Un’arteria progettata per un’altra epoca oggi regge da sola traffico locale, mezzi pesanti e turismo. Tempi di percorrenza aumentati, estati da incubo e nessun progetto strutturale
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C’è una strada che ogni giorno migliaia di cittadini dell’Alto Tirreno Cosentino percorrono per andare a lavorare, accompagnare i figli a scuola, raggiungere ospedali, uffici, stazioni, aeroporti. È la vecchia Statale 18, un’arteria ormai diventata il simbolo dell’abbandono infrastrutturale di un intero territorio.
Progettata e costruita per i flussi di traffico degli anni Settanta, oggi la S.S.18 si trova a sopportare un carico di veicoli almeno venti volte superiore rispetto a quello immaginato quando venne realizzata. Mezzi pesanti, pullman, traffico locale, turismo estivo, spostamenti pendolari: tutto si riversa su una strada che da tempo non è più in grado di reggere il peso del presente.
Chi la percorre ogni giorno conosce bene il copione. File interminabili, rallentamenti continui, autovelox in successione, rotatorie progettate male e spesso incapaci di fluidificare davvero il traffico, accessi privati praticamente ovunque, attraversamenti nei centri abitati, camion costretti a dividere la carreggiata con automobili e motocicli in spazi sempre più stretti.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Un tragitto di circa 80 chilometri che vent’anni fa richiedeva poco meno di 50 minuti, oggi ne richiede almeno un’ora e venti, quando va bene. E nei mesi estivi la situazione precipita ulteriormente: la sola grande arteria tirrenica diventa un serpentone di lamiere quasi immobile, con tempi di percorrenza raddoppiati e disagi enormi per residenti e turisti.
Eppure, nonostante tutto questo, sul fronte delle grandi opere non si vede nulla. Nessun progetto concreto di ammodernamento, nessun piano di ampliamento, nessuna variante significativa, nessuna strategia capace di immaginare la mobilità del Tirreno Cosentino nei prossimi vent’anni.
Da una parte è giusto che il versante ionico e la Statale 106 abbiano ricevuto attenzione e investimenti: si tratta di una strada tristemente nota per pericolosità e ritardi storici. Ma questo non può significare dimenticare completamente l’altro versante della Calabria. L’Alto Tirreno Cosentino non può continuare a vivere con una sola arteria congestionata, lenta e ormai inadatta alle esigenze di un territorio moderno.
Non può essere lasciato solo con la manutenzione ordinaria di ANAS e con qualche rattoppo periodico dell’asfalto, mentre manca totalmente una visione straordinaria. La domanda allora è semplice: ai politici regionali, che pure percorrono la Statale 18 con le loro auto blu, verrà mai in mente che questa strada meriterebbe almeno una parte dell’attenzione riservata ad altre infrastrutture?
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza poteva essere l’occasione giusta per affrontare finalmente il nodo della Statale 18, con interventi strutturali, varianti, ampliamenti, messa in sicurezza e una visione moderna della mobilità sul Tirreno Cosentino. Invece, anche questa opportunità sembra essere passata senza lasciare traccia concreta su un’arteria che continua a essere fondamentale per migliaia di cittadini.
Alla fine, l’unica vera «resilienza» visibile è quella dei lavoratori, degli studenti, dei pendolari, dei piccoli imprenditori e delle famiglie che ogni giorno affrontano l’avventura della Statale 18, tra code, rallentamenti, pericoli e tempi di percorrenza sempre più insostenibili.
Perché senza investimenti seri, senza coraggio e senza programmazione, la S.S.18 resterà il vero incubo quotidiano di migliaia di cittadini calabresi.

