Servono enormi centri dati che consumano l'energia di un'intera grande città, macchinari sempre accesi e il lavoro continuo di molti tecnici ed esperti di informatica. Per coprire questi costi, le aziende guadagnano grazie alle informazioni che raccolgono su chi le usa: circa il 98% degli incassi di Meta arriva proprio dalla pubblicità personalizzata.

Gli algoritmi registrano gran parte di ciò che facciamo sulle piattaforme. Osservano i nostri "mi piace", contano i secondi che passiamo su una foto e notano persino "dove si fermano i nostri occhi" mentre scorriamo la pagina. In questo modo ci mostrano annunci su misura, per esempio scarpe sportive o prodotti che ci piacciono, proprio quando siamo più portati a comprare.

Secondo i relatori, ognuno di noi fa guadagnare a queste piattaforme in media circa cento euro nel mondo, e anche di più nei paesi più ricchi. Il vero scopo di queste aziende è quindi tenerci attaccati allo schermo il più possibile: più tempo restiamo sull'app, più annunci possono mostrarci e più guadagnano. Queste piattaforme sono grandi società commerciali e, quando non paghiamo con i soldi, il vero prezzo siamo noi. Paghiamo con i nostri dati, con il nostro tempo e con la nostra attenzione.

La questione della fiducia, «la scatola nera» e il ruolo del pensiero critico

Dopo le dinamiche commerciali dei social network, il dibattito si è spostato sul concetto cardine di "fiducia nella tecnologia". La platea è stata invitata a formulare domande come farebbe con ChatGPT. Da questa simulazione è emersa una contraddizione evidente, soprattutto tra i ragazzi: spesso ci fidiamo a occhi chiusi delle risposte che ci dà la tecnologia, senza nemmeno sapere come vengono create. Tra gli adulti c'era già consapevolezza di questi meccanismi, mentre per gli studenti è stato un vero momento di scoperta.

I relatori, Fabrizio Marozzo e Rocco Sicoli, hanno spiegato che l'intelligenza artificiale generativa funziona oggi come una vera e propria «scatola nera». Si tratta di modelli complessi i cui processi decisionali interni sfuggono persino agli stessi sviluppatori. A ciò si aggiunge una profonda interconnessione con l'ecosistema digitale. I contenuti, i post e i video condivisi dagli utenti su piattaforme come Meta o X non sono inerti: costituiscono la materia prima con cui vengono addestrati i grandi modelli linguistici, da ChatGPT a Claude e Grok. Gli utenti, quindi, non sono meri fruitori, ma inconsapevoli addestratori dell'intelligenza artificiale.

Il confronto ha toccato poi il tema della dipendenza tecnologica e geopolitica. Ci fidiamo di infrastrutture e servizi interamente controllati da aziende private d'oltreoceano, che dall'oggi al domani potrebbero cambiare le regole o sospendere l'accesso. Da qui l'interrogativo più profondo rivolto agli studenti: se l'IA consente a chiunque di trovare risposte all'istante, che cosa fa la differenza tra le persone?

I relatori hanno ricordato che l'intelligenza artificiale è solo un amplificatore. Può anestetizzare e appiattire chi la subisce passivamente: se la usiamo senza pensare, ci intorpidisce la mente. Se invece abbiamo idee solide e usiamo il nostro cervello per ragionare, diventa uno strumento potentissimo. La differenza, quindi, non la fa la macchina, ma il modo in cui decidiamo di usarla. Usarla per fare i furbi a scuola significa solo prendere in giro se stessi. Guidarla con testa e spirito critico, invece, trasforma la tecnologia in una grandissima opportunità per creare cose nuove.

L'impegno scolastico

A questo proposito è intervenuta anche la dirigente Rosita Paradiso. Ha sottolineato che la scuola ha il compito fondamentale di accompagnare i ragazzi verso la consapevolezza delle proprie reali potenzialità. La dirigente ha messo in guardia dal rischio che l'IA sostituisca del tutto il ruolo educativo e formativo dello studio. Ha portato l'esempio pratico delle verifiche: «se io a un certo punto interrogo un aggeggio che mi dà subito le risposte pronte, sarebbe facilissimo». Ha così evidenziato l'inutilità di presentare compiti, o tesi di laurea, privi di autenticità o copiati direttamente dalla rete: un voto scolastico o universitario ottenuto senza impegno personale non genera alcuna competenza reale.

Ha poi preso la parola Rocco Sicoli. Fino a ieri, ha osservato, la vera forza apparteneva a chi conosceva le risposte; oggi appartiene a chi sa formulare le domande giuste, perché le risposte, giuste o sbagliate che siano, le abbiamo tutti. Ha quindi invitato gli studenti a costruire una solida fiducia in se stessi, senza lasciarsi etichettare da un brutto voto o dal giudizio rigido di un docente.

L'intervento del professor Luigi Maximilian Caligiuri: l'affidabilità dei dati e il problema del controllo

A impreziosire il dibattito è intervenuto dal pubblico il professor Luigi Maximilian Caligiuri. Ha offerto agli studenti una prospettiva complementare, incentrata sull'affidabilità scientifica del dato e sui confini dell'intelligenza delle macchine.

