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“TELA DEL RAGNO” | Il primo filone d’inchiesta arriva in Cassazione: ecco la sentenza

“TELA DEL RAGNO” | Il primo filone d’inchiesta arriva in Cassazione: ecco la sentenza

Si conclude il primo filone dell’operazione antimafia “Tela del Ragno”, venuta alla luce dopo un blitz coordinato dalla Dda di Catanzaro contro le cosche del medio-basso Tirreno cosentino. In serata, infatti, la Suprema Corte di Cassazione ha emesso la sentenza di terzo grado nei confronti degli imputati che avevano deciso di farsi giudicare col rito abbreviato. 

“Tela del Ragno” è l’inchiesta coordinata dall’Ufficio inquirente di Catanzaro e condotta dal Comando Provinciale dei carabinieri che nel 2012 assicurò alla giustizia presunti boss e affiliati dei vari clan che per anni hanno monopolizzato la vita criminale, arrivando ad uccidere quei soggetti che erano diventati scomodi. Episodi che hanno già avuto un epilogo in primo grado, dove la Corte d’Assise di Cosenza ha inflitto ben 11 ergastoli e altre condanne pesanti.

Gli ermellini hanno rigettato il ricorso della procura generale, confermando la sentenza di secondo grado ad eccezione delle posizioni di Mario Attanasio, difeso dagli avvocati Giuseppe Bruno e Luca Acciardi, Salvatore Serpa, Alessandro Pagano e Mario Severino, per i quali la Cassazione ha annullato con rinvio le condanne inflitte in secondo grado a seguito delle assoluzioni ottenute davanti al gup del tribunale di Catanzaro. Confermata invece l’assoluzione per Carlo Lamanna in relazione all’omicidio di Luciano Martello, nonostante il procuratore generale aveva chiesto l’annullamento con rinvio della sentenza di secondo grado, e il proscioglimento per Ettore Lanzino e Domenico Cicero.

SECONDO GRADO. Il 14 ottobre del 2015 la Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro aveva confermato la condanna per Pasqualino Besaldo (10 anni e 4 mesi), il pentito Gennaro Bruni (10 anni), Romolo Cascardo (6 anni e 2 mesi), Antonella D’Angelo (5 anni), Carlo Lamanna (7 anni e 9 mesi, escluso il delitto Martello), Domenico La Rosa (10 anni e 4 mesi), Giuseppe La Rosa (6 anni e 8 mesi), Vincenzo La Rosa (10 anni), Pietro Francesco Lo Faro (6 anni e 2 mesi), Pier Mannarino (6 anni, 2 mesi e 20 giorni), Alessandro Pagano (6 anni e 4 mesi), Fabrizio Rametta (4 anni e 8 mesi), Mario Scofano (10 anni e 4 mesi) e Gianluca Serpa (5 anni); aveva ridotto la condanna a Sergio Carbone da 10 anni e 4 mesi a 4 anni e 6 mesi; aveva assolto Sonia Mannarino (in primo grado 3 anni e 4 mesi), Paolo Calabria, Francesco Desiderato, Guerino Folino, il collaboratore di giustizia Daniele Lamanna, Alfredo Palermo e Luciano Carmelo Poddighe; aveva ribaltato la sentenza per le posizioni di Mario Attanasio, assolto in primo grado e condannato a 4 anni e 8 mesi in Appello, Salvatore Serpa, assolto in primo grado e condannato in Appello a 4 anni e 8 mesi, e Mario Severino, assolto in primo grado e condannato in Appello a 4 anni e 10 mesi.

I giudici di secondo grado, inoltre, avevano prosciolto per ne bis in idem Ettore Lanzino e Domenico Cicero che in primo grado erano stati ritenuti colpevoli del reato di associazione mafiosa, condannati a 10 anni di carcere.

All’epoca infatti gli avvocati Francesco Chiaia e Alessandra La Valle, difensori del boss di Cosenza Vecchia, e gli avvocati Marcello Manna e Gianluca Garritano, difensori del boss dell’omonimo clan, aveva depositato le sentenze “Tamburo” e “Squarcio” – processi in cui Cicero era stato assolto – operazioni nelle quali venivano contestati i medesimi reati che poi hanno caratterizzato l’inchiesta coordinata dall’attuale procuratore capo di Castrovillari Eugenio Facciolla.

Il collegio difensivo è composto – tra gli altri – dagli avvocati Marcello Manna, Gianluca Garritano, Aldo Cribari, Giuseppe Bruno, Angelo Pugliese, Luca Acciardi, Francesco Chiaia e Alessandra La Valle. (Antonio Alizzi)

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