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Speciale: Come nasce una bandiera (II parte)

Speciale: Come nasce una bandiera (II parte)

Gigi Marulla svela i segreti di un capitano e sottolinea: “Dopo Parisi nessun altro potrà più entrare nel nostro club: il calcio è cambiato ma Nello fa parte ancora del nostro mondo”.

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Parisi entra a far parte del ristrettissimo club dei calciatori con almeno 200 presenze

Gigi Marulla ha un nome e un cognome in cui è racchiusa una grande storia. L’uomo dei record è una bandiera per Cosenza. Uno di quei calciatori a cui è inevitabilmente legato un club e un’intera città. Nello Parisi toccherà un traguardo che solo un grande calciatore come l’attaccante di Stilo e pochi altri hanno raggiunto. Duecento presenze con una maglia amata da tanti, ma sudata e difesa da pochi. E’ proprio Marulla che ci svela i segreti dei leader, dei capitani, di quei calciatori che non potranno mai essere dimenticati dalla piazza rossoblù. “Entrare in questo club di eletti significa molto per un calciatore. Cosenza è di chi la ama davvero. Di chi come me, e pochi altri compreso Parisi, è legato da qualcosa di inscindibile a questi colori. Il record che raggiungerà l’attuale capitano è molto prestigioso e solo chi è una vera e propria bandiera può arrivare a questi livelli. Io conosco Nello. E’ un ragazzo serio, posato e gentile. Un professionista che è amatissimo dalla società, dai compagni e da tutte quelle figure che gravitano nel club. Solo uno come lui in questi tempi può raggiungere quota duecento perché chi ha le sue qualità spesso pensa ad andare in categorie superiori, a guardare il portafogli. Lui invece è il Cosenza, lo è stato e lo sarà”.
PASTA DA CAPITANO. Un capitano è tutto. Marulla lo sa bene per aver avuto la fascia legata al braccio in tante battaglie. Al leader dello spogliatoio è affidato anche il compito di guidare i giovani e Gigi sa bene che non è facile. “Se un ragazzo vuole arrivare ad un record così importante deve capire che il pallone non è una sfera che rotola ma un mondo fatto di regole. Devi condurre una vita da sportivo, pensare a lavorare ed essere predisposto al sacrificio. Se hai queste qualità e si abbinano alle doti fisiche, tecniche e umane, puoi diventare in futuro un Marulla, o un Parisi”. L’uomo del gol alla Salernitana sorride. Gli occhi si trasformano quando parla di calcio e scintillano quando ritorna a discutere degli anni d’oro dei Lupi. “C’è una differenza incolmabile fra i miei tempi e quelli attuali. Una volta le bandiere si vedevano nei momenti difficili. Il capitano doveva far la voce grossa quando una squadra era in apnea. Dovevi trascinare il gruppo ed esser pronto a fare il massimo fuori e dentro allo spogliatoio. Una volta non esisteva lo sciopero. Se non eri pagato rispondevi sul campo e non cercavi alibi. Noi ci siamo salvati con un presidente in carcere e la nostra risposta in quella stagione fu eclatante. Ecco, mi viene da pensare che Parisi è un calciatore d’altri tempi. Uno di quelli che sanno bene cosa fare sempre. Nel rettangolo verde e fuori. Credo più in generale che anche questa società sappia bene cosa fare. Hanno uno staff di tutto rispetto e uomini capaci. Fiore sappiamo tutti chi è ma anche Leonetti è un professionista che mette il suo impegno nel ruolo che svolge. I nomi del resto non hanno mai fatto il calcio. E’ il sentimento che ti spinge ad operare bene e a farti centrare i risultati che danno attualmente ragione al Cosenza. Anche a loro va il merito di aver scelto un capitano come Parisi. Queste cose contano e molto”. Il discorso di fa serio e Marulla con una battuta efficacissima e ironica ci fa capire cosa significhi fare il capitano a Cosenza. “Io dico sempre che prima di giocare qui ero alto un metro e ottanta, bello. Avevo gli occhi verdi e i capelli biondi. Poi dopo la mia esperienza sono diventato basso e senza capelli. Con questo voglio dire che se hai questa squadra nel cuore dai tutto. A Cosenza non è facile fare il capitano ma se entri nel cuore della gente, non sarai più dimenticato. Devi essere uomo nel vero senso della parola. Devi tutelare i compagni, la società, il pubblico. Devi capire che nella fascia è racchiuso un mondo che devi saper gestire. Io ho dato più di quanto era nelle mie forze e con la città è nato un amore indissolubile. E’ per questo che vivo qui e che altri calciatori storici come anche Parisi si sono fermati in questo luogo. Si crea un legame morboso con la città, con gli amici, con i compagni che ti sono stati accanto nella tua avventura. Senti tutto dentro e non lo dimentichi mai. Anche quando ero a Genova pensavo solo a tornare a Cosenza. Ho rifiutato la Serie A per giocare qui e sto meravigliosamente. Non rinnego nessuna mia scelta. Ogni partita con la maglia dei Lupi era una battaglia da vincere. Una guerra per difendere i colori e la città. La stessa che fa ogni domenica Parisi. Chi a arriva a duecento presenze la maglia la ha tatuata sul corpo”.
UNA BATTAGLIA CHE MAI FINIRA’. E la sua storia iniziò così. “Non avevo mai guidato e mi prestò la Fiat 500 mio cugino. Arrivai in città e feci la strada che porta allo stadio in controsenso. Gli altri automobilisti si agitavano e pensai che mi avevano riconosciuto. Era tutto molto strano. Mi accorsi infatti poco dopo, che stavo infrangendo tutti i codici stradali. Me lo dissero i Vigili Urbani, che mi diedero il benvenuto in città”. Dalle risate però il volto si incupisce. “Non manderò mai giù la retrocessione a Padova. Passammo dal paradiso all’inferno e fu un epilogo che non meritavamo né io e né la squadra. Lasciare in Serie B dopo una carriera costellata da grandi emozioni fu quasi drammatico”. Emozioni vive. Sentimenti che traspaiono anche a distanza di anni. Secondo Marulla, un altro Gigi, un altro De Rosa, un Napolitano, un Vita e un Ciccio Marino non ci saranno più. Solo Parisi ha raggiunto quota duecento ma dopo di lui, nessun’altro potrà riuscirci. “Credo che sia impossibile entrare in questo club dei record. Il calcio è cambiato e i soldi vengono prima dell’amore per una squadra. Le bandiere non esistono più e Parisi sarà forse l’ultimo a raggiungere quota duecento. I miei numeri? Duri da battere. Io a Cosenza ho dato tutto e sono stato contraccambiato. Un amore così grande non sboccia spesso”.  (Francesco Palermo)
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