Caligiuri ha esordito con un parallelo con il mondo dell'informazione. Un tempo il lavoro del giornalista consisteva nella verifica meticolosa delle fonti. Oggi, invece, i modelli digitali operano su una marea di dati forniti dagli utenti senza alcun filtro di attendibilità. Essendo sistemi prettamente statistici, se alimentati con dati fallaci restituiscono inevitabilmente risposte errate o fuorvianti.

Il professore ha poi ricordato un recente convegno a Roma, in cui si sono confrontate due posizioni opposte. Da un lato c'era la convinzione che la macchina soppianti del tutto il cervello umano; dall'altro, la certezza etica che l'uomo mantenga un'unicità insuperabile. Caligiuri ha messo in guardia da entrambe le semplificazioni. A suo avviso il punto non è stabilire chi sia superiore, ma prepararsi alla concreta possibilità che i sistemi artificiali superino le capacità intellettive umane. Questa possibilità apre il cruciale «problema del controllo».

Citando Stuart Russell, tra i massimi studiosi della materia, ha spiegato che una macchina è intelligente nella misura in cui trova strategie per raggiungere scopi prefissati. Il vero rischio scatterà se e quando questi sistemi diventeranno capaci di porsi obiettivi autonomi, sfuggendo alla guida umana.

Concludendo il proprio contributo, Caligiuri ha invitato la platea a non confondere il semplice accumulo di nozioni con la vera comprensione: «sapere non significa comprendere, e l'intelligenza statistica non coincide con la consapevolezza di ciò che si fa». I calcolatori più avanzati sono ormai alle soglie di poter emulare il buonsenso umano. Di fronte a questo, l'unica vera difesa per le nuove generazioni è restare salde nella consapevolezza della propria identità e del proprio pensiero critico.

La provocazione di Franco Laratta: gli errori dell'IA e il rischio di atrofizzare il cervello

Riprendendo la parola, il direttore Franco Laratta ha lanciato una provocazione sul termine «intelligenza artificiale». Secondo Laratta la macchina è in realtà priva di senno: non elabora un pensiero proprio, ma agisce come un archivio immenso, in grado di scansionare miliardi di testi in un secondo. Ha poi richiamato l'attenzione sul pericolo di atrofizzare il cervello. L'uso continuo della calcolatrice fin dall'infanzia ha indebolito il calcolo a mente. Allo stesso modo, affidare ogni fatica intellettuale agli algoritmi rischia di far arretrare il cervello umano anche nelle mansioni basilari.

L'intervento di Fabrizio Marozzo: la metafora dell'attività sportiva e dell'ascidia

Il professor Fabrizio Marozzo ha risposto alle questioni aperte con la metafora dell'attività sportiva. I traguardi atletici si ottengono unicamente con il sudore e l'allenamento, senza scorciatoie. Allo stesso modo, le competenze cognitive si formano soltanto attraverso la fatica dello studio. Rinunciare a questo impegno impoverisce le abilità necessarie per usare la tecnologia in modo critico.

Marozzo ha poi invitato la platea a interrogarsi sulla funzione biologica del cervello, che secondo lui si è sviluppato nell'evoluzione per gestire il movimento. A dimostrazione ha descritto il ciclo vitale dell'ascidia, un animale marino che nella fase larvale nuota e possiede una struttura cerebrale. Una volta ancorato stabilmente a uno scoglio, l'organismo riassorbe gran parte del proprio sistema nervoso, perché non ha più bisogno di spostarsi.

Il valore delle piccole abitudini e le conclusioni: essere protagonisti del proprio futuro

Approfondendo il parallelo tra sforzo fisico e allenamento mentale, Rocco Sicoli ha richiamato il principio esposto nel celebre saggio Atomic Habits di James Clear. Il vero cambiamento non si ottiene inseguendo propositi generici e lontani, ma introducendo una piccola azione quotidiana. Chi compie un micro-miglioramento ogni giorno si ritrova a fine anno con centinaia di abitudini consolidate. Rimandare a tempo indefinito, invece, porta all'inerzia totale. Sicoli ha fatto un esempio pratico: iniziare a correre sul tapis roulant partendo da cinque minuti al giorno per arrivare a venticinque. Il cervello umano è biologicamente programmato per risparmiare energia ed è abituato alle comodità moderne. Per non atrofizzarsi, va quindi stimolato di continuo e sottratto alla pigrizia passiva.

La battuta finale di Laratta ha riassunto il cuore dell'incontro. Lo scopo non era spaventare gli studenti, ma renderli consapevoli della straordinaria opportunità tecnologica che hanno a disposizione. Da qui una regola preziosa: «non dovete farvi usare dalla tecnologia, ma dovete essere voi a usarla».

I saluti finali della dirigente scolastica Rosita Paradiso, con i ringraziamenti istituzionali ai relatori e alla platea per l'attenzione dimostrata. Rivolgendosi in particolare agli studenti delle classi quinte, ormai prossimi al diploma, li ha esortati a condividere queste riflessioni anche a casa con le famiglie. Li ha invitati, inoltre, a prendere saldamente in mano il proprio percorso: «siate sempre i veri protagonisti della vostra vita, non lasciatevi vivere e non permettete che il tempo scorra senza consapevolezza». Ricordando la propria indole sognatrice, la preside ha infine congedato i ragazzi con un messaggio di fiducia e determinazione: anche i traguardi apparentemente più lontani possono diventare realtà, se sostenuti dalla forza di volontà e dall'impegno quotidiano.