CronacaDall' ItaliaDalla Calabria

Raganello, neanche con “Gole sicure” si poteva evitare la tragedia

– di Antonio Alizzi

Il sindaco di Civita, Alessandro Tocci, ritiene di essere l’unico capro espiatorio della tragedia del Raganello. Si è sentito (e si sente) criminalizzato – ha detto a Repubblica – per colpe non sue.

Prima le critiche della protezione civile calabrese, nella persona di Carlo Tansi (che nei giorni scorsi poi aveva corretto il tiro, dando la sua solidarietà ai sindaci che sono «senza mezzi»), poi le parole del ministro Sergio Costa e infine il capo nazionale della protezione civile, Angelo Borrelli. Tutti a giudicare il suo operato, ovvero di non aver preso provvedimenti dopo la comunicazione dell’allerta gialla, tutti a contestargli di non aver applicato il regolamento “Gole sicure”. 

Cosenza Channel non ha inteso criminalizzare nessuno di fronte a una tragedia che avrebbe meritato più equilibrio dalle solite “passerelle” e silenzio dinanzi al dramma che vivono i familiari della vittime. Questo non significa che non bisogna ricercare la verità, compito che spetta esclusivamente alla procura di Castrovillari.

Cosenza Channel, giornalisticamente parlando, cerca di spiegare come stanno le cose. Il nostro obiettivo è quello di leggere i documenti “incriminati” e dare una risposta alle tante domande rimaste in sospeso. 

Il regolamento "Gole sicure"
Il regolamento “Gole sicure”

Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato il regolamento “Gole sicure”, quello non applicato dalla giunta di Civita nel febbraio scorso. E’ composto da 15 articoli e, nelle intenzioni, avrebbe dovuto colmare le lacune in termini di sicurezza. 

La domanda che ci poniamo è la seguente: se fosse stato in vigore il regolamento “Gole sicure”, si sarebbe potuta evitare la tragedia di lunedì scorso?

RIFERIMENTI ED EFFICACIA. Il primo articolo del regolamento “Gole sicure” narrava la struttura naturalistica delle gole del Raganello, che si estende per oltre 2mila ettari. «Il Canyon del Raganello rappresenta una lunga e profonda spaccatura disegnata, nei tempi geologici, dell’azione combinata dei movimenti tettonici e dell’erosione, che, abbinati fra loro, hanno generato paesaggi carsici variegati rendendo il geo sito particolare e unico nel panorama nazionale. Il Canyon è lungo circa 12km e si sviluppa tra i700 metri e e i 1.450 metri sopra il livello del mare». 

ACCESSO AL CANYON. L’articolo 2 regolava l’accesso al Canyon. E da questo momento in poi possiamo dare le prime risposte. «L’accesso al canyon e ai precorsi acquatici è consentito solo dal 10 giugno al 30 settembre». La tragedia è avvenuta lunedì 20 agosto intorno alle ore 15. 

Il secondo comma dice: «Per i sentieri e i percorsi prospicienti le Gole, tranne quelli di accesso al sito stesso, al fine di ridurre al minimo la caduta pericolosa di materiale detritico sul letto del fiume l’accesso è precluso nei periodi di apertura delle Gole stesse cioè dal primo giugno al 30 settembre». Il gruppo di escursionisti, accompagnati dalla guida Antonio De Rasis, erano entrati dalla zona di Civita e stavano salendo verso la parte alta del torrente, dove ci sono alcuni punti più stretti e altri più larghi. Ma altri accessi si trovano nel comune di San Lorenzo Bellizzi. 

L'intervista a Repubblica rilasciata dal sindaco di Civita, Alessandro Tocci
L’intervista a Repubblica rilasciata dal sindaco di Civita, Alessandro Tocci

«L’accesso è consentito esclusivamente in presenza di guide e previo pagamento al comune di apposito pedaggio» si legge nel comma terzo. La guida era Antonio De Rasis e il pagamento del pedaggio è un argomento fine a se stesso, che non aiuta a rispondere alla nostra domanda.

Comma quarto: «Le comitive organizzate e le scolaresche possono effettuare la visita al Canyon in gruppi di non più di 20 persone». Il gruppo capitanato da Antonio De Rasi era composto da quasi 20 persone, quindi comitive organizzate. Altre erano libere. Con il regolamento “Gole sicure” questo fattore sarebbe stato determinante ad evitare la morte di dieci persone, se erano quelle coordinate dalla guida di Cerchiara di Calabria? No.

«Chiunque può effettuare all’interno del Canyon studi e ricerche di carattere scientifico, anche in deroga alla presente legge, previa comunicazione del programma di ricerca al comune di Civita e all’Ente Parco Nazionale del Pollino». Il comma quinto del regolamento “Gole sicure” e il successivo «l’Ente di gestione, può negare il permesso di effettuare attività scientifiche e culturali qualora esse siano giudicate negative o incompatibili con le finalità istitutive della Riserva» non aiutano a fugare tutti i dubbi. 

