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Cartellone pubblicitario sessista, il caso finisce in procura: Keyakù denuncia il sindaco Occhiuto

Cartellone pubblicitario sessista, il caso finisce in procura: Keyakù denuncia il sindaco Occhiuto

Dalle parole ai fatti. Questa mattina l’azienda “Keyakù” di Zumpano ha depositato presso la procura della Repubblica di Cosenza la querela sporta contro il sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto che nella giornata di venerdì – dopo aver ricevuto numerosi messaggi di sdegno da parte dei cittadini sia su Facebook che in privato – ha ordinato la rimozione dei presunti cartelli pubblicitari sessisti dell’azienda medesima. 

La società, rappresentata dall’avvocato Raffaele Brunetti, ritiene di essere stata danneggiata dalla decisione del primo cittadino di Cosenza, considerando il suo atto un abuso dal quale difendersi nelle sedi competenti, visto che avrebbe leso l’immagine di “Keyakù”.

La polemica scoppiata sul web, dunque, ora finisce sulla scrivania del procuratore capo Mario Spagnuolo che dovrà valutare se vi sono gli elementi per aprire un fascicolo d’indagine o ritenere non sufficienti le motivazioni messe nero su bianco dell’avvocato dell’azienda di Zumpano.

Sta di fatto che il caso, finito anche sul Corriere della Sera, conferma ancora una volta la potenza mediatica dei social network, e in particolare di Facebook. E proprio grazie al mondo virtuale sia Keyakù sia Occhiuto hanno potuto esprimere il proprio dissenso per le rispettive decisioni, sostenuti chi più chi meno dai vari utenti che hanno preso le difese dell’azienda o del sindaco.

Il primo cittadino sabato sera aveva controreplicato all’azienda, affermando che «mi sarei aspettato dall’azienda in questione un atto di scuse, visti i tanti messaggi di ringraziamento che ho ricevuto dai cittadini. Scuse, che, naturalmente, non dovevano essere rivolte al sottoscritto ma, in particolar modo, alle moltissime donne indignate dai loro slogan promozionali». E ancora: «Mi stupisce quindi la minaccia della querela e l’uso strumentale, sempre deprecabile, di temi come la disabilità al fine di imporre le proprie ragioni». Non una minaccia, ma un atto ufficiale protocollato oggi intorno a mezzogiorno.

Dal canto suo, l’azienda Keyakù aveva dichiarato che «i cartelloni illegittimamente rimossi saranno ripristinati a nostra cura nella giornata odierna (sabato, ndr), del resto lo stesso Occhiuto agisce sapendo di commettere un illecito; inequivocabili sono in tal senso le sue parole: «Non ci interessano eventuali conseguenze legali per la rimozione anticipata di questi cartelloni», in cui egli stesso non paventa generiche azioni legali, ma dimostra piena consapevolezza di quelle che saranno le “conseguenze legali” della sua azione».

La palla passa alla magistratura: Occhiuto ha abusato dei suoi poteri di sindaco? Il messaggio pubblicitario di Keyakù infanga il ruolo della donna? Staremo a vedere come finirà l’ennesima polemica tutta virtuale. (Antonio Alizzi)

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