Un talento riconosciuto presto, ma senza proclami fuori misura. Le parole di Paolo Conforti, ex portiere e primo allenatore di Domenico Berardi, attaccante calabrese originario di Bocchigliero, restituiscono uno spaccato autentico degli inizi del giocatore del Sassuolo.

Intervistato da Sportitalia, Conforti ha raccontato i primi passi del calciatore, soffermandosi su intuizioni e contatti che hanno segnato l’avvio della carriera: «Io sono stato il primo allenatore di Berardi. All’epoca chiamai il mio mister, per voi direttore sportivo Franco Ceravolo, e nel 2012 gli dissi: “Ho un buon giocatore, non un grande giocatore”». Una valutazione prudente, quasi controcorrente rispetto all’entusiasmo diffuso: «Oggi tutti parlano di grandi giocatori senza capire di calcio, e vedete dove siamo arrivati», ha aggiunto in modo quasi critico.

«Ho una scuola calcio con 150 ragazzi, ne ho mandati anche al Perugia – ha detto Conforti – , ma non tutti emergono. Domenico ha avuto anche una grande fortuna», ha spiegato l’allenatore, sottolineando il ruolo delle occasioni e degli incontri giusti. Tra questi, proprio quello con Ceravolo, figura chiave nel percorso del numero 10 neroverde: «È stato il primo a credere in me e in Berardi». Nel racconto di Conforti emerge anche un passaggio legato al calcio internazionale e a una occasione sfumata: «Con la vicenda del Sassuolo, anzi dopo un anno mi ha chiamato Domenico che lo voleva il Borussia Dortmund, c’era Jürgen Klopp, ma Domenico era molto timido fuori dal campo, però nel campo era un leone. Io lo chiamavo il lupo della Sila perché noi veniamo dalla montagna ed è un giocatore che anche in questa Juve attuale farebbe la differenza»

Il talento di Domenico Berardi si è costruito tra campi di provincia, sacrifici e intuizioni, prima dell’esplosione nel calcio professionistico. E a confermare le doti fuori dal comune già in età giovanile arriva anche un ricordo diretto dal campo. Sui social, Renato Simonelli, portiere all’epoca dell’Oriolo, ha rievocato una sfida datata 2009 contro il Mirto di Berardi: «Giocava nel “Castello Mirto”… nel lontano 2009 perdemmo 10-1. Presi ben 8 gol da Berardi. Già ai tempi un giocatore di altre categorie».

E ancora: «
Ci dissero rifiutò la Juve per non lasciare gli amici, perché si divertiva troppo a giocare con loro. Non credemmo ad una parola… non appena cominciammo a giocare fu ben chiaro che effettivamente era proprio così. Un talento assurdo».