Arriviamo al comma sette: «Per la complessità del tracciato e per le particolari condizioni climatiche si vieta l’accesso alle Gole ai minori di anni 10». Chiara, bimba rimasta gravemente ferita nel canyon e oggi fuori pericolo di vita, aveva 9 anni. Con il regolamento “Gole sicure” non sarebbe entrata. Ma tutti gli altri escursionisti, dai più giovani agli più anziani, sia feriti che deceduti, avrebbero potuto avventurarsi nelle gole del Raganello.

MODALITÀ DI ACCESSO. Ecco l’articolo tre. «E’ fatto obbligo ai visitatori delle Gole di indossare dispositivi di protezione individuale e in particolare un casco per la protezione di cadute dall’alto». Protezione, secondo quanto hanno dichiarato i soccorritori, che era in dotazione di tutti gli escursionisti. 

Comma due: «E’ vietato entrare nel Canyon a piedi nudi, con scarpe aperte o sandali o privi di idonee calzature (consigliate scarpe da torrentismo)». In pochi, a dire dei soccorritori, non avevano le scarpe da torrentismo. Alcuni risultano essere tra i feriti. 

Comma tre: «E’ vietato immergersi nelle acque del fiume privi di idonei dispositivi di protezione individuale per le acque gelide». Questa disposizione avrebbe influito poco o nulla, trovandosi davanti un’onda anomala alta due metri. 

Comma quattro: «E’ vietato l’ingresso e la permanenza nelle gole nelle ore notturne». La tragedia si è consumata nel primo pomeriggio. Quindi anche questa norma non avrebbe evitato la tragedia.

Tragedia Raganello, polemiche sul mancato provvedimento "Gole sicure"
Il ponte del Diavolo, una delle zone delle gole del Raganello

L’articolo quattro «consumo di pasti e pic nic» e conseguenti divieti di mangiare nelle aree non attrezzate, l’articolo cinque «abbandono di rifiuti» l’articolo sei «accensione di fuochi», l’articolo sette «introduzione di animali», l’articolo otto «disturbo alla quiete naturale», l’articolo nove «raccolta di anfibi, molluschi e pietre», l’articolo dieci «vietato il campeggio, tranne nelle zone appositamente attrezzate», l’articolo undici «danneggiamenti delle attrezzature e degli arredi», l’articolo dodici «divieti temporanei di accesso, a particolari e limitate zone a fini selvicolturali e/o faunistici: tali zone sono opportunamente indicate con apposite tabelle», l’articolo tredici «deroghe alle norme previste dal presente regolamento per fini scientifici, didattici e di studio, purché non contrastino con disposizioni legislative dello Stato o della Regione ovvero siano di competenza di altri Organi od Autorità. Le deroghe sono specifiche, nominative ed a termine», l’articolo quattordici «la vigilanza sull’osservanza della presente legge e l’accertamento delle relative violazioni sono affidate al corpo dei carabinieri forestali e/o altre forze pubbliche oltre che quelle Comunali» e, infine, l’articolo quindici «per l’accertamento delle violazioni e l’applicazione delle sanzioni previste dalla presente legge si applicano una sanzione amministrativa da un minimo di 250 a un max di 500 euro» non avrebbero in alcun modo impedito la morte di dieci persone e il ferimento di altre undici. 

PRIMA DELLA TRAGEDIA. Alcuni lettori di Cosenza Channel ci hanno segnalato che prima della tragedia, coloro i quali intendevano accedere alle gole del Raganello, con associazioni e guide presenti sul territorio, dovevano firmare una dichiarazione di auto responsabilità per eventuali danni fisici. Il costo del percorso era di 35 euro. 

 

Tags
Mostra altro

Redazione Cosenza Channel

Cosenza Channel è una testata giornalista nata nel 2008 con l’idea di occuparsi principalmente delle notizie sul Cosenza Calcio. Il successo conseguito sin dai primi anni ha permesso alla testata di avviare una collaborazione televisiva per mandare in onda un format che parlasse di calcio, in particolare dei Lupi e poi delle altre squadre calabresi. La svolta arriva nel 2016, quando la redazione amplia i contenuti del portale d’informazione, pubblicando notizie di attualità. Il 5 settembre 2019 Cosenza Channel si trasforma completamente. Nuova grafica, contenuti esclusivi, con l’obiettivo di crescere e rendere un servizio informativo sempre più attendibile e di qualità.

Articoli correlati

Back to top button
error: Contenuto Protetto Da Copyright Cosenzachannel.it
Close

Adblock Rilevato

Supporta Cosenzachannel.it, disabilita il tuo Adblock per la nostra pagina